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Archivio del mese giugno, 2009

Su di noi nemmeno una nuvola

Ecologia, economia e un po’ di megalomania. È il senso dell’impresa annunciata dal medico svizzero Bertrand Piccard, nipote di uno che nel 1931 si fece chiudere in una palla di metallo e salì nel cielo a studiare i raggi cosmici, e figlio di un altro che scelse invece di andare verso il basso, nella fossa delle Marinane, con un batiscafo che da allora non è stato mai superato. Adesso, Piccard il giovane ha annunciato di aver costruito il primo aereo a energia solare, il Solar Impulse, con cui sorvolerà l’Oceano Atlantico nel 2012.

Il prototipo presentato all’aeroporto militare della città svizzera di Duebendorf è un monoposto con un’apertura alare di 61 metri: una misura di tutto rispetto, paragonabile a quella di un Airbus per rotte a lungo raggio, cioè un aereo di linea di quelli con cui si va in America. Ma ha un peso di soli 1700 chili, un centesimo di quello di un aereo normale. Queste proporzioni hanno reso necessario lo sviluppo di tecnologie particolari per stabilizzare il Solar Impulse e per renderlo meno sensibile ai venti che lo potrebbero colpire di lato, soprattutto in fase di atterraggio. Gli aerei con grande apertura alare, infatti, sono sì più efficienti perché subiscono una minore resistenza aerodinamica, ma sono anche più difficili da manovrare: per questo gli aerei acrobatici e militari hanno in genere una apertura alare più bassa di quelli di linea.

Il Solar Impulse ha 11628 celle solari che generano una potenza di 40 cavalli, come quella di un motoscafo, e avrà una velocità media di 70 km/ora, anche di notte. Tutti i dettagli tecnici e un video di presentazione del prototipo possono essere visti sul sito della Bbc. Oppure sul sito ufficiale di Solar Impulse (da cui viene la foto qui sotto), a cui si accede anche dal sito di Bertrand Piccard, dove si scopre che il dottor Piccard esercita, in condizioni normali, la professione di psichiatra.


 

Sugar on a Stick: imparare insieme

Quanti laboratori di informatica nelle nostre scuole sono ormai obsoleti, e magari sono costati fior di quattrini? Nasce proprio per sfruttare la disponibilità di computer già presenti nelle scuole il progetto Sugar on a Stick, una piattaforma di apprendimento che può essere scaricata gratuitamente su una semplice chiavetta usb e da lì usata direttamente in qualsiasi pc. Se poi alla piattaforma aggiungete un server, cioè un computer che mette in comunicazione tutti gli altri, ecco realizzato un gruppo di pc su cui i bambini possono scrivere, fare esercitazioni di matematica o di scienze, comporre musica, disegnare… collaborando con i compagni di classe. Attenzione: non serve per imparare a usare il computer, ma per seguire percorsi formativi nuovi e originali, diversi da quelli canonici. Al suo interno ci sono più di 40 attività preinstallate (più altre centinaia da scaricare), tra cui Leggi, Scrivi, Disegna, e l’ambiente Etoys.

Carlo Falciola è uno dei volontari italiani di questo progetto completamente open source nato al MIT di boston – infatti Sugar è installato di norma sui piccoli OLPC pensati per i bambini dei paesi poveri, ed è già usato da un milione di studenti di tutto il mondo. Gli abbiamo chiesto di spiegarci come funziona e cosa ci si può fare.

Quali sono i pregi di Sugar on a Stick?
Anzitutto che è semplicissimo da usare, gratuito, e non ha bisogno di computer potenti, anzi è ottimo per pc vecchi e lenti. E che è aperto, cioè insegnati e studenti possono migliorarlo o modificarlo liberamente. E poi, essendo in una chiavetta usb, lo studente può uscire da scuola e usarlo anche sul pc di casa, continuando a lavorare sugli stessi documenti e progetti.

In che modo permette di collaborare?
Due bambini che lavorano su due pc diversi possono scrivere sullo stesso documento, contemporaneamente. Ognuno ha il cursore di un colore diverso e quindi può vedere cosa sta facendo l’altro in tempo reale. Chi apre un nuovo documento può invitare un compagno di classe a lavorare con lui, e in pochi secondi la collaborazione comincia.

