
Il 2010 è l’anno della biodiversità. C’è forse al mondo qualcosa di più diverso e variegato dei virus? Con circa 5000 tipi conosciuti e miliardi ancora senza scheda segnaletica, i virus abbondano in quasi ogni ecosistema terrestre e sono fra le entità biologiche più frequenti del pianeta.

Il sogno di Craig Venter, di creare una cellula con un genoma di sintesi, si è realizzato ad aprile 2010. Al progetto hanno lavorato più di 20 persone per circa 15 anni, con costi superiori a 40 milioni di dollari. La ricerca, guidata da
Clyde Hutchison III e Hamilton Smith (quest’ultimo già premio Nobel per la fisiologia o la medicina nel 1978), si è svolta presso il
J. Craig Venter Institute (JCVI), nei laboratori di Rockville, in Maryland, e di San Diego, in California. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali della ricerca.
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Vi confesso che sulle piastrine ero rimasta indietro. Pensavo che fossero soltanto dei tappabuchi molecolari, capaci solo di chiudere ferite con un coagulo di sangue. Non che fermare le emorragie sia un compito banale o inutile. Ma fra le cellule prive di nucleo e di geni avevo sempre trovato più affascinanti i globuli rossi, di due terzi più grandi, con il loro colore vivace, la forma elegante e la funzione nobilissima del trasporto d’ossigeno.
Ebbene, mi sbagliavo di grosso. Leggendo l’ottimo articolo di Mitch Leslie, pubblicato da poco su
Science, ho scoperto che le piastrine hanno poteri che nessuno immaginava fino a una decina d’anni fa. “Sono guaritori che versano fattori di crescita e altre molecole lenitive in grado di ricostruire il tessuto danneggiato – spiega Leslie – Sono soldati che scatenano l’infiammazione, la risposta protettiva dell’organismo, allertano le cellule del sistema immunitario e attaccano perfino i microbi che si intrufolano nelle ferite. Sono trasportatori di lunga distanza che raccolgono e distribuiscono varie sostanze chimiche, fra cui la serotonina, che aiuta il fegato a rigenerarsi dopo una lesione. Sono persino ingegneri, che plasmano il sistema vascolare dei neonati”.
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12 maggio 2010 | Argomenti:
scienze

Quante volte vi siete soffiati il naso oggi? Se la sinusite vi tormenta, forse vi consolerà sapere che parte della vostra afflizione è la conseguenza di un disegno nient’affatto intelligente dell’evoluzione umana.
Secondo voi ci sono più specie negli oceani o sulla terraferma?
Se pensate che gli oceani brulichino di forme di vita rispetto alle terre emerse, siete rimasti al Devoniano. In effetti 400 milioni di anni fa le cose stavano proprio così.
Se invece azzardate che la vita a contatto con l’aria sia più ricca, siete al passo coi tempi: senza contare i microbi, gli oceani sono una landa desolata rispetto alle terre emerse, che contano più di 9 specie su 10, stipate sul 30% della superficie “asciutta” del pianeta.
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Prendete un virus dell’influenza e lasciatelo per un centinaio d’anni fra i maiali di allevamento. Prendete un esemplare dello stesso virus e immergetelo in una popolazione di esseri umani per lo stesso periodo di tempo. Passato un secolo, come si saranno evoluti i due virus? Per la risposta non c’è bisogno di aspettare tanto, dato che un esperimento analogo è già avvenuto. Lo ha fatto l’evoluzione, a partire dall’influenza Spagnola del 1918 fino ai giorni nostri.
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Terry Newton è un ragazzone inglese di 33 anni e pare che sia anche un famoso giocatore di rugby. Forse un ex giocatore, dato che l’anomalia negli ormoni della crescita che gli hanno trovato nel sangue gli ha fruttato due anni di squalifica e perfino un articolo su
Science.
Sì, perché Newton è il primo atleta ad andare fuori gioco per l’uso di questa sostanza proibita, mai individuata prima da un test antidoping. Eppure l’uso pare che sia molto diffuso e noto da tempo. Perché ci si è arrivati soltanto ora?
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A volte arrivare in ritardo aiuta.

Il 22 marzo era la giornata mondiale dell’acqua e girando in rete ho imparato molte cose. Prima di tutto ho capito che
l’acqua del rubinetto non è una sostanza naturale. Lo racconta Martin Rundkvist, un archeologo svedese, nel suo blog
Aardvarchaeology, dopo essersi consultato con alcuni esperti della materia. “L’acqua del rubinetto è un prodotto industriale che non si trova da nessuna parte in natura. I fornitori di acqua potabile producono questa sostanza a partire dall’acqua naturale, in base a ciò che la scienza considera salutare dare da bere per gli esseri umani”.
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