Scoperto un vampiro, un vero vampiro. Uno di quelli che di notte escono dalle bare a braccia tese e diffondono malattie e morte tra i vivi. Si troverebbe a Venezia, sull’isola del Lazzaretto nuovo, ma i veneziani possono stare tranquilli: è stato esorcizzato quattrocento anni fa. Gli archeologi hanno infatti rinvenuto una sepoltura con uno scheletro di donna con un mattone infilato in bocca. Secondo gli esperti, si tratterebbe di un rito per neutralizzare il nachzerer, un tipo di vampiro che nella credenza popolare mangiava i cadaveri dei morti di peste e ne succhiava il sangue, per poi uscire dalla tomba e contagiare i sani.
Nel diciassettesimo secolo delle grandi epidemie, un cadavere veniva considerato un vampiro se era intatto, non consumato dalla putrefazione, e se aveva una macchia sul sudario all’altezza della bocca, segno presunto di masticazione. Il vampiro veniva considerato un morto non-morto, un terribile diffusore di malattie, per cui era necessario fermarlo a tutti i costi impedendogli di mangiare. E il sistema adottato in quegli anni a Venezia era di infilargli un bastone o un mattone in bocca. Si sperava così di bloccare l’epidemia di peste, che solo tra il 1610 e il 1630 fece, nella città, 50 000 vittime su 150 000 abitanti.
La ricerca è stata presentata all’American Academy of Forensic Sciences di Denver: queste tecniche archeologiche, hanno spiegato gli studiosi, sono le stesse che si usano sulla scena del crimine, per affrontare con metodi scientifici un mistero o un delitto. Ma anche l’osservazione del vampiro che si faceva nel Seicento si basava, in un certo senso, su criteri simili, solo che si facevano diversi errori. Per esempio non si conoscevano il processo di putrefazione e le modificazioni biochimiche che avvengono normalmente in un cadavere. Sicché ogni volta che si riapriva una fossa comune per buttarvi dentro le ultime vittime dell’epidemia, se ne trovava sempre qualcuno in uno stadio della decomposizione con tutte le caratteristiche attribuite al vampiro.

L’immagine qui sopra è stata ottenuta da Matteo Borrini (lo scopritore del vampiro) e si trova, insieme a un’altra, nei tanti articoli online che raccontano questa storia. Quello di New Scientist, per esempio, sottolinea la disputa scientifica legata al ritrovamento, dagli italiani definito "il primo vampiro documentato" della storia, ma ritenuto molto meno importante da altri studiosi. In italiano si può leggere l’articolo uscito su Focus, che contiene anche una lunga intervista a Borrini.