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	<title>FisicaMente &#187; biofisica</title>
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	<description>La passione della scienza, il piacere di esplorare il mondo</description>
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		<title>Non perdiamo la bussola</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 08:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[biofisica]]></category>
		<category><![CDATA[geofisica]]></category>
		<category><![CDATA[campo magnetico]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver parlato nell&#8217;ultimo post del campo magnetico terrestre, mi sono detto che forse potevo tornare ancora su questo argomento complesso e affascinante. Al contrario dell&#8217;elettricit&#224;, che &#232; presente in quasi ogni aspetto della nostra vita quotidiana, il magnetismo ci tocca in maniera pi&#249; indiretta. Le calamite con cui mia zia sarta raccattava gli spilli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="314" vspace="4" hspace="4" height="413" align="left" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/PaoloCavallo/Flavio%20Gioia(1).jpg" alt="monumento a Flavio Gioia" />Dopo aver parlato nell&#8217;ultimo post del campo magnetico terrestre, mi sono detto che forse potevo tornare ancora su questo argomento complesso e affascinante. Al contrario dell&#8217;elettricit&agrave;, che &egrave; presente in quasi ogni aspetto della nostra vita quotidiana, il magnetismo ci tocca in maniera pi&ugrave; indiretta. Le calamite con cui mia zia sarta raccattava gli spilli caduti a terra sono soltanto un ricordo d&#8217;infanzia. Tutti noi abbiamo giocato con una bussola: ma ormai un escursionista appassionato di montagna si affida pi&ugrave; volentieri a un ricevitore GPS che a un ago bianco e rosso.<br />
Eppure la bussola ha avuto un&#8217;importanza cos&igrave; grande nella storia dell&#8217;esplorazione umana del mondo, che qualcuno ha sentito il bisogno di immaginare per essa un inventore con tanto di nome e cognome: Flavio Gioia. Questo illustre nonch&eacute; mai esistito cittadino di Amalfi condivide con pochi altri personaggi immaginari, come Pinocchio e Peter Pan, l&#8217;onore di un vero e proprio monumento. A testimonianza della suggestione che la bussola ha esercitato sugli uomini attraverso i secoli.<br />
Per&ograve;, no, non &egrave; stato Flavio Gioia ad inventare la bussola. (Ad Amalfi pu&ograve; bastare la gloria di essere uno dei luoghi pi&ugrave; belli del mondo, dopo tutto.) E neppure i cinesi. La bussola esisteva sulla Terra miliardi di anni prima che gli uomini se ne accorgessero. Come molte altre trovate, quali la ruota e il motore a reazione, a inventarla per la prima volta &egrave; stata quella forma straordinaria di immaginazione naturale che &egrave; <em>l&#8217;evoluzione biologica</em>&#8230;<span id="more-561"></span></p>
<p><strong>Calamite naturali</strong><br />
<img width="300" vspace="4" hspace="4" height="225" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/PaoloCavallo/Magnetite.jpg" />La magnetite (FeO&middot;Fe<sub>2</sub>O<sub>3</sub>) &egrave; un minerale di ferro che ha un contenuto di metallo particolarmente alto. &Egrave; presente in quasi tutte le rocce di origine vulcanica o metamorfica, dunque nelle rocce che si formano per solidificazione del magma e non per sedimentazione. Ed &egrave; proprio nella fase di solidificazione e cristallizzazione che la magnetite acquista le sue propriet&agrave; magnetiche.<br />
Ogni molecola di ogni composto di ferro si comporta come un piccolo ago magnetico e tende a orientarsi nel campo magnetico terrestre. Nella roccia fusa, per&ograve;, gli urti disordinati fra le molecole ad alta temperatura prevalgono sull&#8217;effetto ordinatore del campo magnetico, e le molecole puntano in direzioni casuali. Il campo magnetico generato da ciascuna molecola (gli aghi magnetici non si limitano a <em>subire</em> il campo magnetico, sono essi stessi <em>sorgenti</em> di campo magnetico) interferisce con quello generato dalle altre, cos&igrave; che il campo magnetico complessivo dell&#8217;intera roccia &egrave; praticamente nullo.<br />
