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	<title>Biologia e dintorni &#187; scimpanzé</title>
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	<description>Pensieri, cellule e molecole della vita quotidiana</description>
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		<title>98% scimmie</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 22:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[Il più grande spettacolo sulla Terra]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Dawkins]]></category>
		<category><![CDATA[scimpanzé]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sente sempre dire che saremmo uguali agli scimpanzé per il 98% di... che cosa? Cromosomi? Geni? Lettere di DNA? Leggete la spiegazione di Richard Dawkins.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="100" hspace="5" height="156" align="left" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/greatest_show.jpg" alt="" />Che cosa significa essere per il 98% uguale a uno scimpanz&eacute;? Il numero &egrave; quasi magico, lo si legge ovunque senza che si dica quasi mai che cosa misura di preciso. Una spiegazione illuminante per semplicit&agrave; e chiarezza si trova in una paginetta circa di &ldquo;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804595526/dawkins-richard/pi-ugrave-grande-spettacolo-della.html">Il pi&ugrave; grande spettacolo sulla Terra</a>&rdquo;, il libro di Richard Dawkins appena pubblicato da Mondadori. Voglio condividere la spiegazione con voi, sperando che Dawkins non se la prenda se lo cito a man bassa (in fondo &egrave; tutta pubbliit&agrave; per il suo libro).</p>
<p><span id="more-485"></span></p>
<div><b>Cominciamo con un&rsquo;analogia</b></div>
<div>&ldquo;Supponiamo di avere due versioni dello stesso libro e di volerle paragonare. Immaginiamo di possedere un&rsquo;edizione moderna del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_di_Daniele">libro di Daniel</a> [una parte della Bibbia ebraica] e di voler fare il paragone con un antico rotolo di pergamena appena ritrovato in una grotta vicino al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Morto">Mar Morto</a>. Quale percentuale di <i>capitoli</i> sar&agrave; identica nei due libri? Zero probabilmente, poich&eacute; anche una sola discrepanza, in un punto qualunque di ciascun capitolo, baster&agrave; per dire che le due versioni non sono identiche. E se prendiamo in considerazione le <i>frasi</i>? La percentuale in questo caso sar&agrave; molto pi&ugrave; alta. Ancora maggiore sar&agrave; la percentuale di <i>parole</i> che sono identiche, poich&eacute; queste hanno un numero minore di lettere rispetto alle frasi e dunque offrono meno opportunit&agrave; di far saltare l&rsquo;uguaglianza. Ma l&rsquo;identit&agrave; fra due parole si spezza anche per una sola lettera. Quindi la percentuale di lettere identiche che si trova allineando i due testi e confrontandoli lettera per lettera sar&agrave; ancora pi&ugrave; alta. Ma stiamo contando capitoli, parole, lettere o che cosa? <span style="color: red">Una stima come quella del &lsquo;98% di uguaglianza&rsquo; non vuol dire nulla se non specifichiamo l&rsquo;unit&agrave; di misura che stiamo paragonando</span>&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Torniamo al DNA</b></div>
<div>&ldquo;Se uno paragona cromosomi interi, la percentuale &egrave; pari a zero. Basta infatti soltanto una differenza lungo un punto qualunque dei cromosomi per stabilire che essi sono differenti.</div>
<div><span style="color: red">In realt&agrave; la cifra che viene citata di frequente, il 98% circa di materiale genetico condiviso fra l&rsquo;uomo e lo scimpanz&eacute;, non si riferisce n&eacute; ai numeri di cromosomi, n&eacute; ai numeri di geni, ma ai numeri di &laquo;lettere&raquo;, o coppie di basi, del DNA che combaciano nei rispettivi geni umani e di scimpanz&eacute;</span>&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Come si misura</b></div>
<div>&ldquo;Se uno riscalda gradualmente il DNA, a un certo punto &ndash; attorno agli 85 &deg;C &ndash; i legami fra i due filamenti della doppia elica si spezzano e le due catene si separano. La temperatura attorno agli 85 &deg;C &egrave; una sorta di &laquo;punto di fusione&raquo;. Lasciando raffreddare le due eliche ciascuna di esse si riappaia spontaneamente con un&rsquo;altra singola elica, o con un suo frammento, ovunque ci&ograve; possa avvenire secondo le normali regole di appaiamento fra coppie di basi del DNA. <span style="color: red">Uno pu&ograve; pensare che l&rsquo;unione avvenga sempre fra i due filamenti che si erano separati e che prima erano perfettamente appaiati. In effetti pu&ograve; succedere, ma le cose non sono sempre cos&igrave; precise.</span> Frammenti di DNA trovano in genere diversi altri frammenti con cui possono appaiarsi oltre ai loro partner originali. E in effetti se si mischiano frammenti separati di DNA di due specie diverse, facilmente si formano accoppiamenti interspecifici&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Il DNA &egrave; soltanto DNA</b></div>
