Argomento: composti organici

L’acidità di alcuni composti organici

Rosy ha scritto:

Gentile prof.
mi scusi il disturbo, volevo chiederLe come posso fare per distinguere se un composto è più acido o meno rispetto ad un altro…ovvero perché l’alchino è più acido dell’alchene? Perché l’acido carbossilico è più acido del fenolo? Mi aiuti per favore, è urgente, a breve ho una prova d’esame…
Grazie mille.

E’ più acido il cicloesano o il fenolo?

Daniela ha scritto:

Salve,
durante la terza prova mi è stata fatta la domanda su chi è più acido tra il cicloesano e il fenolo e perchè…
Se (potrebbe) potesse darmi la risposta le sarei molto grata.

Un consiglio per la chimica dei carboidrati…

Alice ha scritto:

Buongiorno, volevo chiederle un chiarimento riguardante la forma emiacetalica dei carboidrati.
Quest’ultima può avere due anomeri, alfa e beta, ma non capisco come devo rappresentarli nella loro conformazione a sedia, quali legami devo disegnare come assiali e quali equatoriali? Può farmi qualche esempio?
Grazie mille in anticipo e spero che mi possa rispondere; questo dubbio mi ha già causato una bocciatura all’esame di organica!
Un saluto.

Gli isomeri E-Z negli alcheni

Sinty ha scritto:

Cara professoressa,
volevo chiederle delle spiegazioni con degli esempi spiegati sul sistema E Z per quanto riguarda il doppio legame presente negli alcheni.
 
La ringrazio in anticipo.

La mesoforma

Alessandro ha scritto:
 
Salve professoressa, ho dei problemi nella risoluzione di questo esercizio di chimica organica.
 
Scrivere la struttura di un composto meso con cinque atomi di carbonio e tre centri stereogenici.
 
La ringrazio in anticipo.

L’isomeria geometrica e l’isomeria ottica

Maurizio ha scritto:

Gentile professoressa, avrei un consiglio da chiederle: c’è un modo semplice per scrivere gli isomeri cis/trans di un composto e gli enantiomeri? Ad esempio, C5H9Cl…il mio libro non aiuta nell’esercitazione per questo tipo di esercizi… La prego, mi aiuti perchè il 21 ho l’esame scritto.
La ringrazio anticipatamente!

Come ottenere lo ione fenossido

Carmelo ha scritto:
 
Buonasera,
volevo chiderle gentilmente come si sintetizza il metil-fenil-etere (anisolo) a partire dal fenolo.
Io ho trattato il fenolo con idrossido di sodio e acqua per ottenere lo ione fenossido, poi ho trattato questo con il cloruro di metile (Sintesi di Williamson) e ho ottenuto l’anisolo. Però ho avuto un dubbio: per passare da fenolo a ione fenossido: è corretto usare i reagenti che le ho scritto oppure no? Le chiedo cortesemente se può rispondermi adesso e la ringrazio per la sua disponibilità.  

 
Rispondo subito così:
 
La tua proposta è corretta dato che il fenolo è più acido dell’acqua; il suo pKa è 10 mentre quello dell’acqua è 15,7. Tra fenolo e ioni idrossido avviene quindi una reazione acido-base che conduce alla salificazione del fenolo, cioè alla formazione di fenossido di sodio.
Ciao e buon lavoro!

La forza dei nucleofili

Davide ha scritto:

Salve professoressa.
In questo periodo sto studiando la chimica organica, in particolare i meccanismi di reazione tra composti organici. Ma c’è una questione che non mi è ancora chiara, e le sarei grato se potesse darmi una mano: qual è il principio per il quale una sostanza è piu nucleofila di un’altra (stesso discorso per una sostanza elettrofila)?
La ringrazio anticipatamente.
 
