News

Parola chiave: alimentazione

Cerca la parola chiave nell'intero Zanichelli Scienze »

 

Burro d’arachidi alla salmonella

In ogni telefilm americano che si rispetti ci viene mostrato come preparare una merenda gustosa e poco laboriosa: un panino con marmellata e burro di arachidi. Tanto che il burro di arachidi è, insieme all’hamburger e patatine, uno dei simboli della cucina statunitense. Deve essere stato quindi un colpo durissimo quello che ha visto nell’ultimo anno il burro di noccioline al centro dell’attenzione non di spot pubblicitari ma della sicurezza alimentare per la contaminazione da Salmonella typhimurium.

Questa intossicazione ha già causato 683 ammalati in 46 Stati, la morte di 9 persone e ha fatto ritirare dal mercato oltre 3.000 prodotti. Proprio per questo il presidente Barack Obama ha deciso di istituire una task force per ampliare i controlli della filiera alimentare: il Food Safety Working Group. Oltre a questo ha aumentato i fondi destinati alla FDA (la Food and Drug Administration, il principale organismo di controllo della qualità e della sicurezza di farmaci e alimenti), e proposto l’ex responsabile della Sanità, Margaret Hamburg, alla sua guida. 
 
Per la prima volta dopo anni l’attenzione della FDA si sposta sulla sicurezza alimentare, e non sulla brevità richiesta nell’approvazione di nuovi farmaci. D’altronde Il presidente ha voluto dare subito una posizione di rilievo all’alimentazione nel Paese: ha fatto piantare un orto presso la Casa Bianca, dove la first lady Michelle tiene lezioni agli alunni delle elementari. E per la prima volta una famiglia presidenziale ha dovuto fare dichiarazioni pubbliche sulle proprie abitudini alimentari: amano la pancetta ma mangiano solo biologico.
 
Obama ci tiene a far capire che i finanziamenti istituiti per la FDA sono essenziali: "Mia figlia Sasha, che ha 7 anni, mangia almeno tre volte la settimana merendine a base di burro di arachidi. Nessun genitore dovrebbe avere la preoccupazione che i propri figli possano ammalarsi a causa delle medicine o dei cibi che mangiano a pranzo", ha dichiarato. Ma anche evitare azioni legali molto forti può essere un motivo valido per la nuova strategia finanziaria. Già nel 2006 infatti una contaminazione del burro d’arachidi ha fatto chiudere l’azienda Peter Pan, dopo un’azione legale portata avanti grazie a una class action con circa 2200 consumatori richiedenti un risarcimento.
 
La sicurezza alimentare è sempre argomento d’attualità. Pensiamo al cibo per cani contenente melamina, una sostanza tossica, o all’uso di additivi preso in esame in questi giorni, per l’uso importante fatto in alcuni ristroranti rinomati. Oppure alla frode del Pangasio spacciato per merluzzo. È disponibile un manuale sulla sicurezza alimentare sul sito del Ministero delle politiche agricole e forestali per saperne di più. Un sito aggiornato sulle frodi alimentari e i controlli compiuti dai NAS è invece http://www.43zero58.com/?cat=12: si chiama "Mala cibus currunt".
 

La guerra del sale. Ovvero: un sindaco nel piatto

Le sigarette, le noccioline, le calorie di troppo e, adesso, il sale. L’ennesima battaglia di Michael Bloomberg, sindaco di New York, per la salute dei suoi cittadini, è appena cominciata. Obiettivo: ridurre la quantità di sale nei piatti dei newyorkesi del 20% entro i prossimi cinque anni e dimezzarla entro i prossimi dieci.

L’idea è nell’aria da un po’ di tempo: almeno da settembre scorso il sindaco aveva discusso con gli esperti di sanità pubblica e aveva incontrato gli industriali del cibo. E gli amministratori della città avevano lanciato i loro proclami contro l’ipertensione arteriosa che viene generalmente associata a un eccesso di sale nella dieta e che, dopo anni e anni, può avere come conseguenza l’irrigidimento della parete delle arterie (i vasi che trasportano il sangue arterioso) e poi la loro chiusura. E se un’arteria si chiude all’improvviso si ha un infarto, che a livello del cuore o del cervello può essere immediatamente mortale.

