Seppelliamo l’anidride carbonica
Rilasciamo troppa anidride carbonica nell’atmosfera, e questo lo sappiamo bene. L’Olanda, invece di pensare solo a come emetterne meno, vuole cercare di farne sparire un po’ immagazzinandola… sottoterra. Il governo olandese ha annunciato l’approvazione e il finanziamento di un progetto della Shell di Carbon storage, cioè per catturare e immagazzinare almeno parte della CO2 prodotta nella sua raffineria di Rotterdam. Dal 2012 l’anidride carbonica verrà stoccata in un deposito di gas naturale ormai esaurito, che può contenerne fino a 0,8 milioni di tonnellate, nei pressi della cittadina di Barendrecht. Tuttavia, si comincerà con un primo carico, e solo dopo le valutazioni che verranno effettuate a distanza di alcuni anni si deciderà se continuare con un altro deposito, stavolta dieci volte più capiente.
L’amministrazione della cittadina che ospiterà il progetto si è opposta fino all’ultimo, preoccupata per il rischio di esplosione e di terremoti, e anche alcuni gruppi ecologisti si sono rivoltati all’idea di finanziare con fondi pubblici un gigante del petrolio come Shell, ritenuto uno dei maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. Si tratta di un caso di greenwashing, cioè di un’azienda inquinatrice che cerca di darsi una mano di verde? E poi l’immagazzinamento sottoterra è davvero una soluzione o solo un modo per sognare di poter continuare a bruciare carburanti fossili ai ritmi attuali, facendo sparire le scorie sotto il tappeto? L’Olanda, per esempio, sostiene che potrebbe arrivare a seppellire sottoterra fino al 20% delle sue emissioni. Intanto in Italia si parla dei giacimenti petroliferi esauriti di Cortemaggiore come possibile sito di stoccaggio.
La rivista Science ha dedicato poche settimane fa un intero numero allo stoccaggio sotterraneo di CO2, una pratica in timida crescita nel mondo. Science sostiene che le speranze ci sono: questo sistema potrebbe funzionare, a patto però di migliorarlo molto e di superare i molti ostacoli che ancora ci sono prima che possano diventare efficaci. Science parla però di decine di migliaia di centrali di grosse dimensioni diffuse in tutto il mondo. E ne avremo bisogno da qui al 2020, il che significa che siamo già in ritardo. Ma non ci sono solo gli aspetti tecnologici, che sono cruciali quando si parla di seppellire quantità enormi di CO2 in particolari formazioni geologiche o addirittura nei sedimenti delle profondità marine. Anche i costi e l’opinione pubblica saranno un grosso problema sulla via di questa tecnologia.



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