Perché la scienza è anche uno strumento di difesa dei diritti
Paula ha otto anni e per la prima volta conosce la sua vera nonna. È rimasta orfana quando aveva due anni, non può ricordarsi dei suoi genitori né di lei.
E poi è cresciuta in un’altra famiglia ed è stata abituata a chiamare mamma e papà due signori che adesso il tribunale non vuole più farle vedere. Da oggi comincia la sua nuova vita e quando sarà grande forse capirà. Capirà che quel suo papà è l’uomo che ha massacrato i suoi veri genitori e l’ha sottratta a loro, per cambiarle il nome e farla crescere in una terribile menzogna. Una menzogna che, come spiega Giovanni Sabato nel suo Come provarlo? La scienza indaga sui diritti umani (Laterza 20101), è stata svelata nel 1984 grazie alla genetica e alla scienza che, in questo e in altri casi, si è messa al servizio di Paula, di sua nonna, dei più deboli e della difesa dei loro diritti.
La storia di Paula si intreccia a quella di tanti altri bambini nati e cresciuti in Argentina intorno al 1976, quando i militari del generale Jorge Rafael Videla presero il potere con un colpo di stato e per i sette anni successivi fecero scomparire i sospetti dissidenti, ma anche i loro amici, i giornalisti e gli avvocati che si erano occupati dei loro casi. Gli scomparsi (i desaparecidos) furono cercati dai familiari che, per anni e ancora oggi, si sono battuti per capire dove siano finiti, torturati a lungo nelle prigioni e poi uccisi, lanciati in mare o abbandonati in una fossa comune. Centinaia di scienziati di tutto il mondo si sono mobilitati negli anni per ristabilire la verità, per restituire i bambini come Paula, figli dei dissidenti e degli intellettuali, rapiti da piccoli e strappati alle loro famiglie, ai nonni e alle nonne naturali (le abuelas di Plaza de Mayo, dal nome della piazza principale di Buenos Aires dove continuano a trovarsi, ogni giovedì, le madri degli scomparsi). E per riconoscere i corpi dei desaparecidos negli scheletri delle fosse comuni e delle tombe senza nome. La scienza è intervenuta in questo e in altri casi, come quando ha permesso di restituire alle famiglie i corpi delle vittime del massacro di Srebrenica o come quando, grazie ai metodi della statistica, ha contato i morti della guerra civile in Guatemala, che è durata trent’anni e sarebbe rimasta dimenticata tra le pieghe della memoria, senza vedere la giusta punizione per chi si è macchiato di crimini orrendi. Questa, e altre storie, per dire che la scienza non è solo quella con gli occhi piccoli come la lente di un microscopio, che ha ben chiaro il suo ruolo nel mondo e che gli scienziati sono sempre più consapevoli che la difesa dei diritti dell’uomo e la conquista della verità e della giustizia passano sempre più spesso dai loro laboratori.
Come provarlo? La scienza indaga sui diritti umani
Giovanni Sabato
Laterza, 2010
212 pagine, 12 euro