Secondo il responsabile della sanità newyorkese, sono 150000 le morti premature che si verificano ogni anno negli Stati Uniti e che sarebbero prevenibili con un miglior stile di vita. Per questo il sindaco di New York ha deciso di cominciare dal sale da cucina, definito il suo peggior nemico e la peggiore minaccia alla città.

Così, i ristoratori di New York saranno invitati a cucinare tutto un po’ più insipido. Hot dog, salatini, patatine e cibo di strada compreso. Ma non tutti sono contenti. Il sindaco non è mica la nostra mamma, dicono alcuni dei suoi concittadini: lo farà anche per il nostro bene, ed è vero che l’abitudine al fumo è diminuita da quando Bloomberg ha vietato le sigarette nei locali pubblici. Ma, mentre le sigarette fanno male sempre e comunque, il sale serve a rendere più saporite le pietanze e mangiare gustoso fa bene all’umore: anche questo è dimostrato. Quello di Bloomberg è uno “stato-bambinaia”, gridano, ribadendo di poter badare a se stessi senza che il sindaco infili i nasi nei loro piatti: e poi, come si fa a calcolare con tanta precisione il numero dei morti teoricamente prevenibili se mangiassimo tutto un po’ meno saporito?

Mentre è certo che alcuni degli adulti ipertesi (cioè affetti da ipertensione arteriosa) possano avere un beneficio dalla riduzione del consumo di sale, non è affatto detto che ridurlo a tutta una città abbia senso, cioè che faccia risparmiare morti precoci e soprattutto soldi pubblicii: lo dice uno studio dell’università di Harvard. Le critiche dei contrari alla proposta Bloomberg sono elencate in un articolo del New York Times, che riporta anche numerosi link alla letteratura scientifica sul tema. Per scoprire che uno degli studi più rigorosi sulla bocca dei newyorkesi è stato svolto dalle nostre parti, nella città di Palermo.

 

Carpa e orata: per lo più polli d’acqua

Così vengono chiamati i pesci d’allevamento, che secondo le stime dell’ultimo rapporto della Fao The state of world fisheries and aquaculture 2008 rappresentano circa la metà di quelli consumati a livello mondiale.

In un anno si parla di 50 milioni di tonnellate di pesce allevato in vasche, per il 90% proveniente da Paesi in via di sviluppo. Le specie ittiche maggiormente allevate sono quelle che si adattano a mangimi più poveri, come le carpe. Spesso infatti la farina di pesce viene sostituita con quella di soia. Ne consegue un diverso rapporto tra gli acidi grassi Omega-3 e 6. Queste molecole vanno a costituire i lipidi e devono essere introdotte con gli alimenti. Servono a prevenire malattie cardiovascolari e per il normale funzionamento del sistema nervoso centrale.
 
Nei pesci di allevamento il livello di Omega-3 rimane pressoché invariato, mentre l’Omega-6 aumenta molto. Il rapporto tra i due acidi grassi per essere funzionale deve essere circa 3, in questo caso si trova intorno a 1. Nel pesce allevato le proteine rimangono di buona qualità, ma possono cambiare: l’odore alla cottura (i pesci profumano di mare e alghe se pescati al largo) e la quantità di grassi (maggiore nelle specie allevate). 
 
Ma dal censimento Fao si comprende bene che l’allevamento è l’unica risorsa per far fronte a una richiesta di pesce che nel 2030 toccherà i 140 milioni di tonnellate di consumo annue. Già in data odierna infatti una specie marina su tre è soggetta a sfruttamento eccessivo da parte della pesca.
 
È importante quindi il rispetto delle norme vigenti riguardo alla pesca e alla vendita del pesce: è di qualche settimana fa la notizia della frode per cui il Pangasio, pesce allevato a scarso contenuto di nutrieti, veniva spacciato per pesce azzurro. Leggi la notizia su http://www.gdoweek.it/articoli/0,1254,44_ART_1154,00.html?lw=44;NWS