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	<title>Biologia e dintorni</title>
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	<description>Pensieri, cellule e molecole della vita quotidiana</description>
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		<title>Virus: il nemico invisibile</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[virus; cancro; Veronesi; AIRC]]></category>

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		<description><![CDATA[I virus sono il tema della 6° Conferenza mondiale sul futuro della scienza, in programma a Venezia dal 19 al 21 settembre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="250" height="141" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/collection_lukejerram.jpg" />Il 2010 &egrave; l&rsquo;anno della biodiversit&agrave;. C&rsquo;&egrave; forse al mondo qualcosa di pi&ugrave; diverso e variegato dei virus? Con circa 5000 tipi conosciuti e miliardi ancora senza scheda segnaletica, i virus abbondano in quasi ogni ecosistema terrestre e sono fra le entit&agrave; biologiche pi&ugrave; frequenti del pianeta.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Forse sono proprio l&rsquo;abbondanza, la variet&agrave; e l&rsquo;importanza per la salute umana ad aver convinto Umberto Veronesi a dedicare ai virus la <a target="_blank" href="http://www.futureofscience.org/">6&deg; Conferenza mondiale sul futuro della scienza</a>, in programma a Venezia, dal 19 al 21 settembre, grazie alle Fondazioni <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/">Veronesi</a>, <a href="http://www.cini.it/">Cini</a> e <a href="http://www.fondazionetronchetti.it/">Tronchetti Provera</a> in collaborazione con l&rsquo;<a href="/Documents%20and%20Settings/Lisa/Documenti/Privato/privato%20B/Zanichelli/Bio%20e%20dintorni/Archivio/ww.airc.it">Associazione italiana per la ricerca sul cancro</a> (AIRC).<span id="more-567"></span></div>
<div>I virus vivono o non vivono? Sul dilemma il dibattito &egrave; aperto da pi&ugrave; di un secolo. I virus sono giusto un pacchetto di geni racchiusi in una scatola proteica, troppo poco per entrare di diritto nel catalogo della vita. Del resto non mangiano, non respirano e si riproducono soltanto se dirottano a proprio favore i macchinari di una cellula ospite. Eppure la capacit&agrave; di questi piccoli parassiti di mutare e di trasformarsi per la pressione della selezione naturale &egrave; pari o addirittura superiore a quella dei viventi a pieno titolo.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>L&rsquo;origine dei virus &egrave; misteriosa. Nessuno sa di preciso quando e dove sia stato il loro inizio, e se si sia prodotto una volta o pi&ugrave;. Eppure sono fra i grandi motori dell&rsquo;evoluzione. Le sfide che lanciano di continuo agli altri organismi viventi sono uno sprone incessante al cambiamento, e i pezzi di DNA e RNA che trasportano entrando e uscendo dalle cellule lasciano tracce durature in quasi ogni genoma.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>La popolarit&agrave; non &egrave; il loro forte. Dal raffreddore all&rsquo;AIDS al cancro, senza dimenticare qualche pandemia leggendaria, le infezioni virali lasciano di rado un ricordo positivo. Ogni volta che un virus fa a guardie e ladri con il nostro sistema immunitario, la partita comporta complicazioni, diversivi e colpi di scena degni di un romanzo giallo. Il sistema di difesa che ci protegge dalle infezioni virali si &egrave; evoluto nel corso di qualche millennio, in parallelo agli astuti stratagemmi che consentono ai virus di passare inosservati attraverso sofisticati sistemi di sorveglianza. La temibilit&agrave; dei virus per la salute &egrave; una delle principali ragioni per cui gli scienziati li studiano tanto a fondo. Grazie al loro lavoro oggi disponiamo di vaccini, farmaci e strategie preventive che nell&rsquo;ultimo secolo hanno contribuito a cambiare l&rsquo;elenco delle cause di morte, almeno nei paesi ricchi.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Nel resto del mondo il potere dei virus &egrave; ancora imponente e gli effetti non si sentono soltanto sulle persone, ma anche sulle piante e sugli animali, ossia sulla possibilit&agrave; di alimentarsi in maniera adeguata per miliardi di esseri umani.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Negli ultimi vent&rsquo;anni si &egrave; imparato e fatto moltissimo, con conoscenze che continuano ad accumularsi a ritmi sempre pi&ugrave; serrati. Tuttavia per molte malattie virali, dall&rsquo;influenza a Ebola, dall&rsquo;afta epizotica al mosaico del pomodoro, le soluzioni definitive sono ancora lontane. Nella gara di velocit&agrave; evolutiva i virus ci battono alla grande, ma anche noi, sfidati in continuazione da questi esserini invisibili e sveltissimi, abbiamo fatto progressi straordinari, accrescendo le nostre capacit&agrave; di difesa in maniera impensabile fino a pochi anni fa. E siamo pure giunti a sfruttare diversi virus a nostro vantaggio, facendone dei preziosi alleati nello studio e nella terapia di numerose malattie.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Il programma della conferenza</b></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: left"><img width="250" height="188" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/Mont_Gallo.JPG" />In apertura, <a href="http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/2008/montagnier-autobio.html">Luc Montagnier</a> e <a href="http://www.ihv.org/about/bios/gallo.html">Robert Gallo</a>, i due scienziati che hanno dato il contributo maggiore alla scoperta del virus dell&rsquo;AIDS. Per la prima volta insieme dopo anni di confronti agguerriti sul primato della scoperta dell&rsquo;HIV; Montagnier e Gallo inaugureranno insieme la conferenza, domenica 19, con due lecture da non perdere.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Luned&igrave; 20 al mattino si parler&agrave; di evoluzione dei virus con <a href="http://www.virology.ed.ac.uk/research/Crawford.htm">Dorothy Crawford</a>, microbiologa dell&rsquo;Universit&agrave; di Edinburgo e autrice del libro &ldquo;<a href="http://www.ibs.it/code/9788870787481/crawford-dorothy/nemico-invisibile-storia-naturale.html">Il nemico invisibile</a>&rdquo; che ha prestato il titolo alla conferenza; si proseguir&agrave; con <a href="http://www.gvfi.org/wolfe/index.html">Nathan Wolfe</a>, cacciatore di virus da Stanford all&rsquo;Africa subsahariana, e con <a href="http://home.ncifcrf.gov/hivdrp/Coffin.html">John Coffin</a>, professore alla Tufts University di Boston ed esperto delle tracce che i retrovirus lasciano nel genoma degli ospiti.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Quindi passeremo ai virus di piante e animali, con <a href="http://www.izsvenezie.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=561&amp;Itemid=465">Ilaria Capua</a>, direttore del laboratorio di referenza della FAO per l&rsquo;influenza aviaria presso l&rsquo;Istituto zooprofilattico delle Venezie, che parler&agrave; di &ldquo;one health&rdquo;: come studiare insieme i virus animali e umani per meglio proteggere la salute. <a href="http://www.cimmyt.org/Research/Maize/symposium/biodata/Pandey/Pandey.htm">Shivaji Pandey</a>, direttore di ricerca della FAO, e <a href="http://www.pb.ethz.ch/people/wgruisse">Wilhelm Gruissem</a>, professore all&rsquo;ETH di Zurigo, concluderanno la mattinata parlando della battaglia contro i virus delle piante come strategia per sconfiggere la fame nel mondo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div>Il 20 pomeriggio sar&agrave; il turno dei virus del genere umano. <a href="http://www.rockefeller.edu/research/faculty/abstract.php?id=143">Charles Rice</a>, professore alla Rockefeller University di New York, parler&agrave; di epatite C, un virus sfuggente, ma dagli effetti perniciosi e duraturi; <a href="http://research.mssm.edu/garcia-sastre/adolfo-garcia-sastre.html">Adolfo Garc&iacute;a-Sastre</a>, condirettore del laboratorio di salute globale e patogeni emergenti alla Mount Sinai School of Medicine di New York, far&agrave; il punto sulle pandemie influenzali; <a href="http://www.niaid.nih.gov/labsandresources/labs/aboutlabs/lv/Pages/default.aspx">Heinz Feldmann</a>, direttore del laboratorio di virologia del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, parler&agrave; di virus emergenti; <a href="http://www.humanitasricerca.org/301.html">Alberto Mantovani</a>, direttore scientifico dell&rsquo;Istituto clinico Humanitas di Milano, parler&agrave; di virus, immunit&agrave; e sfide globali per la diffusione di farmaci e vaccini; <a href="http://www.pnas.org/content/103/29/10831">Rino Rappuoli</a>, direttore della ricerca della Novartis Vaccines, chiuder&agrave; la giornata raccontando come si progettano i vaccini dell&rsquo;era globale.</div>
<div>&nbsp;</div>
<p><img width="200" height="196" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/robinpic.jpg" /></p>
<div>I virus e il cancrosar&agrave; il tema con cui <a href="http://www.the-scientist.com/article/display/13360/">Robin Weiss</a>, professore di oncologia virale alla University College London, aprir&agrave; marted&igrave; 21 il simposio dedicato a questo tema dall&rsquo;Associazione per la ricerca sul cancro (AIRC). La mattinata proseguir&agrave; con l&rsquo;intervento di <a href="http://ccr.cancer.gov/staff/staff.asp?profileid=5587">Genoveffa Franchini</a>, del National Cancer Institute di Bethesda, sui fattori che favoriscono la persistenza dei virus negli esseri umani e lo sviluppo dei tumori. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harvey_J._Alter">Harvey Alter</a>, &ldquo;distinguished investigator&rdquo; dei National Institutes of Health di Bethesda, &egrave; colui che ha scoperto il virus dell&rsquo;epatite C; grazie al test da lui sviluppato oggi &egrave; possibile controllare l&rsquo;eventuale contaminazione delle donazioni di sangue, evitando cos&igrave; il 30% dei contagi da virus dell&rsquo;epatite C, e degli eventuali tumori conseguenti del fegato, che prima del test avvenivano tramite le trasfusioni. <a href="http://www.salk.edu/faculty/verma.html">Inder Verma</a>, professore al Salk Institute di La Jolla, illustrer&agrave; infine il ruolo dei virus &ldquo;buoni&rdquo;, i preziosi alleati dell&rsquo;uomo nello studio, nella prevenzione e nella terapia di molte malattie fra cui il cancro.</div>
