Doping a Vancouver
Questo fine settimana terminano le Olimpiadi invernali del 2010 a Vancouver (Canada), e la rivista National Geographic dedica un servizio al doping. Non si parla di pillole e veleni, ma del doping che prevede una trasfusione di sangue a poca distanza dalla gara. L’intento è quello di avere in circolo più globuli rossi che portano ossigeno ai muscoli. Muscoli più ossigenati significa miglior performance e nessun crampo da acido lattico.
Le alternative in caso si cerchi di farla franca con questo tipo di doping sono due: una trasfusione di sangue di una persona estranea, detto eterologa, o un salasso preventivo che viene poi ritrasfuso allo stesso atleta prima della gara. In entrambi i casi il rischio di essere beccati c’è e i danni per la salute non sono da sottovalutare. Harvey Klein, capo di medicina trasfusionale al U.S. National Institutes of Health, avverte che una trasfusione eterologa è facile da scovare perché con un’analisi delle cellule del sangue si possono distinguere proteine diverse sulla superficie.
In entrambi i casi poi la misurazione dell’emoglobina sarebbe alta in modo sospetto. Proprio dall’ aumento dei globuli rossi, e della conseguente emoglobina, derivano anche gli effetti dannosi del doping ematico. Il sangue infatti diventa più compatto, circola con maggior difficoltà con rischio di trombosi e disidratazione. Inoltre il sangue è un ottimo veicolo di infezioni, sia preesistenti sia successive alla preparazione in condizioni di scarsa igiene.
Per promuovere l’incremento dei globuli rossi esistono metodi più sicuri e soprattutto naturali: una regolare attività fisica, una buona alimentazione o vivere ad alte altitudini. Ma se queste argomentazioni non vi hanno ancora convinto, Don Catlin, ricercatore del laboratorio anti-doping dell’Università della California, Los Angeles, avverte che prossimamente la World Anti-Doping Administration svilupperà un test che riesce a rilevare le tracce chimiche tipiche del sangue che proviene da sacche trasfusionali.
Risultati: dopo una settimana hanno perso 1,5 kg a testa, la pressione sanguigna è diminuita mentre i livelli dell’ormone della sazietà leptina sono aumentati. Sentendosi sazi prima, e forse anche perché erano sotto stretto controllo, il gruppo ha mangiato meno, ma anche con queste ridotte entrate caloriche non si spiega il dimagrimento così elevato in pochi giorni. Secondo Lippl il merito è dell’aria di montagna.
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