Tana libera tutti! Dopo anni di ricerche, potrebbe essere stata vista per davvero. Stiamo parlando della materia oscura, una forma di materia presente nello spazio che si suppone essere cinque volte più abbondante di quella di cui sono fatti i pianeti, le stelle e tutto quello che vediamo. Fino a pochi giorni fa era uno dei misteri della fisica moderna: la materia che c’è, ma non si vede, che riempie il cosmo avvolgendo tutti i corpi celesti, ma che nessuno ha mai documentato per davvero. Gli scienziati supponevano che esistesse, ne avevano alcune prove. E, finalmente, un piccolo esperimento di nome Pamela ne ha sentito l’odore, identificando una regione dello spazio densa di positroni ad alta energia, cioè le antiparticelle corrispondenti agli elettroni della materia visibile.
Pamela (che sta per Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics) è un satellite internazionale parte di una missione ideata e guidata da ricercatori italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, che è stato lanciato nel giugno 2006 dalla base di Bajkonur, in Kazakistan, a bordo di un razzo russo. Adesso si trova in un’orbita tra i 300 e i 600 km di altezza e ha il compito preciso di identificare i positroni ad alta energia. Nel nostro mondo visibile, infatti, i positroni sono rarissimi, ma non nello spazio, perché vengono prodotti dalle stelle e dalle galassie. L’idea degli scienziati è che quelli ad alta energia siano prodotti dalle particelle di materia oscura, che, scontrandosi tra loro, danno vita a particelle secondarie come coppie protone-antiprotone ed elettrone-positrone. Pamela ha rilevato un’alta concentrazione di positroni, molto più alta del previsto, come è stato pubblicato sulla rivista Nature una settimana fa. Secondo i fisici di Pamela questo potrebbe essere la prova dell’esistenza della materia oscura.
La cautela è d’obbligo, sottolineano (ma intanto, silenziosamente, mettono in valigia un frack, nella speranza di fare un salto a Stoccolma al prossimo giro di premi Nobel): non si può escludere che i positroni abbiano origini diverse. Il resto della comunità scientifica discute animatamente ipotesi alternative per la loro origine, mentre l’ipotetica composizione della materia oscura è continuamente rivista, perché i conti per ora non sembrano tornare.

Pamela ha un suo sito internet e tanti dei fisici che ci hanno lavorato hanno le loro pagine web con informazioni tecniche e a volte anche immagini (la foto qui sopra, che rappresenta il lancio di Pamela, viene da una di queste). Sul sito dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), per esempio, si trova anche il video della spiegazione di Enrico Flamini, responsabile Osservazione Universo dell’Asi, mentre nelle pagine di news dell’Infn si possono trovare i comunicati stampa riferiti a questa scoperta e a osservazioni precedenti. Molti giornali, specialistici e non, hanno riportato la scoperta: Le Scienze e La Stampa in Italia (e quest’ultima racconta anche i retroscena della scoperta), e poi la BBC, Physics World, Wired. Sul sito di Radio3 scienza è anche possibile ascoltare l’intervista a Piergiorgio Picozza, coordinatore dell’esperimento Pamela.