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La guerra del sale. Ovvero: un sindaco nel piatto

Le sigarette, le noccioline, le calorie di troppo e, adesso, il sale. L’ennesima battaglia di Michael Bloomberg, sindaco di New York, per la salute dei suoi cittadini, è appena cominciata. Obiettivo: ridurre la quantità di sale nei piatti dei newyorkesi del 20% entro i prossimi cinque anni e dimezzarla entro i prossimi dieci.

L’idea è nell’aria da un po’ di tempo: almeno da settembre scorso il sindaco aveva discusso con gli esperti di sanità pubblica e aveva incontrato gli industriali del cibo. E gli amministratori della città avevano lanciato i loro proclami contro l’ipertensione arteriosa che viene generalmente associata a un eccesso di sale nella dieta e che, dopo anni e anni, può avere come conseguenza l’irrigidimento della parete delle arterie (i vasi che trasportano il sangue arterioso) e poi la loro chiusura. E se un’arteria si chiude all’improvviso si ha un infarto, che a livello del cuore o del cervello può essere immediatamente mortale.

Secondo il responsabile della sanità newyorkese, sono 150000 le morti premature che si verificano ogni anno negli Stati Uniti e che sarebbero prevenibili con un miglior stile di vita. Per questo il sindaco di New York ha deciso di cominciare dal sale da cucina, definito il suo peggior nemico e la peggiore minaccia alla città.

Così, i ristoratori di New York saranno invitati a cucinare tutto un po’ più insipido. Hot dog, salatini, patatine e cibo di strada compreso. Ma non tutti sono contenti. Il sindaco non è mica la nostra mamma, dicono alcuni dei suoi concittadini: lo farà anche per il nostro bene, ed è vero che l’abitudine al fumo è diminuita da quando Bloomberg ha vietato le sigarette nei locali pubblici. Ma, mentre le sigarette fanno male sempre e comunque, il sale serve a rendere più saporite le pietanze e mangiare gustoso fa bene all’umore: anche questo è dimostrato. Quello di Bloomberg è uno “stato-bambinaia”, gridano, ribadendo di poter badare a se stessi senza che il sindaco infili i nasi nei loro piatti: e poi, come si fa a calcolare con tanta precisione il numero dei morti teoricamente prevenibili se mangiassimo tutto un po’ meno saporito?

Mentre è certo che alcuni degli adulti ipertesi (cioè affetti da ipertensione arteriosa) possano avere un beneficio dalla riduzione del consumo di sale, non è affatto detto che ridurlo a tutta una città abbia senso, cioè che faccia risparmiare morti precoci e soprattutto soldi pubblicii: lo dice uno studio dell’università di Harvard. Le critiche dei contrari alla proposta Bloomberg sono elencate in un articolo del New York Times, che riporta anche numerosi link alla letteratura scientifica sul tema. Per scoprire che uno degli studi più rigorosi sulla bocca dei newyorkesi è stato svolto dalle nostre parti, nella città di Palermo.