Cesareo? Solo quando serve
Troppi, troppi cesarei! Nelle ultime settimane sono arrivate due dichiarazioni ufficiali che lo sottolineano: in Italia il parto cesareo è una pratica ormai troppo diffusa, che si fa anche quando non serve. Lo dice un documento della Societa’ Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), insieme all’Organizzazione mondiale per la sanità.
I ginecologi chiedono al governo italiano di collaborare con l’OMS di stabilire una percentuale di parti cesarei consigliata. In media oggi siamo al 40%, la più alta percentuale d’Europa, seguita dal Portogallo con il 33%. Pensare che in molti paesi si registrano valori ben più bassi, come il 15% in Olanda e il 14% in Slovenia.
Va bene, nel nostro paese l’età media delle partorienti è più elevata, ma questo non giustifica tassi così alti, che tra l’altro sono squilibrati tra nord e sud: in Campania la percentuale può arrivare persino al 70%, in Molise è al 52% e in Basiclicata sfiora il 50%. Cifre che dal punto di vista medico non hanno alcuna giustificazione. Anzi, quando non è necessario, il parto cesareo è naturalmente più pericoloso sia per il neonato sia per la madre.
Il documento dei ginecologi chiede di "promuovere iniziative legislative per limitare il fenomeno del condizionamento dei medici, dovuto ai rischi penali connessi allo svolgimento del proprio lavoro, nella scelta dei trattamenti e quindi a promuovere misure che garantiscano a tutte le donne uguali opportunita’ nell’accesso a servizi di salute sessuale e riproduttiva".
Lo stesso fanno le linee guida "Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole" dell’Istituto superiore di sanità, appena pubblicate, che propongono di aumentare la comunicazione nei confronti delle future madri per cercare di ridurre le richieste di parti cesarei, "promuovere le conoscenze e il grado di soddisfazione delle donne, ridurre la paura e l’ansia e migliorare i processi decisionali e l’esperienza soggettiva legata al parto". Il titolo della campagna è perentorio: Taglio cesareo solo quando serve.

Ma quanto fumano gli infermieri? A giudicare dalle percentuali di fumatori che si trovano tra gli studenti che si preparano alla professione infermieristica, troppi. Uno studio italiano pubblicato dal
L’arsenico è un metallo che in molti paesi ha raggiunto e contaminato le falde acquifere, e
Per scongiurare la crisi economica molti pazienti si sono già rivolti a soluzioni meno costose come ordinare farmaci in Canada o acquistare farmaci generici. Eppure il modo in cui ci si appresta all’acquisto è sempre quello di un timore sotterraneo. Secondo il resoconto di
Non si tratta di mettere in dubbio l’efficacia dei progetti contro la malaria, l’Aids o la tubercolosi. Si tratta di chiedersi quali siano gli effetti collaterali sulla politica di questi paesi: quindi non se i bambini guariscano o se la prevenzione di una malattia sia davvero efficace, ma che cosa succeda all’organizzazione sanitaria del paese tutto. E che cosa ne sarà in futuro. Tutto questo, finora, non era stato ancora fatto. Non sono notizie negative: solo l’invito a una riflessione. Per esempio: i paesi che ricevono gli aiuti hanno mostrato di aver ricevuto importanti benefici in termini di educazione e aggiornamento dei medici e degli infermieri locali. Però succede anche che i medici migliori, anche quelli che sono stati educati dal grande progetto internazionale, si sono spostati dagli ospedali pubblici agli ospedali occidentali. E quando il progetto finirà? I paesi poveri dovranno essere in grado di continuare a camminare sulle proprie gambe, senza diventare dipendenti dagli aiuti del mondo ricco. Ecco perché l’Oms sottolinea che le iniziative per la salute e la politica non sono indipendenti, comunque la si voglia vedere.
Non sempre un trattato fa primavera. Eppure quando un paese firma o ratifica un trattato internazionale sui
La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Science e contiene una vera e propria mappa di venti distretti del nostro corpo, con i rispettivi dettagli sulla flora microbica qui residente. Il record va all’avambraccio che ha il record di variabilità, con 44 specie diverse di batteri, in fondo alla graduatoria, invece, quel pezzettino di pelle senza capelli che si trova dietro l’orecchio, con solo 19 specie. Un’oasi di felicità tutta particolare sarebbe poi l’ombelico, ma anche l’orecchio e le narici, dove le popolazioni batteriche sembrano essere molto stabili da persona a persona, mentre il dietro delle ginocchia è la zona che ha offerto maggiori sorprese. Comunque, la variabilità maggiore si ha nell’individuo piuttosto che nella popolazione, come dire che è maggiore la differenza tra due siti corporei della stessa persona che, poniamo, tra le ascelle di due persone diverse.
Le donne e il fumo, una relazione in crescita. Non solo perché