<div>&nbsp;</div>
<p>In chiusura, il pomeriggio del 21, una sessione dedicata ai virus nella societ&agrave;. <a href="http://muse.jhu.edu/login?uri=/journals/sais_review/v024/24.1ostfield01.html">Marc Ostfield</a>, direttore dell&rsquo;ufficio di Policy e Global Issues per Europa e Eurasia del Dipartimento di Stato statunitense, parler&agrave; della lotta globale contro le minacce biologiche. Seguiranno le lecture di <a href="http://www.abcrc.org.au/pages/news.aspx?NewsArticleID=294&amp;Display=1">John McKenzie</a>, professore emerito alla Curtin University, Australia, che discuter&agrave; dell&rsquo;impatto economico e sociale delle infezioni virali, e di <a href="http://www.nestle.it/ufficio_stampa/CorporateCommunication/ComunicatiStampa/comunicati_2007/ManuelaKronDirettoreCorporate.htm">Manuela Kron</a>, di Nestl&egrave; Italia, che illustrer&agrave; come le aziende gestiscono i rischi epidemiologici. Chiuder&agrave; la conferenza <a href="http://www.soc.unitn.it/sus/mb.htm">Massimiano Bucchi</a>, professore dell&rsquo;Universit&agrave; di Trento, parlando della rappresentazione dei virus e delle pandemie nei media.&nbsp;</p>
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		<title>Come creare una cellula batterica controllata da un genoma sintetico</title>
		<link>http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/2010/05/24/come-creare-una-cellula-batterica-controllata-da-un-genoma-sintetico/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 17:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[biologia della cellula]]></category>
		<category><![CDATA[biologia sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Craig Venter]]></category>
		<category><![CDATA[genoma]]></category>
		<category><![CDATA[Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0]]></category>
		<category><![CDATA[vita artificiale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dirigere una cellula a partire da un genoma di sintesi: il sogno che Craig Venter coltivava da circa 15 anni si è realizzato. Nel post, le tappe fondamentali della ricerca che hanno portato alla cellula semiartificiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify"><img width="100" height="129" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/m_%20mycoides%20JVCI-syn%201_0_2.jpg" />Il sogno di Craig Venter, di creare una cellula con un genoma di sintesi, si &egrave; realizzato ad aprile 2010. Al progetto hanno lavorato pi&ugrave; di 20 persone per circa 15 anni, con costi superiori a 40 milioni di dollari. La ricerca, guidata da <a href="http://blogs.jcvi.org/2010/05/scientist-spotlight-hamilton-o-smith-and-clyde-a-hutchison-iii-2/">Clyde Hutchison III e Hamilton Smith</a> (quest&rsquo;ultimo gi&agrave; premio Nobel per la fisiologia o la medicina nel 1978), si &egrave; svolta presso il <a href="http://www.jcvi.org/">J. Craig Venter Institute</a> (JCVI), nei laboratori di Rockville, in Maryland, e di San Diego, in California.&nbsp;Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali della ricerca.<span id="more-562"></span></div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>La vicenda ha inizio nel</b> <b>1995</b>. Venter e colleghi <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/270/5235/397">sequenziano il pi&ugrave; piccolo genoma conosciuto di un microrganismo dotato di vita propria</a>, il <i>Mycoplasma genitalium</i>. Il cromosoma del batterio contiene soltanto 600.000 coppie di basi o circa 500 geni.</div>
<div style="text-align:justify"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align:justify">La prossima domanda che si fanno gli scienziati &egrave;: quanti di questi geni sono necessari e quanti sono invece dispensabili per la vita di questo microrganismo.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Siamo nel 2003</b>. 100 geni dei circa 500 del <i>Mycoplasma genitalium</i> non sono essenziali alla vita del batterio. In altre parole soltanto 400 geni sono <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/summary/299/5609/1006">il minimo complemento genico del piccolo microrganismo</a>. L&rsquo;idea &egrave; dunque di usare queste istruzioni basilari per sintetizzare un genoma sintetico e trasferirlo in un batterio cui saranno stati rimossi tutti i geni.</div>
<div style="margin-left:18.0pt;text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify">Tuttavia, sintetizzare un intero cromosoma batterico e farlo funzionare all&rsquo;interno di una cellula non &egrave; un&rsquo;impresa banale. La tecnologia non esiste, &egrave; tutta da inventare. Anni di lavoro intenso e di innumerevoli tentativi passano prima di arrivare al successo di un mese fa.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Quattro anni pi&ugrave; tardi, nel 2007,</b> il trio di scienziati riesce a <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/317/5838/632">trapiantare un cromosoma naturale di una specie batterica in un&rsquo;altra</a> 632).</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Per il 2008</b> <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/319/5867/1215">&egrave; pronto il primo cromosoma sintetico</a>: una copia conforme del genoma naturale di <i>Mycoplasma genitalium</i>, cui sono state aggiunte brevi sequenze di DNA che permettono di distinguere la copia artificiale da quella presente in natura.</div>
<div style="margin-left:18.0pt;text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify">Combinare questi due ultimi passaggi sembrerebbe un gioco da ragazzi e invece &ldquo;l&rsquo;ultimo miglio&rdquo; si rivela il pi&ugrave; irto di ostacoli. <i>Mycoplasma genitalium </i>cresce troppo lentamente: si decide di abbandonarlo, passando a <i>Mycoplasma mycoides</i>, un batterio dal ritmo riproduttivo pi&ugrave; vigoroso. Il genoma di questo nuovo batterio, 1 milione di basi circa, &egrave; sequenziato e copiato.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Arriviamo cos&igrave; al 2009</b>. Venter e colleghi dimostrano che <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1173759">&egrave; possibile estrarre il cromosoma naturale di <i>Mycoplasma mycoides</i>, trasferirlo e modificarlo in cellule di lievito, e quindi inserirlo nel <i>Mycoplasma</i> <i>capricolum</i></a>, un altro parente stretto del batterio.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify">Ora resta soltanto da fare la stessa cosa con il cromosoma artificiale, ancora da sintetizzare. Come fare?</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Siamo a cavallo fra il 2009 e il 2010</b>. Venter e colleghi ordinano 1000 sequenze di DNA, ciascuna da 1080 coppie di basi, da una ditta che produce materiale genetico di sintesi. L&rsquo;insieme delle sequenze copre l&rsquo;intero genoma di <i>Mycoplasma mycoides</i>. Per assemblarle pi&ugrave; facilmente nell&rsquo;ordine corretto, ciascuna sequenza ha alle estremit&agrave; 80 coppie di basi che si sovrappongono con quelle delle sequenze vicine. Inoltre, per riconoscere l&rsquo;origine sintetica del cromosoma assemblato, alcune sequenze contengono stringhe di basi che, in codice, decifrano un indirizzi e-mail, i nomi di molte delle persone coinvolte nel progetto e alcune citazioni famose.</div>
<div style="text-align:justify">L&rsquo;assemblaggio delle sequenze, prima in segmenti di 10.000 coppie di basi, quindi di 100.000, fino al cromosoma completo, avviene in cellule di lievito.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><img width="200" height="263" border="1" align="middle" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/synthetic%20M_%20mycoides.JPG" /></div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify">Tuttavia, il cromosoma artificiale inserito nel <i>Mycoplasma capricolum</i> non funziona: le cellule non si riproducono. Ci dev&rsquo;essere un <i>bug</i>, come direbbero gli informatici. Ma trovarlo &egrave; come cercare un ago in un pagliaio di un milione di basi. Come fare? Con il trasferimento sistematico di combinazioni di DNA naturale e sintetico, che ha portato a individuare l&rsquo;errore di una singola base, e a ritardare il progetto di 3 mesi.</div>
<div style="text-align:justify">Riparata la sequenza, <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/science.1190719">i biologi vedono finalmente crescere una colonia blu di batteri, a partire da una cellula che ha cominciato a riprodursi</a> (il colore blu &egrave; il marcatore che la cellula sta usando il genoma sintetico).</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><strong>La nuova specie batterica</strong>, cui viene dato il nome di <i>Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0</i>, &egrave; la prova di principio che &egrave; possibile riprogrammare la vita di una cellula&nbsp;esistente a partire da un genoma sintetico.</div>
<div style="text-align: center"><img width="200" height="263" border="1" align="middle" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/m_%20mycoides%20JVCI-syn%201_0.jpg" /></div>
<div style="text-align: center">&nbsp;</div>
<div style="text-align: left"><b>Domande e risposte</b></div>
<div style="text-align:justify">Di seguito trovate una sintesi delle principali domande poste ai ricercatori e delle relative risposte:</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Perch&eacute; costruire una cellula sintetica? </b>Per comprendere meglio i fondamenti delle cellule viventi e per dirigere le cellule a eseguire azioni utili, come purificare l&rsquo;acqua o sintetizzare nuovi carburanti biologici, in quantit&agrave; e con efficacia diverse da quelle possibili con le specie attualmente esistenti.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Che differenza c&rsquo;&egrave; fra questa nuova tecnologia e le ormai tradizionali tecniche di ingegneria genetica?</b></div>
<div style="text-align:justify">Gli esperimenti di ingegneria genetica di solito determinano la sostituzione di un numero limitato di geni, selezionati tramite tentativi empirici, in piante, batteri o virus. Viceversa, la biologia sintetica sostituisce un intero genoma, la cui progettazione avviene a partire dallo studio delle sequenze al computer, prima di procedere a esperimenti in vitro.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Quali sono le potenziali applicazioni di una cellula sintetica?</b></div>