Quando la temperatura si abbassa, per&ograve;, l&#8217;effetto degli urti molecolari diventa meno importante, mentre inizia a prevalere la tendenza dei campi magnetici ad allinearsi fra loro e con il campo terrestre. Una volta che la roccia si &egrave; solidificata, i cristalli di magnetite hanno acquistato una magnetizzazione macroscopica diversa da zero e si comportano come piccole calamite. Se fossero liberi di oscillare, si orienterebbero come delle bussole. Ma le rocce non oscillano. In questo modo, un minerale di magnetite rappresenta una specie di fotografia del campo magnetico terrestre al momento della sua formazione; o, se volete, una specie di fossile magnetico, che ci racconta qualcosa sul passato della Terra.<br />
(La storia del campo magnetico terrestre &egrave; piena di aspetti straordinari e suggestivi. Se volete, potremo parlarne, una volta o l&#8217;altra&#8230;)</p>
<p><strong>Organismi magnetici</strong><br />
<img width="222" vspace="4" hspace="4" height="159" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/PaoloCavallo/Chitone.JPG" />Ma che c&#8217;entra l&#8217;evoluzione biologica? In realt&agrave; c&#8217;entra parecchio. Sono molti gli organismi che incorporano cristalli di magnetite nella propria anatomia. La fotografia qui a fianco mostra un chitone farfalla (<em>Cryptoconchus porosus</em>), un membro della classe dei chitoni, particolari molluschi marini. I chitoni si nutrono &quot;rosicchiando la roccia&quot;: con il loro apparato boccale grattano via dalle rocce, sulle quali aderiscono saldamente, le alghe e i microrganismi che le ricoprono.<br />
Naturalmente, questo stile alimentare richiede una dentatura particolarmente robusta. I chitoni hanno risolto il problema procurandosi dei denti letteralmente di ferro. Il loro organismo concentra i cristalli di magnetite che si trovano naturalmente nell&#8217;acqua marina e nel cibo e li usa per rivestire la <em>radula</em>, la lingua abrasiva con la quale i chitoni grattano le rocce. Se trovate un po&#8217; ruvida la lingua del vostro micio, non vi consiglio di adottare un chitone come animale domestico.<br />
(I chitoni adoperano la magnetite per le propriet&agrave; di durezza che le conferisce l&#8217;alto tenore di ferro, e non per le propriet&agrave; magnetiche. Mi fanno pensare agli eserciti che usano proiettili di uranio impoverito, non perch&eacute; radioattivi, ma perch&eacute; particolarmente compatti e penetranti. Anche la corsa agli armamenti non l&#8217;abbiamo inventata noi. Mi chiedo se si possano pescare i chitoni con una calamita&#8230;)</p>
<p><strong>Un batterio bene orientato</strong><br />
<img width="240" vspace="4" hspace="4" height="234" align="right" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/PaoloCavallo/magnetotactic_bacterium.jpg" alt="" />Ma l&#8217;esempio che voglio discutere &egrave; quello di un batterio, <em>Magnetospirillum magnetotacticum</em>. Questo batterio &egrave; stato scoperto nel 1975, ha una forma allungata e ricurva ed &egrave; dotato di un flagello, una specie di coda utile per la locomozione. Come tutti i batteri dotati di un apparato locomotore, ha un grosso problema da risolvere. Noi grossi e pesanti organismi multicellulari facciamo fatica a capire un problema simile, ma <em>M. magnetotacticum</em> &egrave; cos&igrave; piccolo e leggero che i moti disordinati delle molecole d&#8217;acqua, dovuti all&#8217;agitazione termica, sono sufficienti a farlo muovere e ruotare in maniera altrettanto disordinata. Se chiedete a qualcuno dove si trovi una strada che non conoscete, siete contenti se dicono di andare sempre dritto nella direzione in cui state procedendo. Ma per un batterio &quot;andare sempre dritto&quot; &egrave; un&#8217;impresa quasi impossibile.<br />
