1 giugno 2010 | Argomenti: medicina

Virus: il nemico invisibile

Il 2010 è l’anno della biodiversità. C’è forse al mondo qualcosa di più diverso e variegato dei virus? Con circa 5000 tipi conosciuti e miliardi ancora senza scheda segnaletica, i virus abbondano in quasi ogni ecosistema terrestre e sono fra le entità biologiche più frequenti del pianeta.
 
Forse sono proprio l’abbondanza, la varietà e l’importanza per la salute umana ad aver convinto Umberto Veronesi a dedicare ai virus la 6° Conferenza mondiale sul futuro della scienza, in programma a Venezia, dal 19 al 21 settembre, grazie alle Fondazioni Veronesi, Cini e Tronchetti Provera in collaborazione con l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC).
I virus vivono o non vivono? Sul dilemma il dibattito è aperto da più di un secolo. I virus sono giusto un pacchetto di geni racchiusi in una scatola proteica, troppo poco per entrare di diritto nel catalogo della vita. Del resto non mangiano, non respirano e si riproducono soltanto se dirottano a proprio favore i macchinari di una cellula ospite. Eppure la capacità di questi piccoli parassiti di mutare e di trasformarsi per la pressione della selezione naturale è pari o addirittura superiore a quella dei viventi a pieno titolo.
 
L’origine dei virus è misteriosa. Nessuno sa di preciso quando e dove sia stato il loro inizio, e se si sia prodotto una volta o più. Eppure sono fra i grandi motori dell’evoluzione. Le sfide che lanciano di continuo agli altri organismi viventi sono uno sprone incessante al cambiamento, e i pezzi di DNA e RNA che trasportano entrando e uscendo dalle cellule lasciano tracce durature in quasi ogni genoma.
 
La popolarità non è il loro forte. Dal raffreddore all’AIDS al cancro, senza dimenticare qualche pandemia leggendaria, le infezioni virali lasciano di rado un ricordo positivo. Ogni volta che un virus fa a guardie e ladri con il nostro sistema immunitario, la partita comporta complicazioni, diversivi e colpi di scena degni di un romanzo giallo. Il sistema di difesa che ci protegge dalle infezioni virali si è evoluto nel corso di qualche millennio, in parallelo agli astuti stratagemmi che consentono ai virus di passare inosservati attraverso sofisticati sistemi di sorveglianza. La temibilità dei virus per la salute è una delle principali ragioni per cui gli scienziati li studiano tanto a fondo. Grazie al loro lavoro oggi disponiamo di vaccini, farmaci e strategie preventive che nell’ultimo secolo hanno contribuito a cambiare l’elenco delle cause di morte, almeno nei paesi ricchi.
 
Nel resto del mondo il potere dei virus è ancora imponente e gli effetti non si sentono soltanto sulle persone, ma anche sulle piante e sugli animali, ossia sulla possibilità di alimentarsi in maniera adeguata per miliardi di esseri umani.
 
Negli ultimi vent’anni si è imparato e fatto moltissimo, con conoscenze che continuano ad accumularsi a ritmi sempre più serrati. Tuttavia per molte malattie virali, dall’influenza a Ebola, dall’afta epizotica al mosaico del pomodoro, le soluzioni definitive sono ancora lontane. Nella gara di velocità evolutiva i virus ci battono alla grande, ma anche noi, sfidati in continuazione da questi esserini invisibili e sveltissimi, abbiamo fatto progressi straordinari, accrescendo le nostre capacità di difesa in maniera impensabile fino a pochi anni fa. E siamo pure giunti a sfruttare diversi virus a nostro vantaggio, facendone dei preziosi alleati nello studio e nella terapia di numerose malattie.
 
Il programma della conferenza
 
In apertura, Luc Montagnier e Robert Gallo, i due scienziati che hanno dato il contributo maggiore alla scoperta del virus dell’AIDS. Per la prima volta insieme dopo anni di confronti agguerriti sul primato della scoperta dell’HIV; Montagnier e Gallo inaugureranno insieme la conferenza, domenica 19, con due lecture da non perdere.
 
