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Argomento: scienza

Donne e scienza 2010

Elaine_FuchsDonne e scienza, un binomio che sempre più spesso viene sottolineato da istituzioni internazionali. È il caso del premio Unesco "For women in science 2010", in collaborazione con… L’Oreal, che viene assegnato alle cinque ricercatrici che si sono distinte per i risultati ottenuti nel campo biomedico. Una per ogni continente: Africa, Asia-Pacifico, Nord America, Europa e America Latina. Ognuna ha vinto una borsa di studio di 100.000 dollari.

Andando in ordine di continente incontriamo Rashika El Ridi, egiziana, che ha lavorato a un vaccino contro la schistomiasi, una malattia tropicale che colpisce duecento milioni di persone. Poi Lourdes Cruz, filippina, per la scoperta di tossine di una lumaca marina che potranno essere usate come terapia del dolore e per studiare il funzionamento del cervello. La statunitense Elaine Fuchs (foto) per la scoperta di alcune cellule staminali coinvolte nello sviluppo e riparazione della pelle. La francese Anne Dejean-Assémat per la scoperta di alcuni meccanismi molecolari che sono alla base di tumori epatici e alcuni tipi di leucemia. Infine per l’America Latina Alejandra Bravo, messicana, per la scoperta dei meccanismi di azione di una tossina batterica efficace come insetticida ecologico.

Il premio è pensato per promuovere non solo la scienza al femminile, ma l’eccellenza nella ricerca svolta da donne. Anche nella scienza, come in molti altri settori dell’economia e della società, si parla infatti di "soffitto di cristallo": in molto paesi le discriminazioni sulla carta non esistono, e ai piani più bassi tra uomini e donne vige la parità. Ma quando si tratta di dirigenti, posizioni di prestigio e di responsabilità (e stipendi) maggiori, qualcosa di invisibile impedisce alle donne di arrivare.

Sul sito del premio potete trovare un profilo e un’intervista con ognuna delle cinque vincitrici

Sette teorie del tutto

Un articolo del New Scientist prova a elencare le principali "teorie del tutto" in voga tra i fisici di oggi. Per teoria del tutto si intende una (ambitissima) nuova spiegazione del funzionamento dell’universo, che risolva per esempio le contraddizioni tra gravità e meccanica quantistica, il mistero della materia oscura o quello dello scorrimento del tempo. Secondo Stephen Hawking, se la trovassimo conosceremmo "la mente di dio". Negli ultimi decenni centinaia di fisici ci hanno provato, ma l’enorme grandezza del compito e la mancanza di esperimenti adeguati rendono la gara più difficile. Ecco le teorie in corsa più accreditate:

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1) Teoria delle stringhe
È la più conosciuta e discussa. Prevede che le particelle fondamentali dell’universo siano piccole "stringhe" che costituiscono materia, energia, spazio e tempo. Secondo le equazioni che la sostengono, questo modello reggerebbe se l’universo avesse ben più delle tre dimensioni più il tempo che noi possiamo percepire: sono previste da 10 a 28 dimensioni, a seconda della scuola. E prevede anche 10.000 universi paralleli. Difficile verificarlo.

2) Gravità quantistica a loop
È la vera rivale delle stringhe. Dice che lo spazio è formato da piccoli pezzi di 10-35 metri, uniti da link che ce lo fanno percepire come continuo. Purtroppo oltre a essere difficile da dimostrare, non riesce a spiegare nemmeno la forza di gravità. Però tra le preferite dei fisici è piazzata bene.

3) CDT
La teoria delle triangolazioni causali dinamiche è simile a quella della gravità a loop, però dice che non solo lo spazio ma anche il tempo è diviso in piccoli mattoncini: hanno quattro dimensioni e si chiamano pentacoroni. Però non spiegano l’esistenza della materia.

4) Gravità quantistica einsteiniana
Per risolvere il problema dell’unificazione tra gravità e meccanica quantistica, un fisico tedesco ha proposto una teoria per cui a una certa distanza tra due oggetti un meccanismo di feedback blocca la crescita dell’attrazione gravitazionale. Il problema è che non spiega tutto il resto dell’universo.

5) Quantum graphity
Se il problema è l’esistenza dello spazio e del tempo, vediamo cosa succede se ci convinciamo che non esistano. Lo hanno fatto in Canada, producendo questa teoria che sostiene che ai tempi del big bang lo spazio non esisteva. Al suo posto c’era solo una rete di "nodi" di spazio, che si sono separati tra loro dando origine all’universo.