Cosa ci si può fare?
Scrivere testi, naturalmente. Ma anche comporre musica in modo molto semplice, o meglio con complessità crescente. Dalla cosa piu semplice, una pulsantiera in cui ogni icona che il bambino seleziona emette un suono, fino alla possibilità di suonare insieme e sentire tutti insieme quello che ne esce. Poi ci sono giochi collaborativi, e anche modificabili in forma collaborativa. Per esempio, i bambini possono arricchire il gioco con nuovi suoni, immagini, disegni… E poi decine di applicazioni per fare esercitazioni e esercitare la creatività, preparare presentazioni con slide o usare linguaggi di programmazione molto semplici.

Cosa vede l’utente sul proprio schermo?
Può vedere semplicemente quello che sta facendo e quello che ha fatto, in ordine temporale: man mano che le cose invecchiano si colorano in modo diverso, e questo è un sistema più immediato di quello basato su cartelle e sottocartelle, pensato proprio per l’uso veloce e saltuario. Poi vede tutte le collaborazioni attive: lui al centro e intorno i gruppi di attività e le persone con cui sta lavorando. Infine, la rete di altri pc: per esempio la classe. E da lì, può decidere con chi comunicare.

L’anidride carbonica del Madison Square Garden

Se passate da New York, proprio davanti al famoso Madison Square Garden troverete una novità. Deutsche Bank ha installato un display alto più di venti metri che, sfruttando calcoli del MIT di Boston, aggiorna i newyorkesi sulle tonnellate di anidride carbonica emesse ogni giorno, o meglio di gas serra trasformati in equivalenti di CO2. In questo modo permette di sommare tutti i composti e calcolare così il totale dei gas serra emessi dall’umanità nell’atmosfera terrestre.

Il Carbon Counter, che viene aggiornato in tempo reale, si basa su dati raccolti e analizzati dal Programma sulla scienza e le politiche del cambiamento globale del MIT, che a sua volta usa una rete mondiale di stazioni che monitorano le emissioni di gas serra.

Il Counter è stato progettato copiando il più famoso Debt Clock di Times Square, che tiene il conto del debito pubblico americano e lo mostra a tutti i passanti. Per la Deutsche Bank si tratta di una verniciata di verde, che di questi tempi non fa mai male, oppure di un reale interesse per il cambiamento climatico? Di certo, oltre ai dati sull’atmosfera, il display sottolinea anche come le imprese e le istituzioni finanziarie sono sempre più preoccupate dell’impatto economico del cambiamento climatico. E Deutsche Bank ha una divisione dedicata agli investimenti legati al cambiamento climatico…

Il report del MIT su cui si basano i calcoli è consultabile online a questo link. Se volete, potete anche seguire in diretta una versione online del contatore.

Benvenuto Ununbio

Dopo più di dieci anni di ricerche, finalmente è stato ufficializzata l’entrata di un nuovo elemento chimico nella tavola periodica. L’elemento, dal peso atomico 112, è stato scoperto dal gruppo di fisici tedeschi del GSI (Centro Helmholtz per la ricerca sugli ioni pesanti di Darmstadt), capeggiato da Sigurd Hofmann.

Il primo esperimento risale al 1996, replicato poi nel 2002 e confermato da un’analoga ricerca dell’istituto giapponese RIKEN. A distanza di più di dieci anni oggi arriva l’approvazione dello IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry), con una lettera indirizzata a Sigurd Hofmann che contiene anche la richiesta di proporre un nome per il nuovo elemento. Il povero atomo senza nome oggi viene chiamato semplicemente 112 o, in base alla denominazione Iupac, come Ununbio, da ‘ununbi’ come ‘uno uno due’ in latino. 
 
Ununbio al momento è l’elemento più pesante della tavola periodica, con una massa pari a circa 277 volte quella dell’idrogeno. È stato ottenuto accelerando ioni di zinco (numero atomico 30) e facendoli collidere con un bersaglio di piombo (numero atomico 82) nell’acceleratore lineare di 120 metri del GSI: il nuovo nucleo risulta dalla fusione dei due nuclei e il suo numero atomico è la somma dei numeri atomici degli atomi di partenza.
 