<div>&ldquo;<span style="color: red">Che si tratti di DNA umano, di scimpanz&eacute; o di mela, non ha alcuna importanza. Gli appaiamenti avvengono comunque. </span><span style="color: red">&Egrave;</span><span style="color: red"> la forza del legame tuttavia a non essere sempre uguale. Frammenti di DNA a singola elica si appaiano pi&ugrave; strettamente con frammenti identici che non con filameni con cui le somiglianze sono minori</span>&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Come una cerniera lampo con qualche dente in meno</b></div>
<div>&ldquo;Come possiamo misurare la forza dell&rsquo;appaiamento, dopo che frammenti di specie diverse si sono incontrati e uniti? Il metodo &egrave; di una semplicit&agrave; incredibile. Si misura il &laquo;punto di fusione&raquo; dei legami. Ricorderete che il punto di fusione del DNA a doppia elica &egrave; di circa 85 &deg;C. Questo &egrave; vero nel caso di un normale frammento di DNA a doppia elica, propriamente appaiato, come nel caso in cui un filamento umano si stacca dal suo filamento complementare, dello stesso DNA umano. Ma quando l&rsquo;appaiamento &egrave; pi&ugrave; debole &ndash; come quando un filamento umano si &egrave; appaiato con uno di scimpanz&eacute; &ndash; una temperatura leggermente pi&ugrave; bassa &egrave; sufficiente a rompere il legame. E quando il DNA umano si &egrave; appaiato con il DNA di un cugino pi&ugrave; distante, come un pesce o un rospo, una temperatura ancora minore &egrave; sufficiente a causare la separazione. <span style="color: red">La differenza fra il punto di fusione necessario a separare due filamenti appaiati della stessa specie e quello per dividere due filamenti appartenenti a due specie diverse &egrave; la nostra misura della distanza genetica fra le due specie</span>.&rdquo; Approssimativamente ogni diminuzione di 1 &deg;C nel &laquo;punto di fusione&raquo; equivale a un calo dell&rsquo;1% nel numero di &laquo;lettere&raquo; di DNA che sono appaiate (o a un aumento dell&rsquo;1% nel numero di denti mancanti della cerniera)&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Trucchi del mestiere</b></div>
<div style="text-align: left">&ldquo;In questo metodo ci sono complicazioni in cui non mi sono addentrato, e problemi insidiosi per cui esistono soluzioni ingegnose. Per esempio, se mischiamo DNA umano e di scimpanz&eacute;, gran parte dei frammenti umani si appaieranno ad altri filamenti umani, e gran parte di quelli di scimpanz&eacute; si unieranno a filamenti della stessa specie. Come &egrave; possibile distinguere il DNA ibrido, il cui &lsquo;punto di fusione&rsquo; &egrave; quello che vogliamo misurare, dal DNA di una sola specie? La risposta sta in un trucchetto intelligente che comporta il fatto di marcare prima i due tipi di DNA con diversi traccianti radioattivi. Ma i dettagli ci porterebbero lontano. <span style="color: red">Il punto essenziale da ricordare &egrave; che &egrave; questa tecnica di ibridazione del DNA a permettere agli scienziati di stabilire che la similarit&agrave; genetica fra uomini e scimpanz&eacute; &egrave; attorno al 98%; e a ottenere percentuali prevedibilmente pi&ugrave; basse via via che ci si muove verso coppie di animali dalla parentela sempre pi&ugrave; distante</span>&rdquo;.</div>
<div style="text-align: left">Grazie Richard Dawkins!</div>
<div style="text-align: left">&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><img width="230" height="651" border="1" align="middle" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/hybridization.gif" alt="" /></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><em>La traduzione di questo stralcio non &egrave; tratta dalla traduzione italiana di</em> The greatest show on Earth<em>, ma &egrave; dell&#8217;autrice del blog</em> Biologia e dintorni.</div>
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		<title>Cibi cotti: bonus o malus per gli esseri umani?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cottura]]></category>
		<category><![CDATA[scimpanzé]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai pensato di condividere la cena di uno scimpanz&#233;? Ci ha provato Richard Wrangham, primatologo presso il dipartimento di antropologia della Harvard University. Nel corso di uno dei tanti soggiorni nelle foreste dell&#8217;Uganda occidentale Wrangham ha cercato di sopravvivere con la stessa dieta delle &#171;sue&#187; scimmie. Una fame terribile ha per&#242; arrestato il tentativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai pensato di condividere la cena di uno scimpanz&eacute;? Ci ha provato Richard Wrangham, primatologo presso il dipartimento di antropologia della Harvard University. Nel corso di uno dei tanti soggiorni nelle <a target="_blank" href="http://www.fas.harvard.edu/%7Eprimates/index.htm">foreste dell&rsquo;Uganda occidentale</a> Wrangham ha cercato di sopravvivere con la stessa dieta delle &laquo;sue&raquo; scimmie. Una fame terribile ha per&ograve; arrestato il tentativo dopo poche ore: la dieta umana &ndash; ha dovuto riconoscere il primatologo britannico &ndash; &egrave; MOLTO pi&ugrave; calorica di quella di uno scimpanz&eacute;.</p>