<div style="text-align:justify">Una migliore comprensione del funzionamento delle cellule, lo sviluppo di nuove tecniche per la progettazione di vaccini, farmaci e biocarburanti avanzati, la possibilit&agrave; di ottenere nuovi alimenti, acque pulite, tessuti innovativi.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><b>Quali sono i rischi associati agli organismi sintetici?</b></div>
<div style="text-align:justify">Come ogni nuova area della scienza, della medicina o della tecnologia, la genomica sintetica ha il potenziale di essere usata per grandi benefici alla societ&agrave; (biocarburanti, vaccini e farmaci ecc.), ma pu&ograve; anche essere usata per obiettivi negativi. Le implicazioni di questa nuova tecnologia dovranno essere discusse a livello sia nazionale sia globale, come pure in forum di discussione aperti a bioeticisti, insegnanti, studenti, media e societ&agrave; civile in genere, in modo che la gente possa comprendere i fondamenti della nuova tecnologia, insieme a rischi e benefici.</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify">In questo video potete vedere la conferenza stampa del 20 maggio, del&nbsp;J. Craig Venter Institute:</div>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<p style="text-align: center"><embed src="http://blip.tv/play/AYHghmIC" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="300"></embed></p>
<div style="text-align:justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align:justify"><i>Il post &egrave; basato sull&rsquo;<a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/328/5981/958">ottima sintesi di Elizabeth Pennisi</a>, pubblicata il 23 maggio su </i>Science<i> e sulle <a href="http://www.jcvi.org/cms/research/projects/first-self-replicating-synthetic-bacterial-cell/faq/">domande e risposte</a> pubblicate sul sito del&nbsp;<i>J. Craig Venter Institute</i>.</i></div>
<div style="text-align:justify"><i>Le immagini sono tratte dal sito del J. Craig Venter Institute.</i>&nbsp;</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piastrine: molto più di un cerotto</title>
		<link>http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/2010/05/19/piastrine-molto-piu-di-un-cerotto/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 10:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[artrite reumatoide]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[coagulazione]]></category>
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		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[piastrine]]></category>
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		<description><![CDATA[Le piastrine sono conosciute per i coaguli che fermano le emorragie sanguigne, ma il loro potere è ben più ampio. Le scoperte dell'ultimo decennio hanno chiarito il ruolo chiave delle piastrine nell'infiammazione, nella difesa dalle infezioni e nello sviluppo. Ma a volte le piastrine favoriscono il cancro e le malattie autoimmuni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="200" height="130" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/Red_White_Blood_cells.jpg" />Vi confesso che sulle piastrine ero rimasta indietro. Pensavo che fossero soltanto dei tappabuchi molecolari, capaci solo di chiudere ferite con un coagulo di sangue. Non che fermare le emorragie sia un compito banale o inutile. Ma fra le cellule prive di nucleo e di geni avevo sempre trovato pi&ugrave; affascinanti i globuli rossi, di due terzi pi&ugrave; grandi, con il loro colore vivace, la forma elegante e la funzione nobilissima del trasporto d&rsquo;ossigeno.</p>
<div>&nbsp;</div>
<div>Ebbene, mi sbagliavo di grosso. Leggendo l&rsquo;ottimo articolo di Mitch Leslie, pubblicato da poco su <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/summary/328/5978/562"><em>Science</em></a>, ho scoperto che le piastrine hanno poteri che nessuno immaginava fino a una decina d&rsquo;anni fa. &ldquo;Sono guaritori che versano fattori di crescita e altre molecole lenitive in grado di ricostruire il tessuto danneggiato &ndash; spiega Leslie &ndash; Sono soldati che scatenano l&rsquo;infiammazione, la risposta protettiva dell&rsquo;organismo, allertano le cellule del sistema immunitario e attaccano perfino i microbi che si intrufolano nelle ferite. Sono trasportatori di lunga distanza che raccolgono e distribuiscono varie sostanze chimiche, fra cui la serotonina, che aiuta il fegato a rigenerarsi dopo una lesione. Sono persino ingegneri, che plasmano il sistema vascolare dei neonati&rdquo;.<span id="more-555"></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il secondo gruppo cellulare pi&ugrave; numeroso nel sangue dopo i globuli rossi (in ogni mm<sup><span>3</span></sup> ce ne sono circa 400.000), le piastrine sono piene rase di proteine di ogni genere (se ne contano pi&ugrave; di un migliaio per cellula, un gran numero tenendo conto del fatto che non c&rsquo;&egrave; il nucleo) e hanno un metabolismo molto attivo (nella foto in alto, tratta da Wikipedia, la piastrina &egrave; in mezzo, fra un globulo rosso a sinistra e un globulo bianco a destra). &nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Come nascono le piastrine? Si sapeva che si staccano da protrusioni di grandi cellule del midollo osseo, chiamate megacariociti. Come la separazione avvenisse era tuttavia un mistero, fino alle osservazioni di <a href="http://labs.idi.harvard.edu/vonandrian/index.html">Ulrich H. von Andrian</a> e collaboratori, che nel 2007 ad Harvard sono riusciti a <a href="http://labs.idi.harvard.edu/vonandrian/Pages/Juntvideospage-Science_new.htm">filmare il processo</a>. Da questo studio si &egrave; capito che le piastrine si staccano dai megacariociti per azione dello stress esercitato su queste cellule dal flusso sanguigno.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>
<div style="text-align: center"><img width="300" height="168" align="middle" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/1689-1-med.gif" /></div>
<div style="text-align: center">&nbsp;<span style="font-size: smaller">Come nascono le piastrine (fonte: <em>Science</em>)</span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><br />
</span></div>
</div>
<div>Pare che possano addirittura riprodursi. <a href="http://www.hmbg.utah.edu/weyrich.html">Andrew Weyrich</a> e i suoi collaboratori all&rsquo;Universit&agrave; dello Utah hanno osservato di recente <a href="http://bloodjournal.hematologylibrary.org/cgi/content/short/115/18/3801">piastrine isolate da sangue fresco nell&rsquo;atto di dividersi</a>. Una scoperta fenomenale, visto che sono cellule prive di nucleo, e anche molto utile,&nbsp;potenzialmente,&nbsp;dato che nessun laboratorio &egrave; mai riuscito a crescere questo tipo di frammenti cellulari in vitro. Un motivo per cui &egrave; importantissimo donare il sangue: le piastrine necessarie alle trasfusioni provengono&nbsp;esclusivamente da donazioni, con importanti limiti di conservazione.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Le piastrine sono formidabili cacciatori di microbi. In superficie portano speciali recettori in grado di riconoscere alcune molecole caratteristiche dei batteri. Quando una di queste molecole incappa in un recettore, le piastrine scatenano l&rsquo;infiammazione. A volte le piastrine &ldquo;agguantano&rdquo; addirittura i mirorganismi invasori, consegnandoli ai macrofagi che procedono poi alla loro distruzione. Inoltre, attaccandosi alla superficie dei globuli rossi, le piastrine <a href="http://www.menzies.utas.edu.au/information.php?Doo=ViewData&amp;type=Theme&amp;ID=16">riescono in qualche modo a uccidere i parassiti della malaria, nascosti al loro interno</a>.</div>
<div>
Hanno anche una funzione cruciale nello sviluppo. Come si &egrave; osservato nei topi, anche <a href="http://www.nature.com/nm/journal/v16/n1/abs/nm.2060.html#/">nei neonati umani probabilmente contribuiscono a chiudere il dotto arterioso</a>, una deviazione che permette al sangue di bypassare i polmoni durante lo sviluppo fetale (la scoperta &egrave; di <a href="http://www.dhm.mhn.de/ww/de/pub/dhm/kliniken_und_institute/herz_und_kreislaufkrankheiten/klinikteam/prof__dr__steffen_ma_berg.htm">Steffen Massberg</a>, del Centro cardiologico di Monaco di Baviera).</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Non tutto quello che fanno le piastrine &egrave; tuttavia positivo. Un eccesso di coaguli sanguigni pu&ograve; ostruire vene e arterie, provocando ictus e infarti. Inoltre l&rsquo;azione delle piastrine pu&ograve; favorire la crescita di alcuni tumori, aumentare l&rsquo;infiammazione in alcune malattie autoimmuni fra cui l&rsquo;artrite reumatoide e aggravare la setticemia, in cui una reazione infiammatoria eccessiva contro i microrganismi invasori risulta devastante per l&rsquo;intero organismo. Per queste ragioni i farmaci che inibiscono l&rsquo;azione delle piastrine, sviluppati in origine per limitare la coagulazione del sangue, potrebbero avere effetti benefici pi&ugrave; ampi.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Grazie</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 22:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[premio Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Rino Rappuoli]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>

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		<description><![CDATA["I vaccini dell'era globale" hanno vinto il premio Galileo 2010. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a questo successo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black"><img width="100" height="106" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/vacc.jpg" />&quot;<a target="_blank" href="http://scuola.zanichelli.it/online/chiavidilettura/category/rappuoli-vozza-i-vaccini-nellera-globale/">I vaccini dell&#8217;era globale</a>&quot; hanno vinto il <a href="http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/2009/10/premio_letterario_galileo_2010.html">Premio Galileo per la divulgazione scientifica 2010</a>. L&rsquo;emozione &egrave; stata talmente grande che molte delle parole che avrei voluto dire durante la cerimonia non sono uscite.&nbsp;</span><span style="font-size:10.0pt;color:black">Provo a tirarle fuori ora.</span></div>