6) Relatività interna
Spazio e tempo sono l’effetto di "spin", cioè stati di rotazione delle particelle. Perà gli spin, secono alcuni fisici del MIT di Boston, esistono indipendentemente dalla materia e a una certa temperatura si allineano formando strutture ordinate.

7) E8
Tutto parte da un modello matematico di una struttura a 8 dimensioni formata da 248 punti, E8, che non c’entra nulla con particelle, gravità e universo. Un fisico ha cercato di dimostrare che le particelle e le forze conosciute possono adattarsi a questa struttura, dando vita a molte interazioni conosciute dalla fisica.

Una mela vera per Newton

Dal gennaio di quest’anno, grazie alla Royal Society inglese, è possibile consultare on-line il manoscritto originale della biografia di Isaac Newton scritta da un suo contemporaneo, William Stukeley. Nel 2010 la Royal Society, accademia delle scienze inglese di cui Newton è stato presidente, festeggia 350 anni e proprio per questo ha deciso di commemorare l’evento pubblicando on-line 60 manoscritti importanti per la storia della scienza.

Il famoso aneddoto della mela che, cadendo dall’albero, avrebbe dato allo scienziato l’idea per la formulazione della teoria della gravitazione universale non è una leggenda, ma una storia vera. Stukeley riferisce infatti di aver raccolto dalla viva voce di Newton il ricordo di come fu concepita la teoria: «Avvenne mentre sedeva in contemplazione, a causa della caduta di una mela». Molto è stato scritto su questo aneddoto, affermando che si trattava di un espediente dello stesso Newton, che da teologo, aveva preso spunto dalla vicenda biblica di Adamo ed Eva. Invece si tratta di vita vissuta.

Il manoscritto è rimasto sconosciuto per quasi 400 anni e solo di recente è stato scovato in una casa di privati inglesi. Secondo Robert Iliffe, direttore del Newton Project, che si prefissa l’obiettivo di mettere on-line tutti i testi originali di Isaac Newton, Stukeley era la persona che meglio conosceva le vicende intime e i difetti del discusso scienziato, quindi si tratta di una fonte affidabile. Se volete leggere il manoscritto in inglese di Stukeley consultate Turning the pages della Royal Society. Per studiare i testi originali di Newton, alcuni in inglese altri in latino, dovete invece consultare The Newton Project.

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La UCLA e la green scare

cover_natureNon è un argomento facile, ma la UCLA, l’università di Los Angeles, ha riunito intorno a un tavolo sostenitori della sperimentazione animale e antivivisezionisti. Un dibattito che arriva dopo anni di scontri: la UCLA è stato teatro di attacchi anche violenti contro i suoi ricercatori che fanno sperimentazione su animali da laboratorio, ma anche di manifestazioni e cortei pro-ricerca sugli animali. Stiamo parlando di un problema molto sentito e di grande portata. Nel mondo ogni anno vengono sacrificati alcune centinaia di milioni di animali (un milione solo in Italia) per testare farmaci, ma anche cosmetici e altre sostanze chimiche.

L’incontro della UCLA era organizzato in collaborazione dal gruppo UCLA Pro-Test for Science che nei mesi scorsi ha manifestato in strada con cartelli e slogan, e da Bruins for Animals, un’associazione della UCLA che si occupa di diritti degli animali. Tuttavia non ha riunito attivisti ma scienziati e filosofi. Tra i presenti Janet Stemwedel, una filosofa che supporta la ricerca sugli animali ma a patto che ci assumiamo responsabilità "più forti" riguardo al modo in cui gli scienziati conducono gli esperimenti o alla reale necessità della sperimentazione caso per caso.

Oppure Niall Shanks, professore di filosofia della scienza e vice-presidente dell’associazione "Americans for Medical Advancement", che sostiene che gli studi di tossicologia fatti sugli animali spesso non diano risposte utili per capire li pro e i contro di un nuovo farmaco negli esseri umani. David Jentsch, il neuroscienziato fondatore di UCLA Pro-Test for Science, ha sottolineato come gli scienziati per molto tempo non hanno risposto alla domanda della società di avere diritto di parola sulla sperimentazione animale. Ma ora "avevamo davvero la sensazione che i tempi fossero maturi".

La pensava allo stesso modo Nature, che qualche anno fa aveva dedicato una storica copertina e un editoriale che titolava "Green scare" (paura verde) alla necessità di dialogo tra la scienza e gli attivisti antivivisezione, anche quelli più "cattivi" come Animal Liberation Front. Gli organizzatori, che dicono che in futuro ci saranno altre occasioni di confronto, forse un po’ ottimisti sostengono che "nessuno perde se c’è il dialogo", dato che nella settimana precedente il meeting, gli animalisti più radicali hanno continuato a manifestare contro la UCLA.

