La genetica di Abramo
La storia di un popolo si scrive anche nel suo DNA. E così un bravo genetista, con a disposizione un gran numero di campioni da analizzare, può ripercorrere le migrazioni e le vicende che l’hanno segnata, come è stato fatto in questi giorni per gli ebrei. Il risultato è stato reso pubblico da un gruppo di scienziati americani e israeliani e
dimostra che le diverse comunità ebraiche sparse per il pianeta hanno alcune costanti giunte ai giorni nostri fin dalla diaspora. Ma non solo: come per tutte le nostre storie, ci sono anche mescolamenti e tracce della comune umanità, che in questo caso ha fatto sì che nel DNA degli ebrei di oggi compaiano anche segni della convivenza con i popoli con cui hanno coabitato, cioè i drusi, i beduini, i palestinesi e gli italiani.
I ricercatori hanno considerato il DNA di 237 individui appartenenti alle comunità ebraiche di Iran, Iraq, Italia, Grecia, Turchia, Siria ed Est Europa. E lo hanno confrontato con quello di invidi non ebrei residenti nelle stesse regioni, preso dallo Human Genome Diversity Project: un database di informazioni genetiche sugli esseri umani di tutta la Terra. La loro domanda era: esiste un tratto genetico riferibile alla ebreicità? E la risposta è stata ni: ogni gruppo è risultato essere un gruppo a parte, geneticamente distinto, ma in effetti si è trovata anche una certa continuità tra gli ebrei di tutti i continenti. In più c’erano i segni di mescolanze di vario grado con il resto della popolazione in cui la comunità risiedeva. Le comunità che sono risultate geneticamente più chiuse sono state quelle irachena e iraniana, sia rispetto agli altri ebrei sia rispetto ai loro concittadini non ebrei.
Adesso si tratta di confrontare la genetica con la storia di questo popolo, ma con grande cautela. La genetica, infatti, non può ancora permetterci di datare con precisione certi eventi (per esempio non possiamo dire quando siano avvenute mescolanze genetiche o chiusure). Però quello che si può fare, e si sta già facendo, è di esaminare le diverse suscettibilità a certe malattie.



E poi è cresciuta in un’altra famiglia ed è stata abituata a chiamare mamma.jpg)
strisce e pallini nel mantello degli animali?Una
Il genoma umano compie 
quindi una maggiore variabilità genetica tra i coetanei, da cui deriva una maggiore resistenza ai meccanismi della selezione naturale. Se così fosse, si spiegherebbe perché le femmine di molte specie, mammiferi compresi, si prendano la briga di dividersi tra partner sessuali diversi, rischiando di essere beccate da (quello che ritiene di essere) il legittimo compagno, ma anche di essere predate dagli animali più grandi durante l’impresa. Già: ma come si fa a vedere se le mosche sono fedifraghe? Ci aiuta la