News

Dipinti al riparo dalla calura

La datazione dei reperti archeologici grazie al carbonio-14 è un metodo conosciuto da tanti anni. Eppure nel 2009 un team internazionale di geocronologi ha creato una nuova curva di decadimento del 14C che permette di conoscere in maggior dettaglio l’epoca precisa dei reperti ritrovati.

Le piante e gli animali assorbono il carbonio-14 dall’anidride carbonica dell’ambiente, poi con la morte questo decade in quantità proporzionale al passare del tempo. Si tratta di un vero orologio che permette quindi di stabilire l’epoca di appartenenza di un reperto; il limite di utilizzo di questo radioisotopo è l’età approssimativa di 50.000 anni, al di sopra della quale la quantità di carbonio è troppo esigua per trarne una datazione certa.

Questo isotopo varia nell’atmosfera in base alla situazione geomagnetica e all’attività solare, quindi Paula Reimer del Chrono Centre della Queen’s University di Belfast, a capo del gruppo INTCAL, si è prefissa il traguardo di studiare queste fluttuazioni nel passato per poter costruire una curva di calibrazione più accurata possibile. Infatti nel 2009 è stata pubblicata sulla rivista di settore Radiocarbon una curva aggiornata che permette di fornire una datazione corretta per reperti fino a 50.000 anni di età, contro i 26.000 di quella pubblicata nel 2004. 

Grazie allo studio sappiamo per esempio che i dipinti delle caverne di Chauvet, nel Sud della Francia, non furono eseguiti 32.000 anni fa, dopo un periodo di freddo glaciale, ma più di 4000 anni più tardi, in un periodo piuttosto caldo. La conoscenza della concentrazione del 14C nell’atmosfera passata, ricavata dallo studio di tronchi d’albero, coralli e foraminifere, ci permette di capire fenomeni chiave sia nell’evoluzione dell’uomo che sui cambiamenti climatici. Per saperne di più leggi la news su Science e il report di Radiocarbon.

chauvet