La Dichiarazione di Donostia

Cristina_400x289Inizia il semestre in cui la Spagna avrà la presidenza dell’Unione europea. E i ministri della ricerca dei paesi UE (per l’Italia era presente solo un sottosegretario) ne approfittano per incontrarsi e impegnarsi… a spendere più soldi nella ricerca. Un obiettivo scontato, che però si scontra con difficoltà economiche e politiche non da poco.

Riuniti a San Sebastian, nei Paesi Baschi, i ministri europei hanno firmato la Dichiarazione di Donostia (il nome basco di San Sebastian) in cui lanciano "il concetto di scienza ricettiva e responsabile", e dove ribadiscono che scienza e ricerca sono due dei pilastri della cultura europea e anche due delle basi su cui si fonda il suo sviluppo economico futuro.

Non c’è dubbio, la scienza è importantissima e ci permetterà di affrontare le sfide del futuro. Come riconosce la Dichiarazione, "Molte di queste sfide – si pensi alla questione energetica, al cambiamento climatico, all’assistenza sanitaria e all’invecchiamento della popolazione – sono di portata globale e hanno un impatto socio-economico significativo". Secondo la ministra spagnola della scienza, Cristina Garmendia (foto), occorre "porre saldamente scienza e innovazione al centro del futuro dell’Europa", ha spiegato il ministro.

Nulla di nuovo: la Strategia di Lisbona, sottoscritta ben dieci anni fa dai capi di stato di tutta Europa, proponeva di fare del nostro continente "la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010". Troppo tardi. In molti paesi d’Europa le spese per la ricerca sono diminuite (soprattutto in Italia) e la società della conoscenza è rimasta solo una formula vuota. La Spagna, che nell’ultimo decennio ha invece investito molto in ricerca, anche grazie al suo – ormai esaurito – boom economico, vorrebbe mettersi alla guida di una rinascità europea. Chissà che non ci riesca.

Cosa ti combina Rita Levi Montalcini?

RLMRita Levi Montalcini, l’anziana scienziata, premio Nobel e senatrice a vita, ha scatenato le critiche di nientemeno che… Nature, una delle principali testate scientifiche del mondo. Levi Montalcini è la presidente dell’EBRI, (European Brain Research Institute) di Roma, un centro di ricerca sul cervello e le neuroscienze di rilievo mondiale da lei fondato e diretto, del cui comitato scientifico fanno parte tre premi Nobel. Secondo Nature, Levi Montalcini lo sta gestendo in modo "autocratico", "agendo d’impulso" e causando ingenti danni.

Non è una notizia da poco nel panorama scientifico italiano, eppure solo il Sole 24 ore ha ripreso e commentato l’editoriale di Nature. La presidente ha deciso in modo unilaterale di azzerrare il consiglio di amministrazione e commissariare l’ente di ricerca, senza consultare gli scienziati che vi lavorano e alimentando critiche che già serpeggiavano nei mesi scorsi. Per esempio, Levi Montalcini ha sostenuto che i membri stranieri dell’EBRI non riuscissero a seguire discussioni e documenti in italiano. Ma è possibile, rispondono da Nature, che un istituto internazionale come EBRI svolga molte attività istituzionali in italiano, non permettendo ai ricercatori stranieri di parteciparvi? Secondo la rivista, il comportamento della scienziata sta pregiudicando «un’occasione unica per creare in Italia un’istituzione di levatura veramente internazionale».

Nel frattempo, nei giorni scorsi si è dimesso il direttore scientifico Piergiorgio Strata, proprio a causa dei problemi delle ultime settimane e dopo l’arrivo all’EBRI del commissario straordinario Giuseppe Nisticò, nominato dal prefetto di Roma su probabile indicazione di Levi Montalcini. Tuttavia la stampa italiana continua a ignorare la tempesta scatenata da Nature e le pesanti critiche che dal mondo della scienza internazionale sono dirette verso l’amatissima Rita Levi Montalcini, che sta per compiere 101 anni ed è considerata la decana e la portabandiera della (già screditata) ricerca italiana.

Puoi leggere l’editoriale originale di Nature e l’articolo del Sole 24 ore che lo riporta in italiano.

Intelligenti di natura

Chi è l’architetto più ingegnoso del mondo? L’ingegnere più brillante? E l’inventore più originale del pianeta? Ma certo, è lei: la natura. Allora perché non prenderla a esempio? È la biomimetica: lo studio dei processi biologici allo scopo di copiarli. Perché in natura non esistono sprechi, non esistono scarti e quello che è in giro è sicuramente stato provato e riprovato centinaia di volte. A noi umani, che abbiamo la pretesa di costruire il nostro mondo, può dare sicuramente molte buone idee.