Un apparato locomotore &egrave; quasi inutile se non siete in grado di mantenere una direzione determinata. <em>M. magnetotacticum</em> ha risolto almeno in parte il problema in maniera originale e ingegnosa: ha ingoiato una bussola. Pi&ugrave; esattamente, ha acquistato la capacit&agrave; di formare degli organelli, i <em>magnetosomi</em>, che possono concentrare cristalli di magnetite dall&#8217;ambiente e formare strutture lineari simile ad aghi magnetici. La microfotografia qui accanto mostra una struttura simile con evidenza.<br />
In realt&agrave;, non &egrave; esatto dire che <em>M. magnetotacticum</em> ha una bussola incorporata. &Egrave; pi&ugrave; corretto dire che questo batterio <em>&egrave;</em> una bussola. Di nuovo: essendo molto leggero, la forza esercitata dal campo magnetico terrestre sui magnetosomi &egrave; sufficiente a far ruotare l&#8217;intero organismo, allineandolo con il campo terrestre. Gli urti delle molecole d&#8217;acqua tendono a fargli perdere questo orientamento, ma il campo magnetico lo rimette rapidamente in riga. In questo modo, muovendo il flagello, <em>M. magnetotacticum</em> pu&ograve; spostarsi lungo le linee del campo magnetico terrestre senza essere sballottato in qua e in l&agrave;. Ha ceduto in parte la libert&agrave; di muoversi nelle tre dimensioni, in cambio della capacit&agrave; di conservare una direzione precisa di movimento. Quelle linee di campo che per noi sono appena visibili nella debole oscillazione di una bussola, per <em>M. magnetotacticum</em> sono veri propri binari, solchi profondi nei quali si muove saldamente.</p>
<p><strong>Per approfondire:</strong></p>
<p>Una descrizione delle propriet&agrave; della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magnetite">magnetite</a>.</p>
<p>Un articolo su <a href="http://web.mst.edu/~microbio/BIO221_2006/M_magnetotacticum.htm"><em>Magnetospirillum magnetotacticum</em></a>.</p>
<p>Una pagina sull&#8217;invenzione di <a href="http://www.lisolaweb.com/it/a/il-sensazionale-furto-di-mare-che-fece-scoprire-la-bussola">Flavio Gioia</a>.</p>
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		<title>Perché non possiamo non dirci darwiniani (3)</title>
		<link>http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/2009/04/26/perche-non-possiamo-non-dirci-darwiniani-3/</link>
		<comments>http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/2009/04/26/perche-non-possiamo-non-dirci-darwiniani-3/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 09:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[biofisica]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi complessi]]></category>
		<category><![CDATA[termodinamica]]></category>
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		<description><![CDATA[La teoria dell&#8217;origine delle specie attraverso la selezione naturale &#232; una teoria scientifica, capace di previsioni che possono essere falsificate da osservazioni sperimentali, e dotata di un enorme potere esplicativo. La biologia moderna non sarebbe pensabile senza di essa. Se stessimo parlando della fisica, diremmo che quella della selezione naturale &#232; una legge. Ma, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="579" align="left" width="200" vspace="5" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/Food_chain.jpg" alt="Catena alimentare" />La teoria dell&#8217;origine delle specie attraverso la selezione naturale &egrave; una teoria scientifica, capace di previsioni che possono essere falsificate da osservazioni sperimentali, e dotata di un enorme potere esplicativo. La biologia moderna non sarebbe pensabile senza di essa. Se stessimo parlando della fisica, diremmo che quella della selezione naturale &egrave; una <em>legge</em>. Ma, in fondo, perch&eacute; non lo facciamo? Perch&eacute; non diciamo che Darwin ha formulato una <em>legge fisica</em>?</p>
<p>Potremmo essere tentati di rispondere che non lo facciamo perch&eacute; l&#8217;evoluzione parla degli esseri viventi. La fisica, si sa, si occupa di &quot;oggetti inanimati&quot;: palle da biliardo, galassie e atomi. La selezione naturale agisce su esseri viventi, quindi &egrave; per definizione estranea alla fisica. Problema risolto.<br />
