C’è spam per te
Vuoi farla felice? Oppure vuoi lavorare da casa facendo un sacco di soldi? O ancora: ti va di farti un pokerino al computer? Lo spam assedia le nostre caselle di posta elettronica con richieste tra l’imbarazzante e il ridicolo. Ma non è solo un fenomeno molesto: secondo un rapporto firmato dalla compagnia di consulenze ambientali ICF international, è anche antiecologico. Va detto, per completezza, che a commissionare la ricerca è stata la McAfee, che vende proprio sistemi di sicurezza informatica. Ma i risultati fanno comunque riflettere.
Nel 2008, le mail di questo tipo spedite nel mondo sono state 62mila miliardi e hanno consumato 33 terawattora di elettricità, più o meno come un milione e mezzo di case americane (molte di più in Italia dove, tutto sommato, si consuma di meno) o tre milioni e passa di automobili. Il grosso di questo consumo, secondo la ICF international, sarebbe riferibile alla ricezione della mail, più che all’invio: riconoscere lo spam, cancellarlo, far girare i software che lo filtrano. A dimostrare questo costo, l’effetto positivo del blocco di un sistema al quale si appoggiavano gli spammer americani, che però è stato solo provvisorio. Nel giro di poco tempo, infatti, si sono attrezzati e hanno ricominciato a spedire mail moleste in giro per il mondo.
Intanto, l’università dell’Alabama a Birmingham ha studiato la provenienza delle mail di spam, riconoscendo che i tre quarti di loro provengono dalla Cina: in questo paese, infatti, i domini internet sono molto economici e costano in media 15 centesimi di dollaro all’anno, mentre negli Usa il costo medio è di 35 dollari e ci sono molti più controlli. I dettagli della ricerca possono essere letti sul sito Live Science, mentre quella di ICF international è stata riportata dalla rivista The Economist. Per capire qualcosa di più sullo spam in generale (per esempio, per capire dove sta il guadagno per chi lo produce), si può ascoltare un’intervista andata in onda a Radio3 scienza sul finale della puntata del 22 giugno scorso.