<div style="background:white"><span id="more-545"></span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white">Il 5 maggio sono partita per Padova convinta che non ce l&rsquo;avrei mai fatta.</div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Le <a href="http://scuola.zanichelli.it/online/chiavidilettura/">Chiavi di lettura</a> Zanichelli avevano gi&agrave; vinto nel 2009, con <a href="http://www.zanichelli.it/popup/premiogalileo2009.html">L&rsquo;energia dell&rsquo;astronave Terra</a> di Vincenzo Balzani e Nicola Armaroli, e la doppietta &egrave; statisticamente improbabile.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">I vaccini poi hanno vissuto continue crisi di impopolarit&agrave;, che si sono acuite con le polemiche nel corso dell&rsquo;ultima influenza pandemica. Perch&eacute; mai i ragazzi della giuria popolare avrebbero dovuto incuriosirsi per un tema cos&igrave; controverso?</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black"><img width="200" height="294" vspace="5" hspace="5" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/26990_1425876091036_1356801134_31171547_7864299_n.jpg" />Infine gli altri libri selezionati nella <a href="http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/2010/01/premio_letterario_galileo_2010_2.html">cinquina dei finalisti</a> erano fortissimi. I temi, dai <a href="http://www.ibs.it/code/9788804587316/milanesi-gabriele/geni-altruisti-come.html">geni altruisti</a> alle <a href="http://www.ibs.it/code/9788845924026/susskind-leonard/guerra-dei-buchi-neri.html">guerre dei buchi neri</a>, dal <a href="http://www.ibs.it/code/9788833920030/ambrosetti-antonio/fascino-della-matematica-un.html">fascino della matematica</a> alla <a href="http://www.ibs.it/code/9788817025928/devlin-keith/lettera-di-pascal-storia.html">storia della nascita della teoria della probabilit&agrave;</a>, erano tutti interessantissimi e gli autori, scienziati importanti.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">In realt&agrave;, a guardare bene le cose, qualche segno positivo c&rsquo;era. Il 28 aprile, sempre a Padova, avevo avuto un incontro bellissimo con i <a href="http://www.istituto-scalcerle.it/">ragazzi dell&rsquo;Istituto Scalcerle</a>. La presentazione del libro era andata molto bene e le domande erano state centrate e abbondanti. La stessa sera avevo parlato di vaccini <a href="http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tasstipo=C&amp;tassid=1931&amp;id=12026">al Centro civico Altinate-San Gaetano</a> di fronte a un pubblico di adulti che, seppure meno numeroso, era stato comunque molto attento e curioso.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Ora che i vaccini hanno vinto, anche con un pizzico di fortuna (un solo voto di differenza fra il primo e il secondo liro classificato, &ldquo;La guerra dei buchi neri&rdquo; di Leonard Susskind), ho una lunga lista di persone da ringraziare.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Sono grata innanzitutto ai circa 2000 ragazzi delle scuole e i loro insegnanti che hanno letto il libro e in molti casi lo hanno votato. Come ho detto ad Armando Massarenti nell&rsquo;intervista uscita sul <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/07/Economia%20e%20Lavoro/29_F.shtml?uuid=6fc1d4ee-599e-11df-acb8-823383602e85&amp;DocRulesView=Libero">Sole 24 Ore</a> nei giorni scorsi, il fatto che il libro sia stato letto dai ragazzi &egrave; la cosa pi&ugrave; bella che potesse accadere e dimostra che i giovani &ldquo;sono spesso meglio informati e meno ancorati a pregiudizi e luoghi comuni&rdquo; rispetto agli adulti.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">La mia riconoscenza va poi a tutti i membri della <a href="http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/Commissione%20Scientifica2.JPG">giuria scientifica</a> che con il <a href="http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/Presidente%20Rossi.JPG">Presidente, Professor Paolo Rossi</a>, hanno creduto nel valore non solo scientifico, ma anche sociale, di questo libro. La mia stima va peraltro al sindaco di Padova, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Zanonato">Flavio Zanonato</a>, per avere voluto fortemente questo premio e per credere nell&rsquo;importanza della diffusione della cultura scientifica per la crescita di cittadini pi&ugrave; consapevoli.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black"><img width="0" height="0" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/19365_1329213634535_1356801134_30938968_1719362_n.jpg" /><img width="200" height="133" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/19365_1329213634535_1356801134_30938968_1719362_n.jpg" />Un grazie particolare va allo staff del Comune di Padova che ha organizzato con professionalit&agrave;, efficienza e spirito di accoglienza una macchina organizzativa non da poco. E a Patrizio Roversi che ha condotto la cerimonia di premiazione con simpatia e mestiere. Lasciatemi anche inviare un ringraziamento postumo agli artisti che hanno reso il Salone del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_della_Ragione_(Padova)">Palazzo della Ragione</a> un posto cos&igrave; meraviglioso per ricevere un premio. Affreschi, volta e cavallo ligneo rimarranno per sempre impressi nella mia memoria.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black"><img width="247" height="324" vspace="5" hspace="5" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/RR.jpg" />Ho voluto scrivere questo libro perch&eacute; negli ultimi dieci anni ho incontrato troppe persone confuse e dubbiose di fronte alle vaccinazioni per s&eacute; o per i propri figli. A <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.pnas.org/content/103/29/10831/F1.small.gif&amp;imgrefurl=http://www.pnas.org/content/103/29/10831.figures-only%3Fcited-by%3Dyes%26legid%3Dpnas;103/29/10831&amp;h=157&amp;w=200&amp;sz=30&amp;tbnid=C5_aT3IYg0MhiM:&amp;tbnh=82&amp;tbnw=104&amp;p">Rino Rappuoli</a> va il debito di riconoscenza pi&ugrave; grande, per avere accettato di scrivere il libro a quattro mani e per avere trovato il tempo &ndash; nei tanti voli fra un continente e l&rsquo;altro &ndash; di leggere e rileggere le bozze, malgrado gli innumerevoli impegni e la crisi dell&rsquo;influenza. Senza la sua visione grandiosa di come si progettano i vaccini, e del perch&eacute; sono sicuri, questo libro non sarebbe mai nato (neanche senza Catherine Mallia, che tante volte ha messo in mano a Rino le bozze da rileggere in aereo. Grazie Catherine!).</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Tre ringraziamenti particolari: </span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">ad <a href="http://www.humanitasricerca.org/301.html">Alberto Mantovani</a>, che mi ha ricordato di chiedere a Rino della vicenda della peste senese e del cantiere del Duomo interrotto, dandomi cos&igrave; un inizio felice; mi ha spiegato come funziona la <a href="http://www.gavialliance.org/">Global Alliance for Vaccine Initiative</a>&nbsp;e ha scritto una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/11/domenica-vaccini-senza-paura.shtml">recensione</a> ancora pi&ugrave; bella del libro; </span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">a <a href="http://www.humanitasalute.it/index.php/salute-e-attualita/eventi-e-incontri/4906-ricerca-economia-e-solidarieta-insieme-per-la-salute-globale-">Vittorio Grilli</a>, che mi ha fatto capire come l&rsquo;economia pu&ograve; finanziare lo sviluppo di vaccini per i paesi in via di sviluppo; </span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">a Giovanni Pianosi, che con l&rsquo;esperienza delle <a href="http://www.lescultures.it/pub/index.php">Cultures onlus</a> mi ha spiegato l&rsquo;importanza del cosiddetto &ldquo;ultimo miglio&rdquo; e mi ha regalato la giusta conclusione.</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Sono grata a Irene Enriques, Giuseppe Ferrari e a tutte le persone della <a href="http://www.zanichelli.it/">Zanichelli</a> che mi hanno dato fiducia e hanno creduto che un libro sui vaccini potesse raccontare qualcosa di nuovo rispetto alle vicende di Jenner e Pasteur. L&rsquo;aiuto, i suggerimenti, le domande e le correzioni di Federico Tibone sono stati come sempre impagabili: &egrave; il miglior editor che io conosca e lavorare con lui &egrave; un immenso privilegio (anche perch&eacute; mi fa ridere).</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white"><span style="font-size:10.0pt;color:black">Ho un importante debito di gratitudine nei confronti di Maria Ines Colnaghi, che insieme a tutto lo staff della Direzione scientifica <a href="http://www.airc.it/">AIRC</a> mi lascia il tempo di scrivere e considera la passione per la divulgazione scientifica una cosa di valore, nonostante l&rsquo;enorme quantit&agrave; di lavoro che abbiamo. Grazie! (anche per il festeggiamento a sorpresa di gioved&igrave; scorso).</span></div>
<div style="background:white">&nbsp;</div>
<div style="background:white">La lista potrebbe continuare a lungo, con tutte le persone che mi hanno aiutato, ascoltato, consigliato. Un grazie di cuore a tutti, non ultimo&nbsp;alla mia famiglia, ai parenti e agli amici che tollerano l&rsquo;infinito tempo che passo a manovrare le letterine che appaiono sullo schermo del mio computer.</div>
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		<title>La sinusite è un disegno non intelligente</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 20:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[corpo umano]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligent Design]]></category>
		<category><![CDATA[sinusite]]></category>

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		<description><![CDATA[La sinusite degli esseri umani è una delle prove a favore dell'evoluzione e a sfavore dell'esistenza di un disegno intelligente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="200" height="177" vspace="5" hspace="5" border="1" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/quant_acqua_testa.jpg" />Quante volte vi siete soffiati il naso oggi? Se la sinusite vi tormenta, forse vi consoler&agrave; sapere che parte della vostra afflizione &egrave; la conseguenza di un disegno nient&rsquo;affatto intelligente dell&rsquo;evoluzione umana.</div>
