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Brevettiamo il clima oppure no?

COP15logoCome si fa a mettere a disposizione di tutto il mondo le tecnologie verdi? Come farà chi non ha i soldi per pagare le licenze per poter produrre le tecnologie brevettate? il trasferimento di queste tecnologie ai paesi poveri è vitale, lo ha appena ricordato anche Pachauri, il direttore dell’IPCC.

I paesi poveri chiedono di poter innovare e adattare a livello locale le tecnologie verdi, per esempio pannelli solari o energia eolica. Il ministro per il cambiamento climatico dell’India (eh sì, loro hanno un ministro per il cambiamento climatico) ha ricordato al mondo che l’accesso alle tecnologie per le tecnologie a bassa produzione di CO2 dovrebbe essere considerato un bene pubblico globale. A giugno, il G77 (il gruppo dei paesi più poveri) e la Cina avevano addirittura proposto di escludere del tutto alcune tecnologie climate-friendly dalla brevettabilità e di favorire in ogni modo la condivisione delle tecnologie.

Lo scontro è aperto. Secondo il Wall Street Journal, “i diritti di proprietà intellettuale sono il poco apprezzato anello che fa funzionare la catena ambientalista”, e dovrebbero essere difesi da “politici del mondo in via di sviluppo e attivisti ecologisti, che stanno commettendo un errore”.

E in effetti anche i pro-brevetti hanno buoni argomenti. Per esempio, non sempre i prezzi di una tecnologia dipendono dal costo delle licenze, ma dalla sua diffusione. E poi, come la mettiamo con i diritti dei paesi in via di sviluppo? La Cina, per esempio, è una delle principali detentrici di brevetti su pannelli solari e altre tecnologie per la produzione di energie da fonti rinnovabili. Tuttavia, il gap tra paesi ricchi e paesi poveri sembra essere lungi dall’essere colmato, e anche la proposte politiche a Copenaghen saranno divise sull’asse nord/sud e est/ovest. Da una parte i G77, dall’altra Usa, Canada, Giappone, Australia, Svizzera.

Secondo molte organizzazioni che si occupano di sviluppo ed ecologia, non si avanzerà molto se non si garantisce alle comunità dei paesi poveri – e magari più soggetti all’impatto del global warming – di migliorare i propri standard di vita e di sviluppare la propria economia. Per il network SciDev sarà però difficile raggiungere un accordo a Copenaghen. Il direttore David Dickson sostiene che con l’aumento della richiesta sul mercato per queste tecnologie “gli stati più ricchi e le imprese aumentano la pressione per avere diritti di proprietà intellettuale ancora più stringenti”.