La risposta è questa:
 
Un nucleofilo è uno ione negativo o una molecola che possiede una coppia di elettroni non condivisa; grazie a questa coppia il nucleofilo attacca il centro positivo di un’altra molecola oppure un catione. Quanto maggiore è la capacità del nucleofilo di donare la coppia di elettroni, tanto più esso è reattivo. I nucleofili vengono classificati in forti e deboli proprio in riferimento alla loro reattività relativa nelle reazioni di sostituzione nucleofila del 2° ordine (SN2). Un nucleofilo è forte se reagisce rapidamente con un dato substrato, è invece debole se, nelle stesse condizioni sperimentali, reagisce lentamente.
Da quanto detto, puoi capire che non esiste una graduatoria assoluta di nucleofilicità, ma essa è certamente influenzata da alcuni parametri strutturali.
  1. Un nucleofilo anionico è sempre più forte del suo acido coniugato: lo ione OH- è quindi un nucleofilo più forte del suo acido coniugato H2O;
  2. Per una serie di nucleofili in cui il centro nucleofilo è costituito dallo stesso atomo, la scala di nucleofilicità corrisponde alla scala di basicità. I composti ossigenati, per esempio, mostrano il seguente ordine di reattività nucleofila:
RO-  >  OH-  >  C6H5O-
                                         alcossido     idrossido    fenossido
 
Uno ione alcossido è infatti più basico di uno ione idrossido e questo, a sua volta, di uno ione fenossido.
  1. Quando gli atomi nucleofili non sono gli stessi, ma l’atomo nucleofilo appartiene allo stesso gruppo della tavola periodica il nucleofilo più forte è quello che possiede l’atomo nucleofilo più grande. Per esempio, in solventi come l’acqua o gli alcoli, l’ordine di nucleofilicità degli ioni alogenuro è il seguente:
I- > Br- > Cl- > F-
 
Tale comportamento non dipende soltanto dall’interazione del nucleofilo con le molecole di solvente ma anche dal fatto che gli atomi più grandi sono più polarizzabili, cioè le loro nuvole elettroniche sono più facilmente distorte da una carica elettrica esterna.
 
In generale comunque, se la reazione avviene in un solvente protico (come H2O o ROH) l’ordine di nucleofilicità decrescente per i nucleofili che si incontrano più frequente-mente è il seguente:
 
SH- > CN- > I- > OH- > N3- > Br- > CH3COO- > Cl- > F- > H2O
 
 Va meglio ora? Mi auguro di sì… Buon lavoro!

 

Esiste il sangue artificiale?

Pietro ha scritto:

Gentile professoressa,
vorrei sapere se è già stato creato sangue artificiale. Grazie

Rispondo così:
 
Più che di sangue “artificiale” è corretto parlare di sostituti del sangue. Già da molti anni si stanno conducendo ricerche mirate ad individuare una sicura ed efficace terapia sostitutiva della funzione ossiforetica così da evitare la trasfusione dei globuli rossi. Attualmente, i prodotti individuati a tale scopo possono essere suddivisi in due grandi classi:
 
