Parola chiave: staminali

 

Tre scienziate, un Governo e la libertà di ricerca

Un’altra storia tutta italiana guadagna l’homepage del sito internet della rivista scientifica Nature, nonché una news in grassetto tra le sue pagine. Stavolta si tratta della storia di tre ricercatrici e di un bando per il finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali da cui sono stati esclusi tutti i progetti di ricerca riguardanti le cellule staminali embrionali. Quei soldi, cioè, saranno distribuiti tra i biologi che lavorano con le cellule staminali adulte e a chi lavora sulle embrionali non arriverà neanche un centesimo, nonostante questo tipo di ricerche in Italia sia assolutamente legale. Di conseguenza, tre scienziate italiane, tra i nomi di punta della nostra ricerca biomedica, hanno deciso di alzare la testa. E hanno citato in giudizio il Governo.

Una prima versione del bando di concorso, infatti, non prevedeva l’esclusione delle ricerche sulle staminali derivate dagli embrioni. Del resto, gli scienziati italiani possono utilizzare le staminali embrionali per i loro studi (purché siano prodotte all’estero e non nel nostro paese) e non ci sarebbe nessuna ragione di legge o scientifica per escluderle dai finanziamenti. Ma in Italia, e soprattutto tra i politici di orientamento cattolico, ci sono molte resistenze, generalmente più che legittime. Quello che però ha sorpreso le scienziate e le ha fatte arrabbiare tanto da convincerle a mettersi contro al Governo è che la cosa sia stata fatta di nascosto, che oggi non si sappia come e perché sia stata aggiunta questa clausola. E soprattutto che, in questo modo, si violi la libertà di ricerca.
 
Adesso si aspetta il 20 luglio, data di scadenza per la presentazione delle richieste di finanziamento con quel bando. Coi tempi della giustizia italiana, non sarà facile arrivare a una soluzione per tempo. E si teme che questo possa tradursi in uno stop per lo stanziamento di quei soldi. Intanto le tre ricercatrici vanno avanti a spese loro. E c’è già chi, come il direttore della rivista Le Scienze Marco Cattaneo, si dice pronto nel suo blog a contribuire in nome della libertà della ricerca scientifica. Purtroppo, la notizia di Nature è a pagamento, ma si può ascoltare l’intervista a una delle tre combattive scienziate, la milanese Elena Cattaneo, sul sito di Radio3 scienza.

Mistero su Facebook: attenti ai falsi scienziati

Hai tre richieste di amicizia e forse potresti conoscere Albert Einstein, Charles Darwin e Pitagora. Credete che gli scienziati non giochino con Facebook? Ci giocano eccome e a volte vedono succedere cose strane. Come la comparsa di falsi profili (profili fake in inglese) che rubano l’identità di alcuni di loro, senza che si capisca bene il perché. È successo, per esempio, a Rick Weiss, un vecchio reporter del giornale Washington Post, e ad Alta Charo, una bioeticista americana, entrambi clonati su Facebook (o meglio, Fakebook) in profili amici di diversi biologi di tutto il mondo.

La storia è raccontata su Nature News: nel settembre del 2008, a un congresso sulle cellule staminali, Weiss conosce Matthew Herper, giornalista della rivista di finanza Forbes. Poco tempo dopo, Herper riceve la richiesta di amicizia di Weiss. E, siccome non è uno sprovveduto, controlla prima la sua lista di amici e le info, per capire se si tratti davvero di quel Rick Weiss che ha conosciuto. E scopre l’inghippo. Alta Charo, invece, inciampa personalmente nel suo profilo fake e in quelli di altri ricercatori che lavorano sulle cellule staminali, compresi pezzi grossi della sua università. La differenza tra i due è che Weiss ha davvero un suo profilo Facebook, che tiene come molti di noi e che era stato copiato quasi del tutto, mentre Charo no: il fake è stato compilato con dati facilmente reperibili su Google. Ma perché? Chi è che si è preso la briga di copiare le loro identità? E soprattutto, perché?

Gli esperti, una cosa del genere la chiamano un Sybil attack. Negli ultimi mesi, gli amministratori di Facebook sono dovuto intervenire migliaia di volte a settimana per rimuovere i profili falsi. Basta una giornata di lavoro per creare una rete di finti scienziati che lavorino, per esempio, sulle cellule staminali, spiegano. E in questo modo si può arrivare a parassitare le informazioni messe in rete dai veri scienziati, per i loro veri amici. Per esempio, sospettano su Nature, dietro potrebbero esserci associazioni contrarie alla ricerca sulle staminali. I giornalisti di Nature hanno anche provato a contattare gli impostori, attraverso i loro profili fake, ma questi sono stati rimossi subito dopo. Comunque, pare che non succeda solo agli scienziati: diversi articoli raccontano storie simili: se dovesse succedere anche a voi, segnalatelo.