Con lo stesso metodo il gruppo di ricerca tedesco ha già dimostrato l’esistenza di elementi con un numero atomico compreso tra 107 e 111, conosciuti come elementi superpesanti. Questi portano nell’ordine i nomi Bohrio (dal nome del fisico Niels Bohr), Hassio (dal nome di uno degli stati federati della Germania), Meitnerio (in onore della fisica e matematica Lise Meitner), Darmstadtio (dal nome della città di Darmstadt) e Roentgenio (dallo scopritore dei raggi X Wilhelm Roentgen).
 
Per approfondire la storia della classificazione degli elementi chimici leggi il documento http://www.lswn.it/chimica/articoli/tavola_periodica_e_nuovi_elementi e il libro di Peter Atkins "Il Regno periodico".
 

Anfibi e rettili in lista

Non stiamo facendo del facile sarcasmo sulle ultime liste elettorali ma parliamo della Lista rossa europea, che identifica le specie in base al loro rischio di estinzione. Durante la giornata mondiale della biodiversità, il 22 maggio scorso, la notizia triste è stata che il 23% degli anfibi e il 21% dei rettili europei sono a ragione iscritti alla Lista rossa perché specie minacciate.

Secondo il report dell’UICN (Unione internazionale per la conservazione della natura) un quinto dei rettili e un quarto degli anfibi sono in pericolo. Tra le cause principali di questo fenomeno ci sono la distruzione dei loro habitat naturali ad opera dell’uomo, l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la presenza di nuove specie invasive. 
 
In Europa vivono 150 specie di rettili e solo 85 specie di anfibi, questi ultimi in diminuzione circa del 60%. Forse non tutti hanno una predilezione per rane e serpenti, ma ricordiamo che questi aiutano a tenere sotto controllo il numero di insetti e topi rispettivamente. Tra le specie anfibie maggiormente minacciate ci sono la rana di Rodi e l’ululone dal ventre giallo appenninico. Per quello che riguarda invece i rettili sono a rischio grave di estinzione la lucertola a pois e la lucertola delle Eolie.
 
Per approfondire l’argomento puoi visitare la pagina della Commissione sulla natura e la biodiversità dell’Unione europea, con tutti gli interventi della conferenza di Atene, alla quale è stato presentato lo studio dell’UICN.
 
 

Contare le pecore per la prevenzione

 

Contare le pecore non serve solo a prendere sonno, ma anche a salvaguardare la nostra salute. La Sardegna in questi giorni ha iniziato il censimento di tutte le pecore, per dividere quelle con un patrimonio genetico sensibile alla Scrapie da quelle resistenti.

La Scrapie è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale e fa parte delle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili. È causata da un prione, come la Bse o malattia della mucca pazza. Sembra che proprio la malattia della Scrapie adattata alle vacche possa essere la causa della Bse, quindi per limitarne la diffusione la Regione Sardegna ha deciso di fare un prelievo di sangue a tutti gli ovini e di identificare quelli resistenti alla malattia. 
 
La Sardegna è l’unica ad aver esteso a tutti i capi ovini il Piano di Selezione genetica nazionale per la resistenza alla Scrapie del 2004, che era originariamente richiesto solo per gli arieti iscritti al Libro genealogico. 
 
Gli arieti "sensibili alla Scrapie" saranno censiti dalle rispettive Asl e potranno essere utilizzati per la riproduzione solo fino alla fine del 2011. Questa iniziativa risulterà sicuramente utile per la prevenzione della patologia, ponendo invece in secondo piano la produttività dei capi, vista la selezione riproduttiva limitata. Leggi a questo riguardo l’approfondimento sul sito  http://www.sardegnasalute.it/index.php?xsl=313&s=36500&v=2&c=3269. Per capire quali sono i geni interessati per la suscettibilità alla Scrapie e le classificazioni degli arieti leggi invece questo documento.
 

Lucertole con le ali

Sono i discendenti diretti dei dinosauri, ma al posto degli artigli hanno le ali e al posto delle squame piume colorate. Come si sono evoluti gli uccelli? Un fossile di 160 milioni di anni fa promette finalmente di spiegarcelo. Si tratta di una nuova specie di dinosauro trovato in Cina occidentale, nel bacino dello Junggar, e chiamato Limusaurus inextricabilis: un animale davvero strano, con un lungo collo, un becco e nessun dente. I suoi arti anteriori sono morbidi e non si può escludere che fossero coperti di piume.
 