  1. composti basati sull’emoglobina che trasportano O2 mediante le interazioni di Van der Waals;
  2. trasportatori artificiali di O2 basati sul perfluorocarbonio che veicolano ossigeno in forma fisicamente disciolta.
I perfluorocarboni sono idrocarburi nei quali tutti gli atomi di idrogeno sono stati sostituiti dal fluoro; essi sono biologicamente inerti, insolubili nei mezzi acquosi e trasportano in modo efficiente quantità significative di ossigeno e di anidride carbonica. Potrebbero quindi essere un efficace sostituto dei globuli rossi; sono infatti capaci di trasportare da 40 a 50 ml di ossigeno per 100 ml di soluzione, cioè più del doppio della quantità di ossigeno che l’emoglobina interamente saturata trasporta nell’adulto normale. Sono state sperimentate nell’uomo numerose molecole di perfluorocarbonio, ma con poco successo; tali molecole non sono quindi ancora disponibili per l’impiego clinico.
Per quanto riguarda i composti dell’emoglobina, essi derivano dall’emoglobina di origine umana, animale o ricombinante, chimicamente o geneticamente modificata. I primi tentativi di preparare soluzioni di emoglobina furono fatti frantumando i globuli rossi contenuti in campioni di sangue (scaduto). La soluzione di emoglobina ottenuta per questa via è denominata emoglobina priva di stroma. Essa presenta il vantaggio che può essere infusa nei pazienti di qualsiasi gruppo sanguigno, ma ha, insieme ad altri svantaggi, una modesta capacità di trasporto di ossigeno. Opportunamente trattate (cioè polimerizzate e piridossilate), le soluzioni di emoglobina acquisiscono la stessa capacità di trasporto di ossigeno del sangue normale e possono mantenere vivi gli animali di esperimento per parecchie ore in mancanza totale di globuli rossi naturali. Ulteriori prove condotte su volontari sani hanno dimostrato che queste soluzioni possono essere applicate con sicurezza anche nell’uomo.
Il sangue “artificiale”, comunque, non svolge tutte le funzioni del sangue umano (trasporto dei nutrienti e degli anticorpi, eliminazione delle scorie), ma si limita a trasportare ai tessuti l’ossigeno, svolgendo così i compiti propri dei globuli rossi.
Un altro recente filone di ricerca riguarda la produzione di sangue sicuro mediante l’utilizzo delle cellule staminali. Puoi leggere qualcosa in merito sul sito www.torinoscienza.it:Dal battito cardiaco le staminali ematiche”.

La riduzione del nitrogruppo del cloramfenicolo

Irene ha scritto:

Gentile prof., in una reazione in cui è coinvolto il cloramfenicolo + Zn + H2O in ambiente neutro si ottiene l’arilidrossilammina corrispondente + ZnO. In pratica, avviene la riduzione del gruppo nitro a arile-NHOH. Come faccio a calcolare i numeri di ossidazione dell’azoto in entrambi i composti? Vorrei sapere se esiste una regola. Grazie

Ecco la risposta:
 
Come ho già avuto modo di ricordare, per stabilire il numero di ossidazione di un atomo in una molecola (o in gruppo di atomi), si procede assegnando formalmente ciascun doppietto elettronico di legame all’atomo più elettronegativo e contando -1 per ciascun doppietto assegnato e +1 per ciascun doppietto “perso”. Nel caso dell’atomo di azoto, però, è necessario fare attenzione perché uno dei legami covalenti che forma con l’atomo di ossigeno è costituito da un doppietto elettronico che, in origine, apparteneva all’atomo di azoto. Assegnando questo doppietto elettronico all’atomo più elettronegativo, cioè all’ossigeno, nel calcolo del numero di ossidazione si deve contare -2 per l’ossigeno (anziché -1) e +2 per l’azoto (anziché +1).
 
cloramfenicolo
 
Il calcolo del numero di ossidazione (N.O.) per l’atomo di azoto del nitrogruppo legato al carbonio dell’anello, pertanto, diventa:
 
N.O. N in [–C-NO2] = -1[legame C-N] + 2[legame N-O] +  2×(+1) [legame N=O] = +3
 
Senza far ricorso alla formula di struttura del nitrogruppo, -NO2, basta ricordare che a ogni atomo di ossigeno nei composti che lo contengono (a parte alcune eccezioni) si assegna numero di ossidazione -2. L’atomo di azoto del nitrogruppo legato a un atomo di carbonio avrà quindi sempre numero di ossidazione +3.
Se ora consideriamo l’atomo di azoto nel gruppo arilidrossilamminico
 
 
si ha:
N.O. N in [–C-NHOH] = -1[legame C-N] + 1[legame N-O] +  (-1) [legame N-H] = -1
 
Risulta così evidente che l’azoto del nitrogruppo si riduce perché il suo numero di ossidazione diminuisce da +3 a -1.