(Credit: Anders Warén, Swedish Museum of Natural History, Stockholm, Sweden)

Per esempio: guardate questa strana lumaca. Ha un’armatura che sembra di cotta di maglia, come quella di un cavaliere medievale, fatta di tre strati sovrapposti. Con questa si protegge dagli attacchi dei granchi, ma anche dagli aumenti di temperatura e dall’acidità dell’acqua nel suo habitat naturale marino, in fondo all’oceano indiano, in corrispondenza delle fessure della crosta terrestre da cui escono gas caldi di origine tettonica. Una vitaccia, quella della lumaca con l’armatura. Così una nuova ricerca americana (pubblicata sulla rivista Pnas) l’ha studiata a fondo, nella sua struttura e composizione, per prendere nuove idee. Si tratta di una struttura a strati, composta anche di solfiti di ferro, composti in modo che nel loro complesso sono almeno cento volte più resistenti della somma delle parti: un sistema originale, duro fuori e morbido dentro come un sandwich, di cui adesso sappiamo tutto. E che cosa ce ne facciamo? Caschi, sistemi di protezione, tutto quello che deve essere resistente ma leggero.

E non finisce qui. Tra i mille esempi di novità della ricerca biomimetica, ci viene incontro una ricerca appena pubblicata su Science: stavolta si tratta di un fungo gelatinoso, il Physarum polycephalum, che potrebbe un giorno trovar lavoro nell’industria delle telecomunicazioni. Sì perché a guardarlo bene non funziona in un modo poi tanto diverso dal sistema ferroviario giapponese. I ricercatori (giapponesi, appunto) hanno preso una cartina di Tokio e dintorni e hanno sistemato sopra un po’ di fiocchi d’avena, in corrispondenza dei centri abitati. Il fungo, posizionato sopra alla rappresentazione del centro di Tokio, ha cominciato a diffondersi in cerca dell’avena disegnando un reticolo simile a quello dei trasporti ferroviari reali. Ed è un organismo unicellulare ameboide. Ma siccome per procurarsi il cibo disegna una rete di connessioni molto efficiente, gli scienziati ne hanno fatto un modello matematico che potrà essere impiegato per la costruzione di altri sistemi di trasporto. A dimostrazione, tra l’altro, che l’impiego dei modelli matematici in biologia può portare a nuovi algoritmi per l’informatica e chissà cos’altro.
 

Obama non va sulla Luna

USA_Moon_WalkAddio Luna! Nell’aria c’era da tempo il sentore che gli Stati Uniti avrebbero rinunciato ai viaggi lunari, ma ora Barack Obama lo ha confermato. Il programma Constellation della NASA, che avrebbe dovuto riportare gli americani sul nostro satellite è stato bloccato, a causa dei tagli dovuti alla crisi economica. Non se ne riparla fino a dopo il 2020, a quanto pare. Bloccato anche il progetto di produzione del nuovo razzo Ares 1 e della navetta Orion, i successori dello Space Shuttle. Lo ha annunciato oggi lo stesso presidente Obama, annullando il progetto di rimandare un essere umano sulla Luna dopo le sei spedizioni americane avvenute tra il 1969 e il 1972. Un destino simile appunto alle ultime tre spedizioni dell’Apollo, la 18, 19 e 20. Cancellate per mancanza di soldi negli anni settanta.

Insomma, anche se ha detto che in futuro vedremo un "massiccio nuovo corso per i voli spaziali con persone a bordo", il presidente americano non ha specificato come e quando. E i tagli che hanno colpito la NASA sono molto forti: meno 20 miliardi di dollari, anche se saranno rinforzati i programmi per lanciare satelliti attorno alla Terra e altri progetti un po’ più vicini a noi e lontani dalla Luna. E pensare che l’amministrazione Bush aveva garantito che le stelle e strisce avrebbero sventolato (si fa per dire, dato che non c’è vento) di nuovo sulla Luna. Eppure già prima dei tagli di Obama si parlava di uno slittamento in avanti di dieci anni: lo sbarco americano sulla Luna sarebbe avvenuto nel 2030 invece del 2020 annunciato da Bush.

