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Un rospo allucinogeno

Farsi un viaggio allucinogeno leccando un rospo, come Homer Simpson in una puntata in cui si descrivono le sue esperienze psichedeliche in stile anni Settanta, non è possibile. A sfatare questo mito ci ha pensato la ricercatrice di Cambridge Harriet Dickinson, che ha spiegato la chimica dei secreti dei rospi sul sito Nacked Scientists.

I rospi hanno delle particolari ghiandole sul dorso che producono una sostanza bianco latte molto potente. In natura questo veleno serve per difendersi dai predatori e ha infatti un sapore disgustoso che provoca ipersalivazione. 
La miscela del secreto ghiandolare è formata da una componente psicoattiva, la dimetiltriptamina (DMT), e da un composto simile all’adrenalina che invece agisce sul cuore. Quest’ultima sostanza è molto attiva per bocca, quindi se lecchiamo un rospo quello che possiamo avere è tachicardia e aritmie anche gravi. Al contrario la DMT, la sostanza responsabile delle vivide allucinazioni esaltate dal mito, non è efficace tal quale, ma solo una volta essiccata e fumata. In Italia il suo consumo è legale (in America è illegale, in Australia illegale è anche solo la detenzione del muco) ma non è priva di effetti collaterali. Harriet evidenzia che i danni cerebrali derivati dal fumare questa droga sono pesanti e a lungo termine. 
 
Non tutti i rospi sono uguali: l’unico esemplare a possedere la giusta miscela di ingredienti è il Bufo alvarius, specie anfibia a rischio di estinzione del deserto di Sonorah (Nord America). Inutile quindi disturbare il nostro rospo comune (Bufo bufo) e gli altri bufonidi.
 
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Lo studio del muco di rospo non è importante solo dal punto di vista tossicologico, ma anche terapeutico: le secrezioni hanno anche potere antimicrobico e antivirale. Una proteina isolata dal rospo Bufo andrewsi ha infatti una spiccata attività anti-HIV. Per saperne di più sulle ricerche attualmente svolte leggi l’intervento originale sul sito Nacked scientists.