<div><span id="more-540"></span>S&igrave;, magari avete anche voi come me il setto nasale deviato e i turbinati ipertrofici, ma molta della vostra sofferenza vi sarebbe forse risparmiata se poteste fare qualche passo evolutivo all&rsquo;indietro e tornare allo stadio di quadrupede. Parola di <a href="http://uninews.unimelb.edu.au/news/3674/">Derek Denton</a>, noto evoluzionista australiano:</div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: left"><img width="200" height="150" vspace="5" hspace="5" border="1" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/forame.JPG" />&ldquo;Dietro le guance, sui due lati della faccia, si trovano due cavit&agrave; chiamate &lsquo;seni paranasali&rsquo;. Tali cavit&agrave; hanno ciascuna un foro per il drenaggio del muco (n.d.t. <i>forame</i> &egrave; il termine anatomico), che si trova rivolto verso l&rsquo;alto: non una grande idea andare contro la forza di gravit&agrave;! Gli otorinolaringoiatri a volte devono fare un buco all&rsquo;interno del naso, vicino alla base del seno nasale, per facilitare il drenaggio del pus. Con l&rsquo;eccezione dei cavalli, che hanno un&rsquo;apertura molto piccola, gran parte degli animali a quattro zampe, che tengono la testa verso il basso, hanno raramente problemi di sinusite. Sembrerebbe che la conoscenza della gravit&agrave; non sia stata un punto forte nel repertorio del creatore del disegno intelligente!&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>(qui l&rsquo;intervista completa&nbsp;<a href="http://mpegmedia.abc.net.au/rn/podcast/2005/10/ssw_20051029.mp3">intervista completa</a>, rilasciata alla radio australiana Abc, a partire dal minuto 38:30 circa, e qui la <a target="_blank" href="http://www.abc.net.au/rn/scienceshow/stories/2005/1493225.htm">trascrizione</a>).</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Dunque da quadrupedi sfrutteremmo meglio la gravit&agrave; e forse non avremmo la sinusite. D&rsquo;altronde, se non fossimo diventati bipedi non sapremmo fare tante cose, incluso usare il mouse e la tastiera per scorrere questo post. Tutto sommato forse &egrave; meglio tenersi la sinusite e farsene una nobile ragione, visto che quelle cavit&agrave; disfunzionali sono una delle prove pi&ugrave; tangibili del fatto che non pu&ograve; esistere un disegnatore intelligente. In effetti, quale disegnatore intelligente inventerebbe una scocciatura simile?</div>
<div>&nbsp;</div>
<p><img width="200" height="221" vspace="5" hspace="5" border="1" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/pecora_no_sinusite.jpg" />Questa pecora non soffre di sinusite (ma non pu&ograve; neppure tenere fra le zampe la matita come mia figlia Chiara, autrice dei due disegni di questo post).&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le farfalle nello spazio e le lezioni del Dr. Cassius Bordelon</title>
		<link>http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/2010/04/22/le-farfalle-nello-spazio-e-le-lezioni-del-dr-cassius-bordelon/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[corpo umano]]></category>
		<category><![CDATA[zoologia]]></category>
		<category><![CDATA[Baylor College of Medicine]]></category>
		<category><![CDATA[farfalle]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[stazione spaziale internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA["Scoprire la biologia e la medicina divertendosi" potrebbe essere il motto di BioEdOnline e K8 Science, i due siti educativi pluripremiati del Baylor College of Medicine. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Avete sentito parlare del progetto &ldquo;Farfalle nello spazio&rdquo;? Guardate qui:</div>
<div>&nbsp;</div>
<p style="text-align: center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6lleZt9zGaI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/6lleZt9zGaI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385"></embed></object></p>
<div>&nbsp;</div>
<div><span id="more-536"></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&ldquo;Butterflies in Space&rdquo; si &egrave; svolto fra novembre e dicembre 2009. I ragazzi delle scuole sono stati invitati a osservare la nascita e la crescita delle farfalle, portate all&rsquo;interno della <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/main/index.html">Stazione spaziale internazionale</a>, attraverso le foto e i video inviati quotidianamente dallo spazio. Ma la cosa pi&ugrave; stimolante &egrave; che i ragazzi hanno partecipato direttamente all&rsquo;esperimento, allevando a casa o in classe altre farfalle e confrontando il processo di sviluppo con quello degli esemplari in orbita. All&rsquo;esperimento,&nbsp;nato dalla collaborazione fra istituzioni come la&nbsp;<a href="http://www.nasa.gov/">NASA</a>&nbsp;e il&nbsp;<a href="http://www.bcm.edu/">Baylor College of Medicine</a>&nbsp;di Huston,&nbsp;hanno partecipato oltre 170.000 studenti e&nbsp;quasi 3000 insegnanti&nbsp;in 23 paesi (spero anche qualche classe italiana).</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Ho scoperto l&rsquo;esistenza di questo esperimento (in ritardo, purtroppo!) su <a href="http://bioedonline.org/">BioEd Online</a> e <a href="http://www.k8science.org/">K8 Science</a>, due siti pluripremiati che vi consiglio vivamente di esplorare. Realizzati entrambi da un gruppo di educatori e scienziati del Baylor College of Medicine, i due siti aiutano gli insegnanti a trovare informazioni aggiornate e affidabili e offrono un mare di materiali didattici (quasi un centinaio di video presentazioni su temi di attualit&agrave;, strategie e dimostrazioni didattiche; un migliaio circa di PowerPoint scaricabili annotati; notizie di biologia; podcast; corsi online; forum per discutere e molto altro). I contenuti sono ordinati per argomento, tipo di risorsa e in certi casi per et&agrave; o livello di studio. BioEd Online &egrave; pensato per ragazzi un po&rsquo; pi&ugrave; grandi, mentre K8 si rivolge soprattutto ai bambini delle elementari (ma a mio avviso si trovano cose utili e divertenti per tutte le et&agrave; in entrambi i siti).</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>In K8Science c&rsquo;&egrave; una serie di video, <a href="http://www.k8science.org/body-explained/index.cfm">The body explained</a>, che spiegano in maniera piuttosto spiritosa come funziona il nostro corpo. I video sono a cura del Dr. Cassius Bordelon, PhD (il nome &egrave; buffo e sembra inventato, ma &egrave; verissimo: il Dr. Cassius Bordelon &egrave; un emerito professore di anatomia del Baylor College). Ecco qua le traduzioni e i link ai video:</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><a href="http://www.k8science.org/body-explained/video.cfm?eid=hiccups">Che cosa causa il singhiozzo?</a></div>
<div>&ldquo;Al solo pensiero mi viene da saltare sulla sedia. Che cosa causa il singhiozzo?</div>
<div>Provate a pensare come siete tesi quando vi arrabbiate.</div>
<div>Beh, la stessa cosa succede quando a irritarsi &egrave; il diaframma, il muscolo con cui respiriamo, causando uno spasmo. Il diaframma si affida a una serie di scossoni per liberarsi dalla cosa che lo sta irritando: la conseguenza &egrave; o il vomito o il singhiozzo.</div>
<div>Per fermare il singhiozzo la gente crede in metodi come tenere il respiro, trovare qualcuno che ti fa prendere uno spavento o bere acqua in posizioni impossibili. Ma io ho trovato che un cucchiaio di zucchero &egrave; l&rsquo;unico metodo provato per liberarsi del singhiozzo. Nessuno mi ha mai preso per Mary Poppins, ma, ehi, funziona!&rdquo;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><a href="http://www.k8science.org/body-explained/video.cfm?eid=ears-pop">Perch&eacute; le orecchie schioccano?</a></div>
<div>&ldquo;La domanda mi fa venire mal d&rsquo;orecchio. Perch&eacute; le nostre orecchie schioccano quando viaggiamo in aereo? Siete tutti eccitati all&rsquo;idea del vostro viaggio, fino al momento in cui l&rsquo;aereo decolla e di colpo (&ldquo;pop&rdquo;) non sentite pi&ugrave; molto bene. Che cosa succede? Il timpano, la piccola membrana che separa l&rsquo;orecchio esterno da quello medio ha una reazione un po&rsquo; strana. Al decollo la pressione dell&rsquo;aria diminuisce: il timpano &egrave; spinto verso l&rsquo;esterno, i suoni sono distorti e in certi casi le persone provano dolore all&rsquo;orecchio. La buona notizia &egrave; che il problema si pu&ograve; risolvere rapidamente aprendo bene la bocca o masticando una gomma. Facendo una qualunque di queste due cose aprir&agrave; le tube di Eustachio (la password &egrave; Eustachio) che si estendono dal lato interno del timpano alla gola. L&rsquo;apertura delle tube di Eustachio annuller&agrave; la differenza di pressione e eliminer&agrave; ogni disagio. La prossima volta che volate nei cieli cominciate a masticare una gomma prima che le orecchie inizino a schioccare!&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><a href="http://www.k8science.org/body-explained/video.cfm?eid=blush">Perch&eacute; arrossiamo?</a></div>
<div>&ldquo;La lettera che sto leggendo mi fa una domanda che mi fa arrossire. Perch&eacute; diventiamo rossi? La gente arrossisce quando &egrave; sorpresa, imbarazzata o arrabbiata. Il corpo reagisce a queste situazioni facendo affluire il sangue alla faccia, alle orecchie e al collo. &Egrave; probabile che la capacit&agrave; di arrossire si sia evoluta all&#8217;epoca in cui gli esseri umani potevano comunicare le loro sensazioni ed emozioni soltanto a base di versi e di gesti. Gli unici che (in apparenza) non diventano rossi sono i mimi. L&rsquo;unica cosa veramente problematica dell&rsquo;arrossire &egrave; che non si pu&ograve; proprio controllare. In effetti quando uno non vuole arrossire d&agrave; il peggio di s&egrave;, da questo punto di vista&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Perch&eacute; quando mangiamo il gelato a volte ci viene il mal di testa? La risposta del dottor Bordelon si trova in questo video, dal canale del Baylor College su Youtube (con sottotitoli in inglse automatici,&nbsp;non molto precisi, ma comunque un aiuto).&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<p style="text-align: center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xtYMI7spsZg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/xtYMI7spsZg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Indovinelli di biodiversità</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 15:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[angiosperme]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[impollinatori]]></category>