<div>Da dove vengono le calorie in pi&ugrave;? Dalla <a target="_blank" href="http://www.edge.org/3rd_culture/wrangham/wrangham_index.html">cottura</a>, secondo Wrangham. Sappiamo da tempo che i cibi cotti ci difendono da diarree e altri inconvenienti, dovuti a incontri ravvicinati con microrganismi patogeni.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Secondo Wrangham il fatto di cuocere i cibi avrebbe avuto anche un altro ruolo importante per il successo della nostra specie: il risparmio energetico che l&#8217;organismo ottiene ogni volta che si nutre di alimenti cucinati. Come avverrebbe questo risparmio? Con la cottura gli amidi si trasformano in sostanze gelatinose, le proteine si denaturano, il cibo nel complesso si ammorbidisce e la digestione diventa un processo pi&ugrave; veloce e meno dispendioso.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Se la cottura ci fa spendere meno energia, essa consente anche di mangiare con minore frequenza e quindi di liberare tempo che l&#8217;uomo pu&ograve; dedicare ad altro, sapendo di poter contare, la sera, su un energetico pasto cucinato. L&rsquo;abilit&agrave; di trovare o di elaborare un pasto in ogni ambiente ha permesso agli esseri umani di colonizzare quasi ogni angolo del pianeta, producendo un&acute;incredibile diversit&agrave; di diete.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Oggi medici ed epidemiologi vedono, probabilmente a ragione, un futuro nero per le schiere di persone sovrappeso che popolano i Paesi sviluppati. Colpevole &egrave; la dieta, troppo ricca di nutrienti ad assorbimento molto rapido, e uno stile di vita di scarso dispendio energetico. Ma sia la dieta ipercalorica che lo stile di vita sedentario sono il frutto degli innumerevoli tentativi, durati centinaia di migliaia d&rsquo;anni, di ottenere cibi sempre pi&ugrave; nutrienti con uno sforzo sempre pi&ugrave; ridotto. La cottura &egrave; uno dei traguardi raggiunti.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Insomma, l&rsquo;immenso successo della nostra alimentazione ci si ritorce contro. In effetti lo sforzo per procurarci il cibo e per prepararlo &egrave; diventato davvero minimo rispetto alle calorie che assumiamo. Se non vogliamo assomigliare sempre pi&ugrave; a oche all&rsquo;ingrasso e non vogliamo neppure passare la vita incatenati a un <i>treadmill</i> nella speranza di perdere peso, siamo costretti a modificare un po&rsquo; la nostra alimentazione. La dieta a crudo degli scimpanz&eacute; non ci permetterebbe di sopravvivere, ma quanto potremmo avvicinarci al budget calorico delle attuali popolazioni che vivono di sussistenza? E come potremmo farlo senza troppo nuocere alla rapidit&agrave; del nostro cervello, che adora gli amidi e gli altri zuccheri a rapido assorbimento? Due domande cui converr&agrave; trovare presto una risposta.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Proviamo a rivolgerle anche ai blog <span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank"><span style=""><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">La scienza in cucina</span></span></span></a></span> di Dario Bressanini e Mente e psiche <a target="_blank" href="http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/">Mente e psiche</a> di Daniela Ovadia.</div>
<div><i>&nbsp;</i></div>
<div>&nbsp;***</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Per approfodire:</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>In questo podcast potete ascoltare un&#8217;interessante sintesi degli interventi sull&acute;origine della dieta umana, compreso uno di Richard Wrangham. Il podcast &egrave; stato registrato nell&acute;ambito del congresso che si &egrave; appena tenuto a Chicago sull&rsquo;origine e il futuro della vita sul nostro pianeta, organizzato dall&#8217;American Association for the Advancement of Science:&nbsp;</div>
<div><a href="http://podcasts.aaas.org/science_podcast/SciencePodcast_090214a.mp3">&nbsp;</a></div>
<p>In questo libro un articolo di Wrangham insieme a testi di altri studiosi dell&rsquo;evoluzione della dieta umana:</p>
<p><i>Evolution of the Human Diet &#8211; The known, the unknown and the unknowable</i> <i>Edited by Peter S. Ungar, Oxford University Press 2007<br />
</i></p>
<p><i>The Inspirational Chimpanzee: How Four Decades of Research Have Changed Our View of Humanity</i>&rsquo; &egrave; il titolo del discorso di Richard Wrangham al convegno della Leaky Foundation nel 2008 (cliccando sul link potete ascoltare i primi 9 minuti; le parti seguenti si trovano su youtube, sempre sul canale della Leaky Foundation):</p>
<p><object height="265" width="320"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wSHqp_eAJGU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed height="265" width="320" src="http://www.youtube.com/v/wSHqp_eAJGU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash"></embed></object></p>
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