Questa, per usare un termine tecnico, &egrave; una stupidaggine. Ci sono numerosi esempi di leggi fisiche che si applicano in maniera fruttuosa agli esseri viventi. Le leggi della termodinamica, ad esempio. Uno degli scopritori del principio di conservazione dell&#8217;energia, Julius Robert von Mayer, elabor&ograve; le sue idee studiando i processi di ossidazione che avvengono negli esseri viventi e attraverso i quali gli animali ricavano energia dal cibo ingerito. I biologi contemporanei applicano le leggi della fisica non soltanto agli organismi e alle cellule, ma anche agli ecosistemi da una parte e ai componenti macromolecolari delle cellule dall&#8217;altra.</p>
<p>Per quanto riguarda gli ecosistemi, &egrave; decisivo ad esempio lo studio delle trasformazioni energetiche che avvengono da un livello all&#8217;altro di una catena alimentare. L&#8217;energia irraggiata dal Sole viene convertita soltanto in parte dalle piante, mentre una percentuale elevata si disperde nell&#8217;ambiente come calore. Una simile dispersione dell&#8217;energia avviene quando gli erbivori si cibano delle piante o quando i carnivori si cibano di erbivori. (L&#8217;illustrazione che apre questo post &egrave; la raffigurazione ottocentesca di una di queste catene alimentari in un lago svedese.) Questi risultati sono in perfetto accordo con il secondo principio della termodinamica. Quando una societ&agrave; come la nostra sceglie di usare i cereali non per alimentare direttamente gli uomini, ma per ingrassare del bestiame destinato poi all&#8217;alimentazione umana, sceglie allo stesso tempo di sprecare letteralmente il 90% dell&#8217;energia fornita dai cereali: in questa maniera assai poco efficiente i cerali che potrebbero sfamare dieci esseri umani bastano appena per uno soltanto di essi.</p>
<p>Per quanto riguarda la <em>biofisica</em> delle &quot;macchine molecolari&quot; presenti all&#8217;interno delle cellule, oggi siamo in grado di ricostruire e misurare le forze agenti ad esempio su strutture come i flagelli che alcuni batteri utilizzano per la locomozione. In effetti, le strategie che permettono a esseri abbastanza grandi come noi di muoverci in un mezzo come l&#8217;acqua &#8212; nuotare o remare, ad esempio &#8212; sono inutili per un organismo un milione di volte pi&ugrave; piccolo, come un batterio. Ed &egrave; proprio dai motori biologici sviluppati nei batteri dall&#8217;evoluzione che gli studiosi di <em>nanotecnologie</em> traggono ispirazione per progettare macchine microscopiche che forse un giorno trasformeranno la medicina e l&#8217;ingegneria.<br />
Nell&#8217;illustrazione possiamo notare come l&#8217;anatomia del flagello di un batterio gram-negativo possa essere rappresentata in mnaiera estremamente simile a quella di un dispositivo meccanico.<br />
<img height="491" width="534" alt="descrizione di un flagello batterico" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/flagellum.png" /></p>
<p>Un&#8217;altra spiegazione che potremmo avanzare per il fatto che la teoria della selezione naturale non sia considerata una teoria <em>fisica</em> &egrave; l&#8217;impossibilit&agrave; di esprimerla con una legge matematica. Le leggi della fisica, dalla legge di gravitazione universale di Newton all&#8217;equazione di Schr&ouml;dinger, hanno la forma di equazioni matematiche che legano fra loro le variabili che rappresentano le grandezze fisiche in esame. Nel caso dell&#8217;evoluzione darwiniana, la prima difficolt&agrave; in vista di una traduzione in termini matematici &egrave; proprio quella di individuare le variabili in gioco. Sarebbe ingenuo aspettarsi di poter scrivere un&#8217;equazione che permetta di calcolare la velocit&agrave; della comparsa di nuove specie cos&igrave; come scriviamo l&#8217;equazione della velocit&agrave; nel moto uniformemente accelerato. Il problema ha a che fare in parte con la difficolt&agrave; di definire il concetto stesso di &quot;specie&quot;, che risulta talvolta inutilizzabile all&#8217;interno della stessa biologia. Ma c&#8217;&egrave; un aspetto pi&ugrave; profondo, che &egrave; stato analizzato dal pi&ugrave; grande biofisico italiano, Mario Ageno.<br />