		<category><![CDATA[oceani]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

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		<description><![CDATA[L'evoluzione nell'acqua e nell'aria avviene in maniera diversa, creando opportunità ineguali di biodiversità. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="200" height="133" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/school of fish.jpg" />Secondo voi ci sono pi&ugrave; specie negli oceani o sulla terraferma?</p>
<div>&nbsp;Se pensate che gli oceani brulichino di forme di vita rispetto alle terre emerse, siete rimasti al Devoniano. In effetti 400 milioni di anni fa le cose stavano proprio cos&igrave;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Se invece azzardate che la vita a contatto con l&rsquo;aria sia pi&ugrave; ricca, siete al passo coi tempi: senza contare i microbi, gli oceani sono una landa desolata rispetto alle terre emerse, che contano pi&ugrave; di 9 specie su 10, stipate sul 30% della superficie &ldquo;asciutta&rdquo; del pianeta.<span id="more-529"></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>L&rsquo;inversione di tendenza dal Devoniano a oggi &egrave; avvenuta all&rsquo;incirca 110 milioni di anni fa, nel Cretaceo, per un&rsquo;innovazione &ldquo;tecnologica&rdquo; apparentemente banale: l&rsquo;aumento del numero di nervature per foglia. Questa invenzione vegetale, che ha permesso una maggiore efficienza della diffusione dell&rsquo;acqua e dell&rsquo;anidride carbonica, ha liberato un&rsquo;immensa quantit&agrave; di energia che in poco tempo ha dato origine a tantissime nuove specie.</div>
<div style="text-align: left">&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><img width="200" height="267" align="middle" vspace="5" hspace="5" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/felce_angiosperma.jpg" /></div>
<div style="text-align: left">&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: smaller">Questa foglia di angiosperma ha otto volte la densit&agrave; di nervature </span></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: smaller">rispetto alla foglia</span><span style="font-size: smaller"> di felce che &egrave; sovrapposta (dal <a href="http://geosci.uchicago.edu/people/boyce.shtml">sito di Kevin Boyne, University of Chicago</a>).</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img width="200" height="200" vspace="5" hspace="5" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/pollinator.jpg" />Di fronte a tanta abbondanza di fiori e di piante, gli impollinatori secondo voi sono stati a guardare? Evidentemente no. Sono esplosi anche loro, in numero e variet&agrave;, soprattutto fra gli insetti. Nella dura competizione per le risorse ogni pianta si &egrave; fidelizzata i suoi impollinatori di fiducia e viceversa. Si &egrave; cos&igrave; scatenata una corsa alle specializzazioni pi&ugrave; fantasiose di forme e agli adattamenti ad ambienti e climi disparati.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Perch&eacute; tutto ci&ograve; non &egrave; avvenuto anche in acqua? Provate a immaginare un insetto impollinatore acquatico, a caccia del polline della &ldquo;sua&rdquo; pianta. L&agrave; sotto &egrave; dura vedere qualunque cosa, figurarsi i dettagli fini di un fiore, o addirittura sentirne l&rsquo;odore. In superficie invece un insetto pu&ograve; volare a lungo senza grossi sforzi, distinguere velocemente una pianta da un&rsquo;altra e disseminare il polline anche molto lontano. A differenza dell&rsquo;acqua, pi&ugrave; viscosa, l&rsquo;aria permette infatti agli animali di muoversi con rapidit&agrave; e su lunghe distanze. Forse &egrave; proprio per questo che le piante possono mantenersi sulle terre emerse con esemplari rari e isolati rispetto ad altri membri della specie.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img width="200" height="200" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/fish_eggs.jpg" />Provate a pensare a qualche esempio di trasferimento acquatico di uova fecondate, di gameti o di larve, tramite un animale. Non vi viene in mente nulla? &Egrave; normale. In acqua la regola &egrave; che gli animali vivono in comunit&agrave; dense, fin dalla deposizione delle uova. Col rischio per&ograve; che una malattia o un predatore spazzino via un&rsquo;intera generazione in un colpo solo. Da questo punto di vista le specie terrestri, disperse, si difendono meglio. Grazie all&rsquo;aria, al movimento e, nel caso delle piante, agli impollinatori.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
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<div>**** **** **** ****</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Quello che vi ho raccontato &egrave; un&rsquo;ipotesi molto suggestiva basata su studi autorevoli. Presentata all&rsquo;ultimo congresso della <a href="http://www.sicb.org/">Society for Integrative and Comparative Biology</a> da <a target="_blank" href="http://www-eve.ucdavis.edu/grosberg/index.htm">Richard Grosberg</a> e <a href="https://www.geology.ucdavis.edu/faculty/vermeij.html">Geerat J. Vermeij</a>, due evoluzionisti dell&rsquo;Universit&agrave; della California a Davis, l&rsquo;idea ha suscitato molto interesse fra i ricercatori. Tanto che <i>Science</i> ha dedicato a questa storia un bell&rsquo;<a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/summary/327/5971/1318">articolo</a> di Elizabeth Pennisi, che mi ha ispirato per questo post.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>L&rsquo;idea di Grosberg e Vermeij, seppure ancora ipotetica, &egrave; nata dal collegamento che i due scienziati hanno fatto fra tre concetti, emersi da tre diversi studi.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>1) Le stime sul numero di specie concentrate sulla terraferma sono dovute alle analisi indipendenti di due autorevolissimi ricercatori, <a href="http://www.zoo.ox.ac.uk/staff/academics/may_r.htm">Robert May</a>, zoologo dell&rsquo;Universit&agrave; di Oxford, e <a href="http://www.gly.bris.ac.uk/people/mjb.html">Michael Benton</a>, paleontologo dell&rsquo;Universit&agrave; di Bristol. A detta degli stessi autori sono numeri da prendere un po&rsquo; con le pinze, soprattutto perch&eacute; nessuno sa quante specie ci sono sulla Terra. Ma sono la migliore valutazione di cui disponiamo di questa impressionante disparit&agrave;, di quasi due ordini di grandezza, fra la ricchezza della vita in mare e in terra (a questo link la prima pagina dell&rsquo;<a href="http://www.jstor.org/pss/55764">articolo</a> di May).</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>2) <a href="http://icb.oxfordjournals.org/cgi/content/abstract/30/1/197">&ldquo;Perch&eacute; nell&rsquo;acqua la vita si evolve in maniera differente?&rdquo;</a> &egrave; il titolo dell&rsquo;articolo di <a href="/Documents%20and%20Settings/Lisa/Documenti/Privato/privato%20B/Zanichelli/Bio%20e%20dintorni/Archivio/Richard%20R.%20Strathmann">Richard R. Strathmann</a>, un biologo marino dell&rsquo;Universit&agrave; di Seattle, che nel 1990 ha messo in evidenza per primo come le caratteristiche fisiche dell&rsquo;acqua possono rallentare la speciazione.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>3) <a href="http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/276/1663/1771.abstract">L&rsquo;evoluzione della densit&agrave; delle nervature per foglia, quale evento trasformante della fisiologia delle piante e dell&rsquo;ambiente</a>, &egrave; il tema dell&rsquo;articolo di <a href="http://geosci.uchicago.edu/people/boyce.shtml">Kevin Boyce</a>, professore di biologia evolutiva all&rsquo;Universit&agrave; di Chicago.</div>
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		<title>Il caldo frigorifero dei virus influenzali</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 22:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[immunologia]]></category>
		<category><![CDATA[H1N1]]></category>
		<category><![CDATA[influenza A]]></category>
		<category><![CDATA[maiale]]></category>
		<category><![CDATA[Spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

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		<description><![CDATA[L’evoluzione dei virus dell'influenza è veloce nelle specie che vivono a lungo, come gli esseri umani, e lenta negli animali a vita più breve, come uccelli e maiali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="150" vspace="5" hspace="5" height="75" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/pigs.jpg" />Prendete un virus dell&rsquo;influenza e lasciatelo per un centinaio d&rsquo;anni fra i maiali di allevamento. Prendete un esemplare dello stesso virus e immergetelo in una popolazione di esseri umani per lo stesso periodo di tempo. Passato un secolo, come si saranno evoluti i due virus?&nbsp;Per la risposta non c&rsquo;&egrave; bisogno di aspettare tanto, dato che un esperimento analogo &egrave; gi&agrave; avvenuto. Lo ha fatto l&rsquo;evoluzione, a partire dall&rsquo;influenza Spagnola del 1918 fino ai giorni nostri.</p>
<div><span id="more-519"></span></div>
<div><strong>Virus imparentati</strong></div>