Ma soprattutto ha delle zampe molto molto interessanti. I dinosauri come i tirannosauri e i velociraptor, infatti, avevano cinque dita. Mentre gli uccelli moderni ne hanno tre, che costituiscono lo scheletro dell’ala. Il Limusaurus inextricabilis è una specie di via di mezzo: ha un primo e un quinto dito molto piccoli, appena visibili. Questo, secondo gli scienziati, suggerirebbe che a essersi perse siano queste due dita, non le ultime due (cioè, per dirla all’umana, anulare e mignolo), come invece si è creduto per anni basandosi sul conto delle falangi di ciascun dito. E la biologia dello sviluppo darebbe credito a questa nuova ipotesi, visto che, a livello embrionale, gli uccelli presentano cinque dita delle quali due si riassorbono: pollice e mignolo.
 

 

La questione, per i paleontologi, non è solo una curiosità. Il conto delle falangi non tornava perché il terzo dito degli uccelli ne ha quattro, mentre il secondo due, come il primo dito mancante che invece c’era nei dinosauri. Insomma: nell’evoluzione un dito avrebbe perso una falange e un altro l’avrebbe acquistata. E questo sarebbe una dimostrazione lampante di uno shift di espressione genica da un dito a quello accanto. Sarebbe anche un compromesso soddisfacente tra le osservazioni della paleontologia, che studia gli esseri viventi del passato, e la biologia dello sviluppo, che studia il passato di ciascun individuo della specie, cioè il suo sviluppo embrionale. Tutti contenti, insomma, grazie al fossile di un dinosauro cinese.
 

La foto qui sopra proviene dal sito della Bbc, dove si possono anche leggere interviste e commenti alla scoperta.  Chi fosse interessato al dibattito sull’origine degli uccelli può invece leggere questo forum.

 

Tennis virtuale? Non รจ soltanto un videogioco

Chiamatela Wiite, chiamatela Wiiosi, ma l’idea che la Wii Nintendo sia dannosa per la salute circola già da un po’. Tempo fa, l’allarme era arrivato dalla British Society of Surgery (l’associazione dei chirurghi britannici): stiramenti e lesioni muscolari in vertiginoso aumento, soprattutto tra i giocatori meno allenati, tipicamente i genitori sbruffoni ansiosi di dimostrare come sono forti nel tennis virtuale, o di come sono bravi a sdraiare con pochi cazzotti quel tipo nel televisore. Adesso, però, c’è chi la riabilita, anche tra i camici bianchi.

Come riferisce un articolo pubblicato sulla rivista on line Live Science, diverse esperienze in campo chirurgico stanno riabilitando la Wii. La consolle Nintendo, infatti, si basa su un controllo a distanza sensibile al movimento e i chirurghi potrebbero esercitarsi nella precisione dei loro movimenti grazie a un simulatore che funzioni grazie allo stesso principio. I produttori di giochini elettronici stanno già pensando di mettere sul commercio una nuova funzione Wii per allenarsi prima della sala operatoria: un simulatore chirurgico facile ed economico, con cui allenarsi comodamente da casa. Alcuni esperimenti stanno già dando loro ragione e il più famoso, che dimostra il miglioramento della precisione dei chirurghi giocatori, è stato riportato dalla rivista New Scientist e poi da diversi altri giornali.

Comunque, oltre ai chirurghi in erba, un sistema simile a quello della Wii è già in uso in alcuni ospedali americani per la riabilitazione dei pazienti con la malattia di Parkinson, per esercitare la coordinazione dei movimenti e il bilanciamento del corpo. Ma anche per il recupero dei pazienti ustionati. La loro pelle ha perso elasticità e i movimenti sono necessari per rilassarla, ma dolorosi: giocare può aiutarli a distrarsi mentre muovono le parti lese. Tutto questo, però, riguarda medici e pazienti. Per gli altri, si tratta solo di un gioco. E per I genitori più sbruffoni, valgono le solite raccomandazioni a non esagerare.

 

How do you say “figuraccia”?