Ma se non saranno stelle e strisce, la stelle della bandiera rossa della Cina potrebbero invece sbarcare sul satellite nei prossimi anni. Il programma spaziale cinese, forte di ingenti investimenti tecnologici ed economici, prevede di mandare una persona sulla Luna entro il 2020. Nel frattempo lo Shenzhou 5, la navetta spaziale cinese, ha reso nel 2003 la Cina il terzo paese a mandare un uomo nello spazio, l’astronauta Yang Liwei.

La Cina e l’Asia nuove potenze scientifiche

Ancora notizie dalla Cina, la potenza emergente non solo economica e politica ma anche scientifica. Ormai il gigante asiatico sta sorpassando tutti, e lo conferma anche l’ultimo report dell’americana National Science Foundation, cioè uno dei maggiori organismi della scienza mondiale. Nel suo Science and Engineering Indicators 2010, il rapporto sullo stato della scienza nel mondo che pubblica ogni due anni, la NSF raccoglie i dati sugli investimenti in ricerca. Come riassume il blog Piazza Vittorio, uno dei blog della rivista Le Scienze, nel 2007 il gruppo di paesi asiatici composto da Cina, Giappone, India e Sudest asiatico con i suoi 338 miliardi di dollari ha investito più dell’Europa (263 miliardi) e si avvicina ai 369 miliardi degli USA. E questa crescita è dovuta in gran parte al vertiginoso aumento delle spese in ricerca della Cina: + 20% in dieci anni, mentre Usa, Europa e Giappone sono cresciuti del 5%.

rapporto_nsfInoltre la spesa per la ricerca negli USA è attorno al 2,5% del prodotto interno lordo, quella europea 1,9%, mentre quella della Cina arriva solo all’1,5%. L’Italia è inferiore, e con il suo 1,1% è al penultimo posto tra le nazioni dell’Unione Europea. Tuttavia la Cina è in crescita, mentre l’Italia taglia i fondi alla ricerca. Questo significa che per l’Asia c’è un margine di crescita molto maggiore di quello occidentale, e che anche in futuro dovremo aspettarci un ulteriore aumento della forza scientifica cinese e asiatica.

Lo stesso si può dire del numero di pubblicazioni scientifiche: nel 1995 le ricerche pubblicate su riviste internazionali erano americane o europee per il 69%, e solo il 14% aveva autori asiatici. Ora USA ed Europa sono scesi al 59%, mentre l’Asia è balzata al 23%, con un trend di crescita continua, e con la Cina che è ormai al secondo posto dopo gli Stati Uniti come paese produttore di ricerche scientifiche, soprattutto in settori come la chimica e le scienze agrarie.

Puoi scaricare il report completo sul sito della NSF.

Siamo a sei minuti da mezzanotte

doomsdayLa mezzanotte si allontana di un minuto! Gli scienziati del Buletin of Atomic Scientists hanno messo indietro di un minuto la lancetta dell’orologio dell’apocalisse, il famoso Doomsday Clock che da 63 anni simboleggia il rischio che il genere umano distrugga il pianeta su cui vive per mezzo delle armi nucleari o altre tecnologie dagli effetti catastrofici. Una buona notizia, ma attenzione: siamo comunque a soli sei minuti dalla mezzanotte.

Questa volta il Buletin ha così spiegato lo spostamento della lancetta: "La cooperazione internazionale detta legge. Gli incontri tra Washington e Mosca per un accordo sul Trattato per la riduzione delle armi strategiche sono quasi completi, e sono già pianificat e negoziazioni per ulteriori riduzioni dell’arsenale atomico Usa e russo. In più, Obama è stato il primo presidente americano a chiedere pubblicamente un mondo senza armi nucleari". Inoltre, gli scienziati sottolineano come a Copenaghen i paesi del mondo si siano assunti la responsabilità di tagliare le emissioni di CO2 e limitare il riscaldamento globale a 2°C. Tre anni fa l’orologio era stato mosso in avanti, a cinque minuti da mezzanotte, a causa dei test nucleari della Corea del Nord, del rischio che l’Iran volesse dotarsi di armi atomiche, e per gli effetti sempre più devastanti del climate change.

Il Buletin of Atomic Scientists è una rivista pubblicata dal 1945 da un gruppo di fisici che avevano partecipato al Progetto Manhattan, cioè alla costruzione delle prime bombe atomiche. Preoccupati per l’uso militare dell’energia nucleare, da allora informano i cittadini dei rischi che la produzione di tali armi può causare per l’umanità e sono ormai uno dei gruppi simbolo del movimento per la pace. E l’Orologio dell’apocalisse simboleggia direttamente la possibilità che scienza e tecnologia vengano usate per distruggere il mondo. Qui puoi seguire i suoi spostamenti negli ultimi 63 anni.