<img hspace="5" height="234" align="right" width="180" vspace="5" src="http://scienze.zanichelli.it/fisicamente/wp-content/uploads/image/Mario_Ageno.jpg" alt="Fotografia di Mario Ageno" /></p>
<p>In <em>Punti cardinali</em>, un libro straordinario in cui egli espone le proprie riflessioni di scienziato su problemi come l&#8217;origine della vita sulla Terra o il significato delle teorie fisiche, Ageno illustra con grande chiarezza che cosa distingua le situazioni affrontate dalla fisica da quelle affrontate dalla biologia. La fisica ricerca <em>leggi</em>, relazioni matematiche che spiegano in che modo un sistema evolva da un certo stato iniziale a uno stato successivo: un oggetto cade da una certa altezza, un atomo assorbe un fotone e lo riemette, due galassie si scontrano fra loro. In tutte queste situazioni possono prodursi due casi fondamentali: o c&#8217;&egrave; un solo stato finale accessibile al sistema a partire dallo stato iniziale; oppure c&#8217;&egrave; un insieme di stati possibili, ciascuno caratterizzato da una certa probabilit&agrave;. Abbiamo allora leggi fisiche <em>deterministiche</em> o <em>probabilistiche</em>.</p>
<p>
Ma nell&#8217;evoluzione delle specie la situazione &egrave; profondamente diversa. Nessuno pu&ograve; elencare in anticipo le specie future alle quali potrebbe condurre l&#8217;evoluzione di una particolare specie, e non c&#8217;&egrave; assolutamente modo di associare neppure ad alcune fra esse una probabilit&agrave; dotata di senso. Ogni organismo si trova al centro di un &quot;paesaggio&quot; evolutivo (in inglese <em>Landscape</em>) dove ad ogni punto corrisponde una certa condizione di vantaggio o svantaggio evolutivo. Il solo modo che l&#8217;organismo ha di conoscere tale paesaggio &egrave; esplorarlo, vivendo ed evolvendosi. E allo scienziato non &egrave; pi&ugrave; possibile scrivere <em>leggi</em> e deve piuttosto &#8212; come fanno appunto i biologi evoluzionistici &#8212; <em>ricostruire una storia</em>. Si passa cos&igrave; dalla <em>legalit&agrave; della fisica</em> alla <em>storicit&agrave; della biologia</em>.</p>
<p>Un aspetto straordinario di questi concetti &egrave; che alcuni ricercatori contemporanei pensano che essi possano applicarsi alla stessa fisica dell&#8217;Universo. I fisici che si occupano di teoria delle stringhe, infatti, sanno che le ipotesi della teoria sono compatibili con un numero enorme di &quot;universi possibili&quot;, ciascuno con le sue particolari leggi fisiche. Questa sconfinata collezione di universi, anche 10<sup>500</sup> secondo i calcoli pi&ugrave; accreditati, &egrave; stata battezzata da Leonard Susskind (uno dei padri della teoria delle stringhe) <em>the Landascape</em>, &quot;il Paesaggio&quot;, con una analogia esplicita con la biologia evoluzionistica.<br />
Possiamo pensare che l&#8217;universo si sia evoluto in un senso darwiniano? Questa tesi richiederebbe che esista non <em>un</em> universo, ma una <em>popolazione</em> di universi, sui quali operi una specie di selezione naturale. Ci sono cosmologi, come Lee Smolin, che hanno proposto proprio uno scenario di questo tipo. Magari ne parliamo un&#8217;altra volta&#8230;</p>
<p><strong>Per approfondire:</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Catena_alimentare">Le catene alimentari in biologia</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flagello_(biologia)">Un particolare motore biologico</a></p>
<p><a href="http://www.fisicamente.net/FISICA/index-701.htm">Una pagina dedicata all&#8217;opera di Mario Ageno</a></p>
<p><a href="http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/scienza/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=67290&amp;Q_PROG_ID=344">Lo speciale di Radio3 Scienza dedicato a Mario Ageno e il relativo <em>podcast</em></a></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leonard_Susskind">La pagina di Wikipedia dedicata a Leonard Susskind</a></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fecund_universes">Una esposizione della teoria di Lee Smolin degli <em>universi fecondi</em></a></p>
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