Un contropiede. Una finta che ha disorientato e deluso tutti. Il nostro governo ha cancellato il G8 della scienza e la rivista Nature ha raccontato in questi termini nella homepage del suo sito Internet un po’ della politica italiana. Senza risparmiare niente al nostro paese: “perdita di credibilità” e “decisione deplorevole” , per una decisione “inattesa e misteriosa”. Ma che cos’è il G8 della scienza e perchè tanta acrimonia da parte di una rivista scientifica che si occupa soprattutto di biologia molecolare e di fisica delle particelle?

Il meeting era uno degli incontri cornice al G8 previsto per l’8 luglio all’Aquila. In quell’occasione si incontreranno i capi di stato dei paesi più ricchi del mondo (anzi, più industrializzati: nell’ordine Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia) per discutere di politica internazionale.

 

L’appuntamento è in Italia perchè la presidenza attuale, assunta a rotazione, è oggi italiana. Da qualche anno, prima del G8 si tengono alcune sessioni su temi specifici, ai quali partecipano i relativi ministri: agricoltura, ambiente, energia, finanze, giustizia, lavoro, sviluppo. E scienza, appunto, per discutere temi globali come i cambiamenti climatici, le politiche energetiche, l’invecchiamento della popolazione. Ma questo meeting, per “misteriose” ragioni organizzative, è stato cancellato all’ultimo tuffo. Il risultato è che al G8, di scienza, non si parlerà.

Non è difficile capire allora perchè Nature, e i direttori delle accademie scientifiche europee che Nature ha intervistato, abbiano perso il suo consueto aplomb britannico nel trattare la vicenda. Il G8 della scienza, che avrebbe dovuto aprire i battenti domani, ha peraltro avuto una vita tormentata sin dall’inizio: avrebbe dovuto tenersi a Lucca, poi, in tutta fretta, si è deciso di spostarlo a Lesmo in Brianza, precisamente a Villa Gernetto, dove sta per nascere la privata Università del pensiero liberale, riconducibile al presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Il governo italiano, dice Nature, non ha fornito spiegazioni chiare per la cancellazione ed è la prima volta che succede una cosa così. Non solo: il ministro dell’educazione, l’università e la ricerca scientifica non ha nemmeno risposto alle telefonate e alle mail dei giornalisti di Nature. Intanto, il ministero italiano si è affrettato a diffondere una nota in cui si parla di una semplice posticipazione della data. 

Strane tracce di DNA

Per seguire le tracce delle tigri, i ricercatori indiani stanno analizzando… le loro cacche. Dalle feci si può infatti estrarre DNA utile a stimare il numero dei felini allo stato brado. L’India, che è la patria del maggior numero di tigri del mondo, non riesce infatti a calcolare con esattezza le dimensioni e la distribuzione geografica della popolazione di questo animale che è a rischio di estinzione.

Alcune stime pubblicate pochi mesi fa dicono che si tratti di circa 1.400 esemplari, un numero basso che è il frutto di anni e anni di caccia e impoverimento del loro ambiente naturale. Tuttavia i sistemi per stimare il numero di questi predatori sono poco precisi: per esempio, "trappole" che scattano una foto quando un animale vi passa oppure il classico riconoscimento delle impronte.

Ora i ricercatori guidati dal biologo indiano Ullas Karanth stanno applicando un tipo di analisi già sperimentata con successo su orsi e lupi: in sei settimane hanno trovato 58 campioni di feci di tigre in un’area di 880 chilometri quadrati, il Parco nazionale di Bandipur, e li hanno spediti a Bangalore per l’analisi del DNA. Estrarre un po’ di DNA dalle cellule intestinali contenute nelle feci non è difficile, e in questo modo si è capito che provenivano da 26 tigri, permettendo di calcolare che Bandipur ha circa 66 tigri. Un dato che si avvicina molto a quello estrapolato dalle foto. Così, in aree in cui preparare le trappole o usare altri metodi è difficile, si potrà usare questo tipo di analisi. Per esempio, nelle foreste di mangrovie che circondano il delta del Gange, dove mettere telecamere è quasi impossibile per le condizioni ambientali, oppure in luoghi con densità molto bassa, come la Siberia orientale.