
Non sei niente di speciale, uomo. Sei uno dei tanti che popolano il pianeta, sei anche abbastanza giovane e impertinente. Sarà bene che tu capisca in fretta che i tuoi cugini,
che tanto disprezzi, sono molto simili a te. E che tutto quello che hai e che sei lo devi all’evoluzione, etica compresa. Per ricordartelo, puoi ripercorrere la tua storia con un libro che parla di te e della tua famiglia Umani da sei milioni di anni, scritto dalla coppia Gianfranco Biondi e Olga Rickards, rispettivamente antropologo (all’università dell’Aquila) e antropologa molecolare (a Roma Tor Vergata), con questo alla quinta opera sul tema.
Intanto perché cinque libri, scritti dagli stessi autori, sullo stesso tema? Beh, perché l’antropologia si muove velocemente e ogni anno ci sono tonnellate di scoperte nuove e di dibattiti aperti che rimettono in discussione certi passaggi della storia dell’umanità. Però attenzione: sono solo alcuni i passaggi che vengono rivisti. Tutto il resto e l’approccio allo studio dell’evoluzione, sono sempre quelli. Negli anni, poi, la ricerca ha anche cambiato i suoi metodi. Ecco perché gli autori sono un antropologo tradizionale e un’antropologa molecolare: da qualche tempo in qua, infatti, l’antropologia ha cominciato a impiegare la genetica e lo studio del Dna antico per risolvere quei gialli che lo studio delle ossa e della morfologia dei resti lasciavano aperti. E ha così anche chiarito molti aspetti della storia che prima non potevano nemmeno essere affrontati, come la predisposizione al linguaggio o il colore dei capelli del nostro cugino Neandertal. Ma non pensiate che tutto sia così semplice: passato l’Indiana Jones di turno, scoperto un fossile sorprendente, studiato, analizzato e poi messo nelle mani di chi si occupa di genetica non sempre si può disegnare l’albero genealogico definitivo dell’umanità e la questione si chiude lì. Tant’è che oggi le specie umane individuate nel corso dei sei milioni di anni della nostra storia sono davvero tante, per qualcuno anche troppe, segno che forse c’è un problema nella loro classificazione o nel protagonismo degli scienziati che dicono di averle scoperte. E poi la ricerca va avanti davvero velocemente (vi ricordate di Ardi, descritta nell’ottobre dell’anno scorso, quando, tra l’altro, il libro di Biondi e Rickards era appena uscito? O di Ida, che ha avuto un successo mediatico inatteso, a cui probabilmente non corrisponde un analogo successo scientifico?): secondo voi un libro sarà mai capace di descrivere esattamente, e mettendo d’accordo tutti, come sono andate davvero le cose? Quello che però un libro può fare è portarci a pensare a quanto presuntuosa sia una specie che classifica i parenti stretti, a dispetto della somiglianza fisica e genetica, in generi lontani, decidendo di essere l’unica a potersi fregiare del nome Homo su questa terra.
Umani da sei milioni di anni
Gianfranco Biondi e Olga Rickards
Carocci, 2010
21,60 euro