<div>Il virus A H<sub><span>1</span></sub>N<sub><span>1</span></sub>, che nel 2009 ha fatto il giro del mondo, &egrave; un parente piuttosto stretto del virus della Spagnola. Questa di per s&eacute; non &egrave; una grande novit&agrave;. Quasi tutti i virus influenzali che hanno infettato gli esseri umani negli ultimi cento anni sono suoi discendenti e gi&agrave; si sapeva che nel genoma del virus A c&rsquo;era pi&ugrave; di un pezzo &ldquo;riciclato&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>La vera novit&agrave; &egrave; il fatto che anticorpi contro il virus della Spagnola proteggano dall&rsquo;influenza A e viceversa, un&rsquo;immunizzazione con il vaccino pandemico del 2009 produca anticorpi capaci di bloccare il virus del 1918. Lo si &egrave; visto inun esperimento condotto sui topi, nel <a href="http://www.niaid.nih.gov/labsandresources/labs/aboutlabs/vrc/virologyandvectorcorelaboratories/Pages/nabel.aspx">laboratorio di Gary Nabel al National Institute for Aids and Infectious Disease</a> di Bethesda, nel Maryland e pubblicato su <i><a href="http://stm.sciencemag.org/content/2/24/24ra21.abstract">Science Translational Medicine</a></i>.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Un risultato che nessuno degli esperti si aspettava, poich&eacute; l&rsquo;<em>emagglutinina</em>, la proteina di superficie che gli anticorpi riconoscono come prima cosa nel virus, non sembrava essere particolarmente simile nei due ceppi. La somiglianza complessiva fra le due proteine si ferma infatti all&rsquo;80%: un grado di uguaglianza in genere insufficiente a determinare una reazione da parte di un anticorpo non specifico. Eppure in questo caso la reazione c&rsquo;&egrave; stata. Come mai?</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img width="200" vspace="5" hspace="5" height="200" border="1" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/HA_FAB.jpg" />La risposta viene dall&#8217;analisi ai raggi X del cristallo dell&#8217;emagglutinina del nuovo virus,&ldquo;abbracciato&rdquo; a un anticorpo rinvenuto in un sopravvissuto della Spagnola. Nel punto specifico in cui anticorpo ed emagglutinina si toccano, c&rsquo;&egrave; una somiglianza del 95% fra il vecchio e il nuovo ceppo pandemico. Dunque l&rsquo;esperimento condotto dal gruppo di <a href="http://www.scripps.edu/mb/wilson/">Ian Wilson allo Scripps Research Institute di San Diego</a>, e pubblicato su <i><a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/science.1186430">Science Express</a></i>, mostra che le teste delle due emagglutinine hanno forme molto simili nei due virus.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong>Anziani salvati due volte</strong></div>
<div>Poich&eacute; la testa dell&rsquo;emagglutinina &egrave; la chiave che permette ai virus influenzali di entrare nelle cellule, la somiglianza quasi assoluta in questo punto fra il nuovo virus e quello della Spagnola spiega perch&eacute; il virus A H<sub><span>1</span></sub>N<sub><span>1 </span></sub>abbia risparmiato le persone molto anziane, salvate una seconda volta dagli stessi antichi anticorpi che si erano gi&agrave; resi utili nel 1918.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il corpo umano e l&rsquo;influenza sono un po&rsquo; come James Bond e le spie sovietiche in un film di 007: si danno la caccia vicendevolmente e fanno a gara a chi sviluppa l&rsquo;arma o il sotterfugio pi&ugrave; sofisticati. L&rsquo;uomo produce anticorpi che cercano di volta in volta di riconoscere i &lsquo;cattivi noti&rsquo;, mentre il virus dell&rsquo;influenza ha un arsenale di artisti trasformisti, di cui il campione del gruppo &egrave;, guarda caso, l&rsquo;emagglutinina.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Di regola i virus influenzali cambiano da una stagione all&rsquo;altra, soprattutto nella struttura dell&rsquo;emagglutinina, rendendo inefficaci i vaccini e gli anticorpi sviluppati in precedenza. I cambiamenti nei ceppi influenzali che si sono susseguiti dal 1918 si sono originati da mutazioni genetiche che hanno modificato gradualmente le proteine o da scambi di pezzi di geni fra ceppi virali che infettano animali diversi. Il risultato &egrave; in genere la sostituzione di un aminoacido in grado di alterare la struttura della proteina in modo da impedire alle &ldquo;braccia&rdquo; di un anticorpo di afferrarla bene. Oppure le emagglutinine si ricoprono di zuccheri che formando una sorta di nuvola impediscono agli anticorpi di &ldquo;vedere&rdquo; il punto di attacco.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong>Quando l&#8217;evoluzione ripropone le soluzioni del passato</strong>&nbsp;</div>
<div>Una cosa davvero stupefacente &egrave; il fatto che la testa dell&rsquo;emagglutinina della Spagnola e quella del virus A sono &ldquo;calve&rdquo;. Un modo per dire che sulla testa delle due proteine non si trova quella sorta di &ldquo;parruccone&rdquo; di zuccheri che caratterizza invece le emagglutinine dei diversi virus influenzali che si sono evoluti negli esseri umani a partire dalla Spagnola. Come ha fatto l&rsquo;emagglutinina vecchia-nuova a sopravvivere, calva e pressoch&eacute; immutata per quasi un secolo, se oramai circolavano cos&igrave; tanti anticorpi contro di essa?</div>
<div style="text-align: center"><img width="350" vspace="5" hspace="5" height="93" align="middle" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/HA_calve.JPG" /></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: smaller">La testa dell&#8217;emagglutinina, &#8216;calva &#8216;, ossia senza zuccheri, nei virus del 1918 e del 2009</span></div>
<div style="text-align: center">&nbsp;</div>
<div style="text-align: left">Una delle lezioni della recente stagione pandemica &egrave; che l&rsquo;evoluzione virale differisce enormemente negli esseri umani e nelle altre specie. Gli esseri umani vivono molti decenni e creano relazioni a lungo termine fra il sistema immunitario e i virus dell&rsquo;influenza che incontrano. &ldquo;I virus sono costretti a evolvere velocemente negli esseri umani se vogliono sopravvivere&rdquo; scrive <a href="http://stm.sciencemag.org/content/2/24/24ps14.abstract">Rino Rappuoli, direttore scientifico della Novartis Vaccines and Diagnostics, in un commento su <i>Science Translational Medicine</i></a>. Un&rsquo;evoluzione altrettanto veloce non &egrave; invece necessaria nelle specie a vita breve, come gli uccelli e i maiali, specialmente negli allevamenti.</div>
<div style="text-align: left">&nbsp;</div>
<div>Dunque l&rsquo;emagglutinina del virus A H<sub><span>1</span></sub>N<sub><span>1</span></sub> &egrave; rimasta congelata nella sua evoluzione nei maiali, che sono stati per questo virus una sorta di &ldquo;caldo frigorifero&rdquo; (la definizione, bellissima, &egrave; di Ruben Donis, virologo dei <a href="http://www.cdc.gov/">CDC</a> di Atlanta). Peccato che dal &ldquo;caldo frigorifero&rdquo; agli esseri umani la strada possa essere rapida.</div>
<div>Ma gi&agrave; si intravede l&rsquo;opportunit&agrave; per una nuova strategia di prevenzione: costruire batterie di vaccini contro ceppi che hanno causato pandemie del passato, andando a cercare i virus &ldquo;archiviati&rdquo; che sono rimasti congelati per decenni nei maiali e negli uccelli.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&#8212;&#8211; &#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;&nbsp;&#8212;&#8211;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><em>Per scrivere questo post mi &egrave; stato utile,&nbsp;<em>oltre agli articoli che ho citato nel testo, <em>il commento di Jon Cohen, apparso su Science il 26 marzo scorso.</em></em></em></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Il rugbista e l’ormone della crescita</title>
		<link>http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/2010/03/31/il-rugbista-e-ormone-della-crescita/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 16:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[corpo umano]]></category>
		<category><![CDATA[doping]]></category>
		<category><![CDATA[HGH]]></category>
		<category><![CDATA[ormone della crescita]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Il test anti-doping contro l'ormone della crescita: com'è stato sviluppato e come funziona.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="300" height="212" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/Immagine(5).jpg" />Terry Newton &egrave; un ragazzone inglese di 33 anni e pare che sia anche un famoso giocatore di rugby. Forse un ex giocatore, dato che l&rsquo;anomalia negli ormoni della crescita che gli hanno trovato nel sangue gli ha fruttato due anni di squalifica e perfino un articolo su <i><a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/327/5970/1185">Science</a></i>.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>S&igrave;, perch&eacute; Newton &egrave; il primo atleta ad andare fuori gioco per l&rsquo;uso di questa sostanza proibita, mai individuata prima da un test antidoping. Eppure l&rsquo;uso pare che sia molto diffuso e noto da tempo. Perch&eacute; ci si &egrave; arrivati soltanto ora?<span id="more-513"></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>La storia del test &egrave; lunga e istruttiva</b>. Ci dice quanta ricerca c&rsquo;&egrave; dietro queste vicende, riportate in genere pi&ugrave; sulla &quot;Gazzetta dello Sport&quot; che sui giornali scientifici. E ci racconta come la messa a punto di misure sulla biologia umana, tanto variabile per natura, siano complesse e difficili. Ma andiamo con ordine e vediamo innanzitutto che cos&rsquo;&egrave; questa molecola.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b><span style="color:#231F20"><img width="300" height="204" vspace="5" hspace="5" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/HGH.jpg" />L&rsquo;ormone della crescita umano&nbsp;</span></b>(in breve HGH, dall&rsquo;inglese <i>human growth hormon</i>),&nbsp;<span style="color:#231F20">&egrave; una proteina che insieme ad altre molecole stimola la crescita dei muscoli e l&rsquo;eliminazione dei grassi. L&rsquo;uso &egrave; consentito nei bambini che per qualche ragione non producono questa proteina e hanno per questo un&rsquo;altezza molto al di sotto della media. Ma l&rsquo;impiego da parte degli atleti &egrave; gi&agrave; da vietato da diversi anni dalla <a href="http://www.wada-ama.org/en/Science-Medicine/Science-topics/Q-A-hGH/">World Anti-Doping Agency (WADA)</a>.