Lunedì 20 al mattino si parlerà di evoluzione dei virus con Dorothy Crawford, microbiologa dell’Università di Edinburgo e autrice del libro “Il nemico invisibile” che ha prestato il titolo alla conferenza; si proseguirà con Nathan Wolfe, cacciatore di virus da Stanford all’Africa subsahariana, e con John Coffin, professore alla Tufts University di Boston ed esperto delle tracce che i retrovirus lasciano nel genoma degli ospiti.
 
Quindi passeremo ai virus di piante e animali, con Ilaria Capua, direttore del laboratorio di referenza della FAO per l’influenza aviaria presso l’Istituto zooprofilattico delle Venezie, che parlerà di “one health”: come studiare insieme i virus animali e umani per meglio proteggere la salute. Shivaji Pandey, direttore di ricerca della FAO, e Wilhelm Gruissem, professore all’ETH di Zurigo, concluderanno la mattinata parlando della battaglia contro i virus delle piante come strategia per sconfiggere la fame nel mondo.
 
Il 20 pomeriggio sarà il turno dei virus del genere umano. Charles Rice, professore alla Rockefeller University di New York, parlerà di epatite C, un virus sfuggente, ma dagli effetti perniciosi e duraturi; Adolfo García-Sastre, condirettore del laboratorio di salute globale e patogeni emergenti alla Mount Sinai School of Medicine di New York, farà il punto sulle pandemie influenzali; Heinz Feldmann, direttore del laboratorio di virologia del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, parlerà di virus emergenti; Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas di Milano, parlerà di virus, immunità e sfide globali per la diffusione di farmaci e vaccini; Rino Rappuoli, direttore della ricerca della Novartis Vaccines, chiuderà la giornata raccontando come si progettano i vaccini dell’era globale.
 

I virus e il cancrosarà il tema con cui Robin Weiss, professore di oncologia virale alla University College London, aprirà martedì 21 il simposio dedicato a questo tema dall’Associazione per la ricerca sul cancro (AIRC). La mattinata proseguirà con l’intervento di Genoveffa Franchini, del National Cancer Institute di Bethesda, sui fattori che favoriscono la persistenza dei virus negli esseri umani e lo sviluppo dei tumori. Harvey Alter, “distinguished investigator” dei National Institutes of Health di Bethesda, è colui che ha scoperto il virus dell’epatite C; grazie al test da lui sviluppato oggi è possibile controllare l’eventuale contaminazione delle donazioni di sangue, evitando così il 30% dei contagi da virus dell’epatite C, e degli eventuali tumori conseguenti del fegato, che prima del test avvenivano tramite le trasfusioni. Inder Verma, professore al Salk Institute di La Jolla, illustrerà infine il ruolo dei virus “buoni”, i preziosi alleati dell’uomo nello studio, nella prevenzione e nella terapia di molte malattie fra cui il cancro.
 

In chiusura, il pomeriggio del 21, una sessione dedicata ai virus nella società. Marc Ostfield, direttore dell’ufficio di Policy e Global Issues per Europa e Eurasia del Dipartimento di Stato statunitense, parlerà della lotta globale contro le minacce biologiche. Seguiranno le lecture di John McKenzie, professore emerito alla Curtin University, Australia, che discuterà dell’impatto economico e sociale delle infezioni virali, e di Manuela Kron, di Nestlè Italia, che illustrerà come le aziende gestiscono i rischi epidemiologici. Chiuderà la conferenza Massimiano Bucchi, professore dell’Università di Trento, parlando della rappresentazione dei virus e delle pandemie nei media. 

Un Commento per "Virus: il nemico invisibile"

  1. Cuccato Gino | lasciato il 2 giugno 2010 alle 11:52.

    Sono ormai un pensionato con la sola terza avviamento agraria, ora che ho tempo per leggere e incuriosirmi sul mondo scientifico di qualsiasi genere, astrofisico, medico ecc. trovo che chiunque abbia la possibilità per dedicare con passione la propria vita alla ricerca oltre a una sua soddisfazione personale dia anche un ottimo contributo al miglioramento della vita.

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