</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Perch&eacute; finora non era stato ancora beccato nessuno? </b>Per lungo tempo si &egrave; pensato che l&rsquo;ormone sintetico fosse identico e dunque indistinguibile da quello prodotto naturalmente dall&rsquo;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipofisi">ipofisi</a>. Ma nel 1999 <a href="http://www.wada-ama.org/rtecontent/document/PlayTrue2007_SummerResearch_En_15-18.pdf">Christian Strasburger</a>, il direttore della clinica endocrinologica della <a href="http://www.charite.de/">Charit&eacute;</a>, uno dei principali centri di ricerca medica universitaria di Berlino, ha fatto una scoperta importante: l&rsquo;ipofisi produce in realt&agrave; una miscela di ormoni della crescita, di cui i tipi principali sono due <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isoforma">isoforme</a>, una pi&ugrave; lunga, da 22 kdalton, e una pi&ugrave; breve, da 20 kdalton.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b><img width="300" height="174" vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/Strasburger.JPG" />L&rsquo;ipofisi un po&rsquo; imprecisa ci aiuta.</b> La scoperta, avvenuta nell&rsquo;ex Germania est (non un caso, vista l&rsquo;esperienza della DDT in tema di doping) e pubblicata su <i><a href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(99)00775-8/fulltext?_eventId=login">Lancet</a></i>, ha messo in evidenza che l&rsquo;ipofisi &egrave; una &ldquo;fabbrica&rdquo; con pi&ugrave; prodotti della sua controparte sintetica. Dalla sua catena di montaggio escono infatti diverse variazioni sul tema dell&rsquo;ormone della crescita (prima di tutto le due molecole da 20 e 22 kd) che non escono invece dalla produzione industriale (specializzata solo nella forma da 22 kd). Ecco perch&eacute; quando qualcuno si somministra una dose della versione sintetica, da 22 kd, il rapporto fra le due principali varianti naturali, da 20 e 22 kd, sballa.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Il test </b><b>misura il rapporto fra le due forme di HGH</b>. Sviluppato da Strasburger, l&rsquo;esame identifica le due diverse forme e la quantit&agrave; dell&rsquo;una rispetto all&rsquo;altra, grazie all&rsquo;uso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anticorpi_monoclonali">anticorpi monoclonali</a> specifici per ciascuna delle due molecole.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>In uso dalle Olimpiadi di Atene, nel 2004, finora il test non aveva colto nessuno in flagrante. </b>Ci&ograve; dipende probabilmente dal fatto che l&rsquo;esame rileva soltanto rapporti anomali fra le isoforme di HGH entro uno o due giorni dalla somministrazione di HGH sintetica. &Egrave; probabile che gli atleti, consapevoli di questo fatto, abbiano smesso di assumere l&rsquo;ormone qualche giorno prima di ogni competizione. Per questa ragione il test dovrebbe essere eseguito a sorpresa e al di fuori degli eventi sportivi (Newton &egrave; stato beccato in questo modo), ma il numero di test e di laboratori capaci di effettuare l&rsquo;esame in ogni Paese era limitato. Inoltre, poich&eacute; il test dell&rsquo;HGH &egrave; un esame del sangue e non delle urine, la WADA ha dovuto sviluppare procedure rigorose per la raccolta e la conservazione dei campioni e ha dovuto superare l&rsquo;opposizione dei sindacati degli atleti.</div>
<div>Alla WADA dicono: &ldquo;Vogliamo essere sicuri di prendere chi bara e non chi ha avuto un picco di ormone della crescita&rdquo;. Oggi che il test &egrave; affidabile e validato, il suo uso comincia a diffondersi.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Un esame che possa mettere in evidenza la presenza di doping fino a un mese dall&rsquo;assunzione di HGH</b> &egrave; il prossimo obiettivo degli scienziati che collaborano con la WADA. Il test andrebbe a misurare non l&rsquo;HGH, ma altre molecole, come l&rsquo;IGF-1 (<i>insulin-like groth factor 1</i>) la cui concentrazione nel sangue risulta alterata in seguito all&rsquo;assunzione di HGH.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b><span style="color:#231F20">Ma vale la pena doparsi di HGH? </span></b><span style="color:#231F20">Dopo tutto quello che abbiamo imparato sui test la domanda &egrave; d&rsquo;obbligo. C&rsquo;&egrave; chi dice che l&rsquo;ormone della crescita sia l&rsquo;oro dei farlocchi, inutile e costoso (una dose mensile costava circa 2500 dollari pi&ugrave; di 5 anni fa). Eppure l&rsquo;uso &ndash; secondo gli esperti di doping &ndash; &egrave; molto comune. L&rsquo;endocrinologo Ken Ho, del Garvan Institute of Medical Research vicino a Sydney, dichiarava nel 2004 in un&rsquo;intervista a <i>Science</i>: &ldquo;In una persona normale, con concentrazioni normali di ormone della crescita, l&rsquo;aggiunta sintetica non ha dimostrato alcun beneficio&rdquo;. &ldquo;Eppure&rdquo; continuava Ho, &ldquo;se desse anche soltanto una percentuale di vantaggio dello 0,01%&rdquo;, che noi non siamo in grado di misurare, &ldquo;ci&ograve; potrebbe forse fare la differenza fra chi perde e chi vince&rdquo;. O forse l&rsquo;effetto &egrave; solo placebo. Nessuno lo sa.</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Un mondo senza doping. </b>&Egrave; possibile? Probabilmente non &egrave; mai esistito, ma sarebbe bello (soprattutto per la salute degli atleti). Nell&rsquo;attesa continueremo a vederne delle belle, nella gara fra l&rsquo;universo dello sport agonistico, che escogita sostanze dopanti sempre pi&ugrave; &ldquo;invisibili&rdquo;, e quello della scienza, che si ingegna a sviluppare test anti-doping sempre pi&ugrave; raffinati.</div>
<p>L&rsquo;appuntamento &egrave; a Londra, nel 2012.</p>
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		<title>L’acqua potabile non è una sostanza naturale</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vozza</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo voi l'acqua del rubinetto è una sostanza naturale? Leggete qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>A volte arrivare in ritardo aiuta.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img width="100" height="133" vspace="5" hspace="10" align="left" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/acqua_potabile.JPG" />Il 22 marzo era la giornata mondiale dell&rsquo;acqua e girando in rete ho imparato molte cose. Prima di tutto ho capito che <a href="http://scienceblogs.com/aardvarchaeology/2008/03/tap_water_is_not_a_naturally_o.php">l&rsquo;acqua del rubinetto non &egrave; una sostanza naturale</a>. Lo racconta Martin Rundkvist, un archeologo svedese, nel suo blog <a href="http://scienceblogs.com/aardvarchaeology/2008/03/tap_water_is_not_a_naturally_o.php"><span>Aardvarchaeology</span></a>, dopo essersi consultato con alcuni esperti della materia. &ldquo;L&rsquo;acqua del rubinetto &egrave; un prodotto industriale che non si trova da nessuna parte in natura. I fornitori di acqua potabile producono questa sostanza a partire dall&rsquo;acqua naturale, in base a ci&ograve; che la scienza considera salutare dare da bere per gli esseri umani&rdquo;.<span id="more-509"></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Se avete giocato qualche volta a Monopoli vi sarete imbattuti nella Societ&agrave; dell&rsquo;acqua potabile. Che cosa fa di tanto prezioso quella istituzione&nbsp;veneranda?&nbsp;<img width="200" height="227" vspace="5" hspace="10" align="right" alt="" src="http://scienze.zanichelli.it/biologia-e-dintorni/wp-content/uploads/image/monopoli_acqua_potabile.jpg" /></div>
<div>Lo spiega bene Rundkvist: &ldquo;Per produrre acqua potabile occorre rimuovere un sacco di cose, fra cui microrganismi, inquinanti industriali, residui organici, minerali&#8230;&rdquo;. E la lista di cose da aggiungere &egrave; lunga: il cloro per mantenere bassa la concentrazione microbica, il fluoro per migliorare la salute dentale, in certi casi il sale e il lime per rendere il sapore pi&ugrave; gradevole. &ldquo;Noi non vogliamo assolutamente bere H<sub><span>2</span></sub>O purissima!&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Avrete sentito parlare di pesci e rane che mostrano uno sviluppo degli organi riproduttivi aberrante. In genere si dice che &egrave; perch&eacute; &ldquo;nell&rsquo;acqua ci sono residui di farmaci&rdquo;. In realt&agrave; &egrave; pi&ugrave; probabile che quegli effetti siano dovuti agli ormoni presenti nell&rsquo;urina umana piuttosto che agli estrogeni assunti con i contraccettivi o buttati nello sciacquone. &ldquo;Ci sono semplicemente<i> troppi esseri umani</i> che fanno pip&igrave; in certi specchi d&rsquo;acqua&rdquo; scrive Rundkvist.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>In quanto ai residui di farmaci, si trovano s&igrave; pi&ugrave; che in passato, ma forse per i miglioramenti nei metodi di rilevazione che permettono di osservare concentrazioni molto pi&ugrave; basse di tante sostanze. Ci&ograve; che &egrave; importante stabilire &egrave; il limite accettabile di ogni determinata sostanza per ciascun essere vivente, a seconda delle dimensioni, dello stadio di sviluppo ecc. Una decisione che in genere spetta ai tossicologi.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Se l&rsquo;acqua di sorgente vi d&agrave; un&rsquo;idea di purezza, &ldquo;pensate che la differenza fra quel liquido e la vostra acqua del rubinetto &egrave; che nessuno ha controllato altrettanto bene se l&agrave; dentro c&rsquo;&egrave; qualcosa di dannoso e nessuno vi ha neppure aggiunto alcuna sostanza benefica&rdquo;. Per non parlare del costo per l&#8217;ambiente della plastica e dei trasporti necessari a portare sulla vostra tavola una bottiglia di acqua sorgiva, rispetto a una brocca d&rsquo;acqua del rubinetto.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Insomma, l&rsquo;acqua &ldquo;del sindaco&rdquo; (come si usa dire un po&#8217; per scherzo in certe citt&agrave;) &egrave; uno dei veri grandi lussi della nostra societ&agrave; industriale avanzata. Una cosa ovvia, forse. Ma da tenere bene a mente per evitare le trappole dei luoghi comuni.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>E dove l&rsquo;artificialissima acqua potabile non c&rsquo;&egrave;? Guardate questo video, che dice pi&ugrave; di tante parole.</div>
<p style="text-align: center"><object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_R_vpNQ0fJc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/_R_vpNQ0fJc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385"></embed></object></p>
<div>&nbsp;</div>
<p>&nbsp;</p>
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